“Abbiamo un problema”, il quasi-documentario di Canecapovolto


Si chiude a Palermo, momentaneamente ma lasciando il segno, il ricco percorso, promosso da Neu [nòi], di “Canecapovolto”, la factory etnea composta da Alessandro De Filippo, Alessandro Aiello e Enrico Aresu. All’interno di Palazzo Castrofilippo, dimora storica del ‘700, in uno spazio di lavoro destinato al coworking per di imprenditori, professionisti freelance e creativi in genere, tutto ha avuto inizio giovedì 21 giugno, con la proiezione del video (“diffuso” in contemporanea in varie altre sedi del capoluogo siciliano durante il Pride) “Abbiamo un problema. La costruzione del nemico omosessuale”, allegato al volume omonimo, edito da Navarra Editore, di recente pubblicazione.

“Abbiamo un problema” è un quasi-documentario sulle radici antropologiche, religiose, culturali dell’omofobia. Ma non è tanto l’omosessualità il soggetto del video-documento, definizione più appropriata!, quanto le eterogeneità di point of view sulla stessa, indagate e messe a fuoco attraverso una serie di domande poste a persone diverse per anagrafe, condizione sociale e grado d’istruzione. Si tratta di un’opera che restituisce la nitida impressione partecipata della gente, che avvicina il progetto, sensibilmente, alle video inchieste. Con tanto girato in presa diretta e poco o nulla di preordinato, l’esplorativa esperienza, s’avvicina per approccio a “Comizi d’amore” di Pasolini, per materia e contesto ad “Arruso” di Ciprì e Maresco. Canecapovolto, al di là delle parole, riesce a smascherare le contraddizioni non risolte di un’umanità machista, e lo fa guardando il vero problema, l’ombredad, vis à vis, qui e ora.

 

 

 

Venerdì 22 giugno è stato il giorno del vernissage, “IL LIBRO UNICO”, da un’intuizione di Canecapovolto e Zoltan Fazekas, con opere degli stessi accostate a quelle di Alessandro Finocchiaro e Salvatore Scalia, il tutto a cura di Giusi Affronti:

Libri non libri, libri negati che rompono gli argini del percettibile, avvantaggiandosi di tutti quegli strumenti accessori che il libro può offrire, tra cui suddivisione, pluralità, sequenzialità, colore, materia. Libri-oggetto: bruciati, affumicati, bucherellati secondo ereditate anarchie burriane o spazialistiche, libri sbiancati, cuciti, pietrificati; le cui pagine sono dipinte, incollate, consunte dall’umidità della terra, infarcite di fotografie.

Ecco alcuni titoli di un concept che, nato nel 2007 chissà per quale accidente, soffre e si nutre di contaminazioni da Boetti a Berlingeri fino a Isgrò: abbiamo “Un dentista, il peggiore” e “Per un bambino di legno”, libri con sviluppo additivo tematico; “La scatola del piacere”, libro ch non si può sfogliare; “4 mesi, 16 giorni”, libro sotterrato per 4 mesi e 16 giorni infine riportato alla luce; e altrettali.

 

Sabato 14 luglio la proiezione di video antologici in retrospettiva, è stata presentata, a mo’ di chiosa, dagli stessi autori del gruppo, procedendo per tag.

Ecco allora deducibili le più profonde necessità poetiche di Canecapovolto, operante a Catania dal 1992, che traccia un solco forte e storicizzato nella cultura contemporanea siciliana con numerose ed eccellenti mostre personali, collettive, azioni ed eventi. Azioni come impulsi d’amore, agite interrogandosi sempre e comunque sull’arte e il suo ufficio nel mondo, ponendosi dinanzi al temi trattati senza “né amo né odio”. Il solo fine di produrre negli spettatori un senso di stupore non ha mai interessato il collettivo, né l’induzione di piacere mediante la rappresentazione della bella forma, nessuna grossa e violenta sensazione assimilabile al “genere”. Non “gran belle cose”. Non bontà gradevole, non l’assolutezza della verità, pur senza scivolare nel nefasto ch’è l’arte “falsa”. Immaginate qualcosa che non idolatra la bellezza e dunque le utilità di questa, che risponde ai dettami di un candido “pentitismo” rispetto al formale, che gode dello sviluppo inatteso, della solleticante incompiutezza, scevra dalla catarsi aristotelica quanto dal giudizio. Questo è Canecapovolto.

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