Nel lessico popolare, sorcio (lat. sorex, soricis) sta per topo. Però i sorci verdi non esistono e quindi il significato letterale della metafora è “ti In quei due anni i piloti di quegli aerei – tra i quali c’era il figlio del Duce Bruno Mussolini – sconfissero gli avversari e stupirono il mondo in importanti competizioni sportive: in particolare la trasvolata Istres-Damasco-Parigi e il volo transoceanico Italia-Brasile. Le cronache dell’epoca raccontano che quando i nostri piloti atterrarono vittoriosi a Rio de Janeiro furono accolti da una folla festante di almeno 300.000 persone. faccio vedere cose mai viste, cose che non immagini nemmeno”. Ricorriamo a questa espressione, in forma seria o scherzosa, per minacciare guai preoccupanti a qualcuno. Molto comune nel dialetto romanesco, la formula “Ti faccio vedere i sorci verdi” ebbe risonanza nazionale a partire dalla fine degli anni ’30. Infatti, tra il 1937-38 la 205° Squadriglia della Regia Aeronautica adottò come simbolo tre topi verdi, ritti sulle zampe posteriori e in atteggiamento alquanto vivace. In quei due anni i piloti di quegli aerei – tra i quali c’era il figlio del Duce Bruno Mussolini – sconfissero gli avversari e stupirono il mondo in importanti competizioni sportive: in particolare la trasvolata Istres-Damasco-Parigi e il volo transoceanico Italia-Brasile. Le cronache dell’epoca raccontano che quando i nostri piloti atterrarono vittoriosi a Rio de Janeiro furono accolti da una folla festante di almeno 300.000 persone. Il loro successo, così si racconta, pare che abbia fatto esclamare al Duce “Abbiamo fatto vedere al mondo i sorci verdi!”, proprio come già si diceva nel linguaggio popolare romanesco.

Per gli appassionati, gli aerei erano bombardieri Savoia-Marchetti 79 dotati di tre modernissimi motori Alfa Romeo.