Grazie a Giulia ho scoperto il teatro


Una storia torbida, fatta di ossessione, dolore, sofferenza, indifferenza. Spiegare Strindberg in due parole non è facile, non lo è nemmeno per chi lo porta in teatro. Chi è la signorina Giulia? Valeria Solarino risponde serafica: “Ah, bella domanda, non l’ho ancora capito”.

Ospite del teatro Stabile, in scena all’Ambasciatori fino a mercoledì 7 marzo, La signorina Giulia,  nella versione italiana di Valter Malosti che firma anche la regia, vede come protagonisti proprio Valeria Solarino e lo stesso Malosti, affiancati da Caterina Carpio in un allestimento che si avvale delle scene di Margherita Palli, i costumi di Federica Genovesi, il suono di G.u.p. Alcaro, le luci di Francesco dell’Alba.

 

Per Valeria Solarino è il debutto teatrale.

“Sì, è la mia prima volta in teatro. E sono contenta di farlo con un personaggio così bello, diretta e accudita da Valter Malosti che stimo molto. Non poteva esserci debutto migliore”.

Perché non aveva mai lavorato in teatro?

“Per un caso. Ho frequentato la scuola di teatro di Torino, avevo fatto delle cose per il cinema e ho preferito seguire quella strada, adesso però che ho scoperto il mondo teatrale e l’ho vissuto così intensamente che mi piacerebbe poter fare tutte e due le cose”.

 

Parliamo dello spettacolo. Com’è Giulia?

“È così complicata  che ogni sera cerco di scoprire degli aspetti nuovi che non avevo capito. Ci sono diverse sfumature che scopro man mano. Per questo sto apprezzando il teatro, è una ricerca continua, un lavoro di approfondimento che mi permette di esplorarmi come donna e come attrice”.

Come ha gestito questo ruolo? Malosti probabilmente aveva una sua idea di Giulia.

“In realtà non è proprio così. Valter mi ha chiamata, mi ha chiesto di interpretare questo personaggio. Abbiamo lavorato insieme per quindici giorni, anche per capire se eravamo compatibili sul palco. È andata bene. A quel punto non mi ha con forza trasportato in un’idea, ha voluto capire cosa usciva da me, come io vedevo Giulia, come volevo interpretarla”.

C’è un autore teatrale che vorrebbe approfondire e portare in teatro?

“Non so, non ce n’è uno in particolare. Mi piacerebbe fare teatro e basta. Le scelte, magari, verranno strada facendo”.

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