Le stanze d’Aragona. Pratiche pittoriche all’alba del nuovo millennio


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Apre per la prima volta al pubblico il Villino Favaloro di Palermo dopo tredici anni di chiusura per ospitare il terzo e ultimo capitolo della trilogia espositiva Le stanze d’Aragona, a cura di Andrea Bruciati ed Helga Marsala, con le opere di trentasei artisti italiani di diverse generazioni, fra maestri e mid career di livello internazionale, e giovani artisti emergenti del panorama contemporaneo. La mostra sarà visitabile dal 12 settembre al 14 novembre 2015.

Le stanze d’Aragona, il progetto

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Le stanze di Aragona. PH©RizzutoGallery

Le stanze d’Aragona nasce con l’intento di avviare una ricognizione della scena pittorica italiana degli ultimi anni, filtrata dallo sguardo di due curatori, con un’attenzione particolare rivolta alle nuove tendenze dell’astrazione e della pittura concettuale.

Il progetto si è articolato attraverso due mostre collettive minori, composte da otto artisti ciascuna e ospitate negli spazi di RizzutoGallery a marzo e maggio 2015; un’anticipazione del lavoro più ampio, che prenderà corpo col terzo e ultimo appuntamento al Villino Favaloro, dove ai sedici artisti già coinvolti se ne aggiungeranno altri venti. Le opere sono state in parte create appositamente per l’evento e in parte selezionate insieme agli artisti, dalla loro produzione più recente o più significativa.

“Scegliere Palermo e scegliere un titolo dal sapore quattrocentesco, che riporti alla celebre stagione internazionale della cultura siciliana, culminata nei regni di Ferdinando I e Alfonso V d’Aragona, non è un caso. E probabilmente è anche una provocazione. Le stanze d’Aragona si svolge in una città oggi considerata marginale, che un tempo fu fucina di avanguardie e talenti straordinari, per ribadire che il cuore delle cose, la sostanza, lo sguardo differente, appartengono non alle forme e agli equilibri provvisori, non alle gerarchie e alle tendenze accreditate. Anzi. Qualche volta è intorno alle luminose periferie – del mondo, ma soprattutto del pensiero – che i tanti centri possibili ruotano e si ridefiniscono.”[Helga Marsala]

“La grande tradizione della pittura italiana, nell’ultimo scorcio di secolo non sufficientemente premiata dai contesti internazionali, resta una realtà intorno a cui recuperare consapevolezza e costruire dinamiche di pensiero, di indagine intellettuale, di veicolazione istituzionale e anche di mercato. Che la pittura sia una delle massime espressioni della cultura italiana, in dialogo con le vicende internazionali, resta il punto focale. Riaccendendo un dibattito di spessore sulla contemporaneità, la storia dell’arte recente, le direzioni future da immaginare e un presente scosso da mutamenti radicali.” [Andrea Bruciati]

 

Le stanze d’Aragona, la mostra

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Opera di Mario Morganti

Trentasei gli artisti che hanno aderito al progetto, quasi tutti dediti principalmente alla pittura. La mostra presenta opere che vanno dal 2001 al 2015, nel tentativo di restituire uno spaccato coerente, quanto diversificato, della ricerca pittorica più attuale, evidenziando al tempo stesso segni di rottura e linee di continuità rispetto al passato. Si passa, infatti, da un’opera di Pietro Roccasalva del 2001, che apre simbolicamente questo quindicennio, ai lavori creati appositamente per l’esposizione: alcuni di artisti affermati, quali Nunzio e Domenico Bianchi, altri di figure emergenti, tra cui Giuseppe Adamo, Stefano Cumia, Anna Gramaccia, Andrea Grotto. Tutte le opere, incluse quelle di artisti di riferimento degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, appartengono alle produzioni recenti. Ne viene fuori una fotografia di questo momento storico, tra indagine sulla superficie, contaminazioni e ricerca concettuale, procedendo dalla tensione fra astratto e figurato fino all’astrazione più radicale, in un raffronto dinamico tra artisti di diverse generazioni.

“L’astrazione guida la traiettoria del progetto, ma non la esaurisce. Sono così presenti artisti per cui l’elaborazione del mondo passa attraverso forme fluide, geometriche, ritmiche, gestuali o segniche, analitiche o sintetiche. Artisti che al contempo superano, in molti casi, il più algido formalismo, giungendo a un’epifania visiva fatta di vibrazioni e di scambi osmotici tra la natura, il tempo e lo spazio, tra gli oggetti e le loro tracce, tra la superficie come dimensione epidermica e il processo pittorico come elaborazione alchemica, cosmologica, percettiva o spirituale. Astrazione radicale, dunque, ma anche simbolico-formale.

 

 

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