Il talentuoso pianista Alexander Romanovsky ha aperto la rassegna musicale estiva “Sicily Music Meeting” organizzata dal Comune di Catania e dall’associazione Meridies, in collaborazione con “Note International Academy”.  Le musiche scelte di Tchaikovsky, Raichmaninov, Chopin e Liszt, di alto valore artistico e difficilissime nella tecnica, sono state interpretate con maestria, lucidità e sentimento dal pianista ucraino, oramai cittadino italiano. Il pubblico ha capito che Romanovsky non aveva nulla da dimostrare, ma tanto da esprimere. Quando si ha davanti un personaggio di tal genere, romantico per lo “spirto” che gli “rugge” dentro e contemporaneo, per la sensibilità, la gentilezza, l’impeto e il pathos, non ha più importanza  la sua età. È stato definito da molti “un pianista di grande talento”, un “antidivo” e lo è. Ma, chi l’ascolta intuisce che la sua grandezza non è catalogabile, così come la sua musica. Con lui alla tastiera il pianoforte si anima, respira, soffre, urla, si quieta. Il pubblico, coinvolto emotivamente, ha percepito la sua straordinarietà e l’ha salutato con forti appalusi scroscianti, richiedendo più volte il bis. Con la sua presenza Catania ha ricevuto un grande regalo e anche noi di “Sicilia & donna” che lo abbiamo intervistato:

Alexander Romanovsky ha iniziato a studiare il pianoforte all’età di 5 anni. Come nasce la sua passione per la musica?

“È nata quasi per caso. I miei genitori non sono musicisti, ma mi hanno iscritto in una scuola in Ucraina dove si studiano le discipline legate all’arte e gli insegnanti mi hanno consigliato di continuare con la musica, così ho fatto. Non è stata una scelta personale. Fin dall’inizio mi è piaciuta tanto la musica e la trovavo semplice”.

All’età di 17 anni ha vinto il Concorso internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano. Da quel momento cosa è cambiato?

“I concorsi danno la possibilità di farsi conoscere e il Busoni è uno dei concorsi più importanti a livello mondiale. Vincerlo a quell’età è stato un bel traguardo e mi ha dato la possibilità di suonare in  tanti concerti in Italia e anche all’estero. È stata una tappa molto importante e una conferma che stavo facendo bene”.

Qual è la giornata tipo di un musicista di classica?

“Noi musicisti dobbiamo ricoprire tanti ruoli: entrare dentro la musica che suoniamo, capire le intenzioni del compositore e in più far capire la nostra esecuzione al pubblico. È un doppio lavoro, un po’ si è come i registi, un po’ come gli attori. È un lavoro che occupa gran parte della giornata, ma non è una cosa così particolare, perché mi piace farlo. Influenza anche la tua vita, in positivo, perché ti permette di incontrare persone interessanti. La musica è bella perché attraversa tutta la società, dalle persone più umili a quelle più importati e li accomuna tutti. Occorre viaggiare tanto e capire cos’è la vita, perché dobbiamo trasmettere questo mentre suoniamo. Penso che quando si suona e si è sul palcoscenico, è come essere un po’ nudi, non puoi nasconderti. Quello che hai da dire si vede e si sente quando suoni. Se non hai niente dentro non fai presa sul pubblico”.

Quando suona è rapito dalla musica e trasmette tante emozioni. Cosa le piacerebbe dire alla gente che la ascolta?

“Ho studiato per anni con un grandissimo maestro, Leonid Margarius, che mi ha insegnato che la musica deve emozionare chi ascolta. Voglio portare l’ascoltatore in un altro mondo, più bello, dove i sentimenti sono molto vari e ti elevano. Chi viene al concerto, esce migliorato. Sono felice quando qualcuno dopo il concerto mi dice “Mi hai ispirato, voglio fare qualcosa di più grande”, è bellissimo”.

Quali artisti ama maggiormente interpretare?

“Tutti i compositori sono di grande valore e geniali. Quelli che interpreto, da Bach a Mozart, da Chopin a Rachmaninov sono di eccezionale profondità. Per questo i musicisti sono fortunati”.

Alexander Romanovsky è di nazionalità ucraina, ma vive in Italia da quando aveva 13 anni e ha cittadinanza italiana. In cosa si sente italiano e in cosa ucraino?

“L’Italia mi ha dato tantissimo. Qui ho trascorso anni importanti della mia vita. Il vero tesoro dell’Italia è sicuramente la gente. Sono venuto qui perché ho seguito il mio maestro. Amo l’umanità degli italiani, le bellezze naturali e artistiche. Tutto questo mi ha formato. Il sangue non si cambia e la mia famiglia mi ha tramandato le tradizioni russo-ucraine. Sono molto fiero di essere portatore di queste due grandi culture”.

Oggi, consiglierebbe ai giovani di dedicarsi alla musica classica?

“Sì. Vedo che i giovani sono interessati e vengono ai concerti. In Italia, c’è un pubblico abbastanza adulto, ma in altri paesi ai concerti ci sono tantissimi giovani. Credo che i giovani oggi cerchino delle forti emozioni e alcune risposte nella vita. Vorrei gridare loro che queste risposte si trovano nella musica classica, perché è un campo culturale in cui le emozioni sono più forti. Bisognerebbe far conoscere loro questa musica. Non è vero che i giovani siano insensibili. Hanno bisogno di una guida”.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontra un musicista?

“La mia professione è bellissima perché è una delle più libere che ci siano oggi giorno. Ma, questa libertà è difficile da gestire ed è qui che tanti sbagliano. Per arrivare ad un impegno veramente alto, ci vuole tanto impegno e tantissimi anni di duro lavoro. Il talento è imprescindibile, ma la volontà, la famiglia e la società aiutano il musicista a migliorare. In più ci vuole un grande maestro, fare da soli non è possibile. Dietro ad ogni grande figura del passato c’è dietro un grande maestro. Se ci sono tutti questi fattori, c’è la possibilità che succeda qualcosa di straordinario”.

È la prima volta che suona a Catania?

“Sì. È una città che mi piace molto, sia per la gente sia per l’atmosfera che si respira. Spero che il pubblico dopo il concerto torni a casa soddisfatto”.

Ci sono progetti futuri ai quali sta lavorando?

“Tanti concerti importanti, Europa, in Giappone e in Corea. Mi sto occupando di vari progetti rivolti ai giovani e alla società, per far cambiare atteggiamento verso la musica classica e portare una rivoluzione. Dal 2013 sono il direttore artistico del Concorso Internazionale “Vladimir Krainev” rivolto ai pianisti fino ai 18 anni. Vogliamo trovare i grandi artisti per il futuro che abbiano la capacità di attrarre il pubblico. Ci sono audizioni in tutto il mondo e ci sarà una tappa anche in Italia. La finale si terrà a Mosca a marzo 2015 e i vincitori saranno presentati un po’ in tutto il mondo”.