Alessio Boni: un poetico Walter Chiari “fino all’ultima risata”


La poesia è quella scritta, versi, parole, pause che creano una mistura magica che non è appannaggio di tutti. Vi è però una poesia diversa, quella dei gesti, dello sguardo, la poesia del saper rendere in emozioni movenze che hanno altrui fattezze e che non si possono riconsegnare in modo giullaresco. Ancora una volta, dopo il Caravaggio, Alessio Boni ha reso al pubblico un personaggio che ha segnato la storia del nostro paese: Walter Chiari.

 

Chiari è un personaggio ancora troppo attuale, vivo nelle pieghe dei nostri ricordi, per cui difficile affrontarlo senza rischiare l’imitazione gratuita. La poesia nel saper rendere un personaggio sta proprio in questo: non cadere nella trappola della caricatura, che incombe come un essere deforme all’ orizzonte di una interpretazione che facilmente avrebbe potuto prestare il fianco. Non è il caso di “Walter Chiari – fino all’ ultima risata” fiction in due puntate, nata dalla promessa di Luca Barbareschi allo stesso Chiari, di raccontarne la storia. Promessa ben mantenuta, soprattutto grazie all’ interpretazione di Alessio Boni, che palesemente rende Walter Chiari in modo poetico a chi lo ha amato e a chi è troppo giovane per conoscerlo, senza tralasciare i lati oscuri di un personaggio così estroso, ma anche così fondamentalmente solo. Ed è proprio la solitudine di questo uomo a risaltare nella trasposizione della fiction. Chiari un divo che pur essendo tanto amato dal suo pubblico veniva costantemente tradito dagli affetti a lui più cari. Il suo essere così inaffidabile e palesemente infantile, avallava delusioni e frodi emotive che non gli furono risparmiate sino alla fine. Se Boni rende con una interpretazione sublime i tratti essenziali di Chiari, purtroppo, non viene supportato dalle protagoniste femminili. Escludendo Bianca Guaccero che magistralmente interpreta Valeria Fabrizi     l’ amica di sempre, non si può dire altrettanto di Dajana Roncione (Alida Chelli) e Caterina Misasi (Lucia Bosè) ancora troppo acerbe come attrici per sostenere e rendere delle donne molto forti ed  ancora presenti nell’ immaginario collettivo italiano. Buone le interpretazione di Anna Drijver nel ruolo di Ava Gadner e di Karin Proia in quello di Sofia Blondel. La tristezza che serpeggia per tutta la fiction culmina in una conclusione dal retrogusto amaro che ancora una volta viene sdrammatizzata dallo stesso Chiari capace di spargere la sua triste allegria perfino in punto di morte: “Amici non piangete, è solo sonno arretrato”.

 

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