Per lo chef Giuseppe Raciti della Nazionale Italiana Cuochi si fanno sempre più serrati i ritmi di allenamento in vista del Bocuse d’Or, il più prestigioso e impegnativo concorso internazionale d’alta cucina. Manca ormai meno di un mese per la selezione italiana che si svolgerà ad Alba, in provincia di Cuneo. Gli italiani che competono per  l’accesso alla finale europea di Torino 2018, aspirando alla finalissima mondiale di Lione in programma nel 2019, sono quattro, tra cui – appunto – Giuseppe Raciti, executive chef del ristorante Zash Country Boutique Hotel di Riposto.

Lo chef siciliano, che si è aggiudicato il titolo di miglior chef under 30 del Sud Italia, ha intrapreso un duro percorso di studio e perfezionamento sul modello della gara Bocuse d’Or. Dopo la tappa romana, il secondo training ufficiale a porte aperte si è svolto ieri mattina all’Etna Food Academy di piazza Ogninella a Catania. Ad assistere Giuseppe Raciti durante la realizzazione di un piatto di carne con contorni vegetali il giovanissimo Marco Sciacca, classe 2000, che grazie al suo temperamento pacato rappresenta un punto di forza in situazioni di pressione e stress come le competizioni d’alta cucina. Durante l’esercitazione, seguita dalla degustazione, era presente anche il coach Francesco Gotti, noto chef bergamasco della Nazionale Italiana Cuochi.

“Arrivare al Bocuse d’Or è il sogno di ogni cuoco. – ha spiegato Gotti ai giornalisti presenti  –  Partire con un’organizzazione ben precisa è fondamentale, in particolare per questo tipo di gara. Ogni anno il regolamento cambia. In quest’edizione per lo starter è stato richiesto un piatto vegetariano con tre elementi d’obbligo: l’uovo, il riso e il gorgonzola. Il secondo di carne, invece, prevede il fassone piemontese e le animelle, accompagnati

Lo chef Giuseppe Raciti con l’assistente Marco Sciacca e il coach Francesco Gotti

obbligatoriamente da tre o quattro contorni vegetali. La prova avrà una durata di 5 ore e 35 minuti, mentre il 50% del punteggio assegnato riguarda il gusto, il 20% la presentazione estetica, un altro 20% le tecniche di lavorazione e il restante 10% è attribuito in base al grado di ordine e pulizia.”

Come anticipato, il Bocuse d’Or impone delle regole molto ferree e richiede ai partecipanti un’organizzazione impeccabile. Proprio per questo, lunedì mattina il coach di Giuseppe Raciti ha sollecitato la stampa a porre numerose domande, anche correndo il rischio di distrarre lo chef dal suo lavoro. “Durante le esercitazioni è importante cercare di ricreare l’atmosfera rumorosa tipica del Bocuse d’Or, dove le domande, le distrazioni e le frasi di incitamento non mancano” ha sottolineato Gotti.

L’ultimo training a porte aperte del team di Giuseppe Raciti prima delle selezioni nazionali si svolgerà il 19 settembre a Bergamo. La trepidazione cresce e le aspettative sono alte, anche perché l’Italia non è mai riuscita a vincere questa prestigiosa competizione e non certamente per mancanza di talenti. Ma gli chef italiani quest’anno hanno deciso di affilare per bene i coltelli, puntando tantissimo sull’organizzazione “alla francese” grazie alla nascita dell’Accademia Bocuse d’Or Italia, presieduta da Enrico Crippa. Sarà proprio l’Accademia con sede ad Alba ad ospitare il team del vincitore italiano e a prepararlo al meglio per la finale europea di Torino. Perché il Bocuse d’Or è sinonimo di sacrificio, dedizione e allenamento e non c’è spazio (né tempo!) per nessuna mossa improvvisata.