Andrà in scena stasera al Piccolo Teatro di Catania il monologo “Famosa”, scritto e interpretato da Alessandra Mortelliti, nipote del celebre scrittore agrigentino Andrea Camilleri. Lo spettacolo rientra nell’ambito della rassegna teatrale Monofest organizzata dalle associazioni culturali Nora 2.0 e Città Teatro. “Famosa”, patrocinato dal Mit (Movimento Identità Transessuale), pone lo spettatore di fronte ad una vicenda drammatica incentrata sulla ricerca di un’identità e sul coronamento di un sogno. “È una storia semplice ma con tante sfumature legate al viaggio, sia fisico che mentale, intrapreso da Rocco Fiorella – racconta Alessandra Mortelliti a Sicilia&Donna – “Mi premeva presentare uno squarcio su una realtà italiana in cui ancora non c’è una totale accettazione della diversità.”

Intervista ad Alessandra Mortelliti

Parliamo di “Famosa”. Che storia porta in scena?

Alessandra Mortelliti. Foto Giacomo Cannata

Alessandra Mortelliti. Foto Giacomo Cannata

“Famosa racconta la storia di Rocco Fiorella, un adolescente che vive in un piccolo paese del Lazio. Fin da piccolo è convinto di essere una ragazzina mancata e si esprime con un linguaggio tutto suo. Rocco si è creato un mondo personale per sopravvivere ad una situazione familiare difficile, dato che il padre è in cassa integrazione, oltre ad essere alcolizzato, e la madre si dedica completamente alla Chiesa e a Dio in maniera fanatica, pur di evadere da un matrimonio infelice. Rocco è un ragazzino omosessuale con un sogno: quello di diventare per l’appunto famosa, ovvero di sfondare nel mondo dello spettacolo perché l’unico contatto che ha avuto col mondo esterno lo deve alla televisione e ai talent show che gli sembrano un’ancora di salvezza.”

Com’è nata l’idea di questo spettacolo?

“L’idea mi è venuta guardando vari video su YouTube riguardo persone che si presentano ai provini per i talent ma poi si trasformano in fenomeni da baraccone, ad esempio aspiranti cantanti stonati che provocano una risata nello spettatore. Mi sono proposta di andare al di là dell’aspetto puramente comico, domandandomi che situazioni possono celarsi dietro a realtà di questo tipo.”

Quindi, lo spettacolo va ben oltre il semplice intrattenimento. Si tratta di una critica alla società contemporanea? Vuole trasmettere un messaggio ben preciso?

Alessandra Mortelliti. Foto Giacomo Cannata

“Le tematiche, nonostante siano serie e delicate, sono affrontate in maniera abbastanza leggera e spiritosa. Più che lanciare un messaggio, mi premeva presentare uno squarcio su una realtà italiana in cui ancora non c’è una totale accettazione della diversità. Si tratta di una vicenda tragica che rappresenta una denuncia, ma non va letta come una critica nei confronti dei talent show che, in alcuni casi, premiano il talento. Il problema è piuttosto come viene percepito il talent da chi ha solo quello come mezzo d’espressione e visione della realtà.”

“Famosa” è stato finalista al concorso letterario ‘Per Voce sola 2010’. Dunque, pare che sia stato ben accolto sia dal pubblico che dalla critica…

“Tra tutti gli spettacoli che ho scritto, Famosa è quello che ho portato più in giro per l’Italia e viene particolarmente richiesto, anche a distanza di anni. Le persone si affezionano al personaggio e la storia è semplice ma ha tante sfumature legate al viaggio – sia fisico che mentale – intrapreso da Rocco Fiorella. Il pubblico ha sempre reagito bene, anche se è capitato che alcuni storcessero un po’ il naso poiché il linguaggio adoperato è piuttosto vivido.”

Che tipo di scenografia è stata scelta per questo spettacolo in forma di monologo?

“Una scenografia volutamente scarna. In scena ci sono io, due sedie e una coperta. Attraverso il corpo e la voce, mi cimento nella trasformazione di questi tre elementi, adattandoli alle varie situazioni che si trova ad affrontare Rocco Fiorella.”

Passiamo dal teatro alla televisione. Lei ha interpretato un ruolo nella puntata “Una faccenda delicata” della serie “Il commissario Montalbano”, la cui replica è andata in onda lo scorso lunedì, sfiorando i 10 milioni di telespettatori. Come ha vissuto quest’esperienza accanto ad uno dei personaggi televisivi più amati in Italia e all’estero?

“L’ansia era triplicata, mi sentivo come una studentessa che sta per affrontare un importante esame universitario. Ho studiato veramente tanto, ma devo ammettere che l’ansia si è subito attenuata quando mi sono confrontata con un grande regista, Alberto Sironi, e Luca Zingaretti che in poco tempo riescono a far capire ciò che vogliono. La troupe è straordinariamente affiatata, sembra di essere in una grande famiglia. Inoltre, il fatto di avere tutte le scene insieme a Zingaretti mi ha aiutata tantissimo. Recitare con lui è davvero una goduria perché è il classico attore che viene da una formazione teatrale, quindi è totalmente in ascolto dell’altro, fattore fondamentale nell’ambito della recitazione.”

Che effetto fa interpretare i testi del nonno Andrea Camilleri?

“Da un lato, non posso nascondere che è stato molto emozionante e motivo di orgoglio, dall’altro si tratta di testi che, in fondo, ho sempre masticato e con cui sono cresciuta. Diciamo che questo mi è servito a intuire con più facilità il tipo di personaggio richiesto e il linguaggio da adottare.”