Utopico, idealista, sognatore, al punto da rifiutare la formazione accademica perché, a suo dire, «limitante e arbitraria», Francesco Gennaro traccia il suo rapporto con la scultura in Parlando di Pietra, 13 versi di intensa e nitida poesia che mi porge da leggere. Quando rialzo gli occhi dalla pagina, lui affonda il suo sguardo nell’orizzonte alle mie spalle, e racconta: «Come ogni cosa frutto dell’ingegno umano, anche la scultura muove da intuizioni e/o progetti, sospinti dalla passione di una idea, di una attitudine. Spesso lavorando scaturiscono spontanee riflessioni, pensieri, parole che si cuciono in versi». Con queste sue considerazioni sull’intreccio “necessario” tra pietra e parola, tra io e mondo, tra materia e significato, inizia la mia conversazione con questo originale scultore e poeta.

 

L’intervista a Francesco Gennaro

Dai suoi versi e dalle sue parole deduco che lei ha con la scultura una relazione oscillante tra fisica e metafisica.

Lo scultore Francesco Gennaro

Dentro di me la scultura si configura come l’incedere verso una visualizzazione dapprima mentale e, man mano lavorando, sempre più reale: vedere che nasce dal blocco la figura è un percorso esperienziale, mi piace dire, di sola andata. Raggiungere il punto di non ritorno, la definizione. Aggiungo che capire che da un volume solido, informe o squadrato, possa affiorare un pensiero, un sentimento, impalpabile e vacuo a fronte dell’immortalità del prodotto finito, qualsiasi sia la materia scelta, dà una sensazione di profondo godimento.

C’è stato un momento particolare in cui è scoccata la scintilla che l’ha portata poi ad affidare alla pietra la sua interiore visione del mondo?

Da bambino, dopo il pranzo, ancora a tavola raccoglievo pallottole di mollica che ammorbidivo, anche con un poco d’acqua, e seguendo distrattamente la conversazione postprandiale, modellavo figurine o oggetti. Credo che quello sia stato il vero esordio.

Una delle sculture di Francesco Gennaro

La scultura è un’arte difficile e faticosa. Quale percorso di formazione ha seguito per conseguire i suoi più che lusinghieri risultati?

Papà era un uomo creativo. Insegnava alla scuola professionale e talvolta portava a casa il frutto delle sue lezioni, fusione dei metalli: un cammello, uno stemma, elegantissimi porta vasi… Quegli oggetti mi intrigavano e mi hanno fortemente influenzato. La formazione all’Estetica si perfezionò al Liceo Artistico Emilio Greco di Catania, contestualmente alla frequentazione di ambienti artistici del panorama catanese degli anni settanta/ottanta.

Mi incuriosisce sapere cosa prova quando si trova davanti al blocco di pietra che sta per trasformare ?

La consapevolezza della mia presunzione, cui giungere con umiltà. Unitamente alla premura di individuare il primo, più importante taglio, la porta di accesso al volume, passaggio propedeutico ai successivi tagli, alla conquista del volume atteso, a quella determinata quota. Ah! è bellissimo!

Quali materiali trova più consoni al suo mondo interiore?

Una delle sculture di Francesco Gennaro

Come detto, nasco modellatore. Quindi l’argilla è quella che mi ha formato in termini di conoscenza del volume. La pietra è altro approccio, è approccio consapevole, decisamente meno istintivo, ma tanto più potente.

Per lei, la scultura a quale altra arte è paragonabile?

Mi piace immaginare le Arti come sorelle, figlie di un unico ventre. In ognuna è riconoscibile un segno,

Una delle sculture di Francesco Gennaro

una caratteristica che le accomuna. Poesia, musica, immagini, teatro, natura, tutto è parte di un grande respiro che ci ritrova ad essere Donna/Uomo, capace di elaborare codici espressivi Alti, in grado di raggiungere la sintonia anche con un solo altro essere umano.

Come fa a capire (a sentire) quando l’opera è finita?

Mai! Mai vorrebbe finirsi di aggiungere un dettaglio, definire un inciso, ammorbidire un tratto, una ulteriore levigatura. Per decidere di fermarsi, si deve raggiungere un culmine più che sufficiente di appagamento emozionale ed estetico.

Tra i tanti possibili, quali soggetti predilige?

La fascinazione magnetica esercitata dall’archetipo della Grande Madre, per dirla con le parole di Jung, l’ineluttabile. La figura femminile raccorda gli estremi Dentro/Fuori, l’Uroboro primordiale, il ciclo Nascita-Morte-Rinascita.