Trenta opere dei cinque maestri della fotografia internazionale raccontano l’essenza dello stile attraverso la propria inconfondibile espressione artistica. La rassegna inaugura il format che 29 ARTS IN PROGRESS gallery proporrà annualmente in occasione del Photo Vogue Festival.

Dal 18 novembre 2017 al 10 febbraio 2018, 29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (via San Vittore 13) ospita la mostra MY NAME IS

Lucien Clergue Nu Zebré Arles2010

STYLE, con le opere di cinque maestri della fotografia: Gian Paolo Barbieri, Lucien Clergue, Greg Gorman, William Klein, Amedeo Turello. La rassegna inaugura il format che 29 ARTS IN PROGRESS gallery proporrà annualmente in occasione del Photo Vogue Festival e che stimolerà un confronto tra gli autori più autorevoli del panorama artistico internazionale. L’iniziativa offrirà al pubblico uno sguardo inedito e profondo di come lo stile contemporaneo si sia diffuso attraverso la fotografia. Il percorso espositivo vedrà alternarsi ritratti forti a nudi

Amedeo M.Turello-© Valeria Mazza

classici e dalla bellezza senza tempo: opere fotografiche che hanno segnato lo stile del XX secolo e che continuano ad influenzare e ispirare intere generazioni di fotografi ed artisti tout court. Non solo immagini epocali, chiave dell’evoluzione della fotografia e dello stile, ma anche sintesi estetica e anima della bellezza.

Gian Paolo Barbieri (Milano, 1938), fotografo italiano, ma ecletticamente produttivo nella scena della moda internazionale, ha saputo rappresentare lo spirito della fotografia di moda, in tutte le sue sfumature: dalla seduzione alla provocazione, dal mito all’eleganza. Le sue immagini sono fantastiche e magiche, oniriche e ludiche, ironiche e teatrali. Sono immagini seducenti. La superficie piatta dell’immagine fotografica diventa un “oggetto di fascino”, uno stimolante invito all’immaginazione e alla fantasia, un territorio che l’occhio si accinge ad esplorare per decifrarne i misteri.

Greg Gorman ©Barbi-Twins Los Angeles 1992

Dal canto suo, Lucien Clergue (Arles, 1934 – Nîmes, 2014) ha rielaborato il nudo femminile, lavorando sull’aspetto chiaroscurale, per ottenere un fondo di ordine geometrico che domina la classicità del tema. Celeberrime restano, nell’ambito della sua vasta e multiforme produzione, le immagini della serie Nudo zebrato, nelle quali il corpo delle modelle appare sezionato e potenziato – nella struttura – dall’andamento di linee sinuose parallele create dalla luce e dalle ombre nette tagliate sulla pelle dalle veneziane delle finestre. E’ stato il fondatore, nel 1969, dei

William Klein© Hat and 5Roses Vogue Paris 1956

celebri “Rencontres Internationales de la Photographie” di Arles.

Greg Gorman (Kansas City, 1949), uno dei fotografi più noti della ritrattistica moderna e delle celebrità, presenta da 29 ARTS IN PROGRESS gallery i suoi scatti dallo stile inconfondibile, esigente e attento nelle messe in scena, studiatissimi in ogni minuscolo dettaglio, dall’ambiente alla postura, dall’espressione del volto all’esaltazione delle masse muscolari. Immagini spogliate e anticonformiste che restituiscono tutto il sapore della complicità che si è instaurata tra il fotografo e il suo soggetto.

William Klein (New York, 1928), conosciuto per l’approccio ironico e l’utilizzo estensivo di tecniche fotografiche inusuali nel contesto del fotogiornalismo e della fotografia di moda, ha realizzato per Vogue una serie di servizi, in bianco nero e a colori, estremamente audaci e innovativi. Al venticinquesimo posto fra i cento fotografi più influenti da parte della rivista Professional Photographer Magazine, le immagini di Klein paiono spinte all’eccesso, frutto di arditi esercizi visivi di un artista la cui formazione da pittore lo ha portato a stravolgere le consuetudini della fotografia.

Amedeo Turello (Cuneo, 1964) fotografo di moda tra i più celebrati, con il suo obiettivo ha fotografato numerose celebrità quali Naomi Campbell, Valeria Mazza, Dita Von Teese e molte altre. Turello sa che la verità va cercata oltre le apparenze, ma soprattutto che l’apparenza non è così superficiale come sembra e che – ad osservarla da vicino – vi è una profondità insospettata. Di lui si ammirano queste donne mai del tutto vestite, mai del tutto nude, restituite così ad una specie di sottile verità.