Libertà e rispetto dei diritti umani vengono reclamati a gran voce dal popolo venezuelano, una richiesta che ormai da anni rimane inascoltata e nella quasi totalità dei casi repressa in maniera drastica. Ecco allora che scende in campo la solidarietà, attraverso manifestazioni come quella svoltasi ieri mattina a Catania in  Piazza Università. L’evento, organizzato dall’associazione no-profit Casa Caribana, che ha preso il via alle 12 in contemporanea con tante altre città del mondo, senza mostrarsi a favore di nessuna fazione politica, ha voluto piuttosto fare luce sulle condizioni di vita disumane del popolo venezuelano prodotte dalle azioni del governo di Nicolas Maduro. Sostenuta anche da alcuni esponenti della sezione di Catania di Amnesty International, la manifestazione si è posta come un momento di riflessione e sensibilizzazione verso problematiche per le quali è necessario un intervento decisivo e immediato.

Una serie di elementi hanno favorito lo sviluppo di questa crisi umanitaria che tra l’altro non viene riconosciuta come tale dal governo: in primo luogo il controllo del governo su tutti gli ambiti dell’economia; lo sviluppo di un’economia nella quale è stata distrutta buona parte dell’apparato produttivo e messa in atto una politica di importazioni indiscriminata; un’inflazione altissima  e la caduta del prezzo del petrolio, fattore che ha ridotto drasticamente la possibilità di importare beni e alimenti. È ormai all’ordine del giorno vedere persone che frugano nei rifiuti per trovare qualcosa da mangiare. Si formano lunghe file davanti ai supermercati e alle panetterie per comprare qualche prodotto a prezzo controllato, mentre altri alimenti possono essere acquistati solo a prezzi altissimi, al di fuori della portata della maggior parte delle persone. C’è poi un grave problema sanitario che si evince dall’irreperibilità assoluta di medicinali, da quelli di base a quelli necessari per curare malattie croniche o degenerative. Gli ospedali pubblici sono poi in condizioni di degrado mai viste prima, e quelli privati, affollati da così tanti pazienti da renderne difficile l’assistenza. A tutto questo si deve aggiungere la violenza diffusa un po’ ovunque e in modo specifico nei quartieri poveri delle città, il che favorisce la nascita di gruppi di civili armati. Ci sono poi centinaia di prigionieri politici, molti dei quali imprigionati in condizioni precarie insieme a detenuti comuni. Nel corso delle manifestazioni di protesta sono morti tanti manifestanti, anche giovanissimi; altri sono stati arrestati e sottoposti a torture. Inoltre, si è ristretta sempre di più la libertà di espressione e di informazione, dal momento che la maggior parte dei media, come radio e tv, appartengono allo Stato e quei pochi che sono in mano privata devono autocensurarsi per non incorrere in sanzioni o nella revoca della concessione.