Fotografava in maniera compulsiva, così come amava collezionare oggetti in maniera ossessiva. Pile e pile di giornali, biglietti dell’autobus, cianfrusaglie. Di Vivian Maier poco o nulla si sa. Qualche breve frase, nessun testo, nessun diario. Ad eccezione di quelle migliaia di foto trovate per caso da un giovane statunitense che oggi ne è il detentore e che l’ha “presentata” al mondo intero consacrandola nell’olimpo della street photography americana. John Maloof nel 2007 comprò per 380 dollari, in un’asta, il contenuto di un box con gli oggetti più disparati, espropriati per legge ad una donna che aveva smesso di pagare i canoni di affitto. In una cassa, trovò centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare. Decise così di pubblicare alcune immagini su Flickr, ottenendo un inaspettato consenso di pubblico. Parte da qui la storia di Vivian Maier, una bambinaia di Chicago che fotografava nei momenti liberi riprendendo il “sismografo visivo della quotidianità americana”. Parte da qui e va a ritroso nel tempo.

Dal 27 ottobre al 28 febbraio gli spazi espositivi della Fondazione Puglisi Cosentino di Catania ospitano una delle più complete rassegne dedicate alla grande fotografa americana: con oltre 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta e alcuni filmati in super 8. Con il patrocinio del Comune di Catania, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia, Contrasto e di Chroma Photography ed è curata da Anne Morin e Alessandra Mauro.

120 foto a colori e in bianco e nero suddivise per macroaree. Ci sono i bambini che lei amava riprendere, i particolari, gli autoritratti, le geometrie dell’architettura urbana, le donne belle ed eleganti. C’è l’America degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta. C’è il volto della quotidianità statunitense, ripresa nei dettagli, nelle sue geometrie urbane, nei volti di uomini e donne.

Vivian Maier e John Maloof di fatto non si sono mai incontrati. Lui trovò quel baule nel 2007, lei morì nel 2009. In quei due anni l’ha cercata, studiata. Il destino non li ha fatti incontrare se non virtualmente. Maloof le ha dedicato il film-documentario Alla ricerca di Vivian Maier. Oggi promuove l’arte della fotografa attraverso mostre in tutto il mondo. Un’arte che oggi e fino a febbraio si può ammirare a Catania.