Approda in teatro un tema quanto mai attuale: quello del’accoglienza. Emanuela Pistone e la sua compagnia Isola Quassùd Liquid Company propongono Welcome to Italy, in prima assoluta da Zo, Centro Culture Contemporanee di Catania, il 28 e il 29 dicembre. L’attrice e regista catanese Emanuela Pistone, fondatrice di Isola Quassùd e della Liquid Company non ha dubbi e quando parla dei suoi ragazzi –  italiani, siciliani, migranti, minori non accompagnati – i suoi occhi si illuminano di una luce intensa. Per lei, lavorare con una compagnia multietnica, liquida (quella con cui ha messo in scena in questi anni Life is beautiful vincendo, tra l’altro, il premio del MIBACT (Ministero dello Spettacolo) Migrarti Spettacolo sia nel 2016 che 2017, ha un significato profondo che le ha permesso di avvicinarsi al palcoscenico in modo più totalizzante e di intraprendere un percorso di teatro “naïf”, come lo chiama lei.

Emanuela Pistone, l’intervista

Com’è nata l’idea di Welcome to Italy? 

“Da un particolare confluire di esperienze. Da un lato, la partecipazione al Forum “Per cambiare l’ordine delle cose”, nato da un’idea di Andrea Segre, regista del film “L’ordine delle cose”,  e della scrittrice Igiaba Scego. Con Segre, da quando ci siamo incontrati per le prove del suo film qui a Catania, è cominciata una collaborazione amichevole. Dall’altra, c’è stata la vicinanza con lo scrittore e mediatore culturale Abdelfetah Mohamed che, appena un mese fa, ha presentato qui da noi in anteprima, il suo libro “Le cicogne nere – Hidma. La mia fuga”. Il nostro intento  è quello di dare un contributo attivo e aderire, nel modo che ci è più congeniale, alle istanze Dal Forum, che si è svolto a Roma il 3 e a Palermo il 17 dicembre”.

Che tipo di spettacolo è?

“Abbiamo ragionato su come portare in scena quella narrazione a partire dal romanzo e innestandovi anche

La compagnia durante le prove

l’esperienza personale del viaggio attraverso il deserto e il mare e la successiva permanenza nei centri di accoglienza in Italia. L’obiettivo è far luce sul sistema d’accoglienza nel nostro paese e sollecitare il senso di responsabilità collettiva nei confronti di coloro che partono per costruirsi una vita migliore e che noi europei abbiamo reso clandestini. Lo spettacolo si snoderà su due piani narrativi: il dialogo diretto col pubblico e lo straniamento del ricordo. Attraverso una vivace animazione, il pubblico verrà coinvolto dagli attori e percorrerà le tappe del sistema di accoglienza (per capire meglio il sistema, Isola Quassùd si è avvalsa della consulenza dell’avvocata Angela Lupo, che da anni si occupa di temi inerenti le migrazioni, ndr). I momenti del ricordo, che segnano un continuo e brusco cambio d’atmosfera, attingono al romanzo di Abdelfetah Mohamed. Completano il racconto le canzoni che i ragazzi hanno scelto in fase di improvvisazione durante le prove, seguiti dalla musicista inglese Rachel Beckles Willson. Le luci sono di Aldo Ciulla e il disegno della mappa è della giovanissima Federica Leonardi, allieva dell’Accademia di Belle Arti. È, inoltre, previsto, l’intervento, in scena, di un esperto del settore per far comprendere meglio un fenomeno di cui troppo si parla ma troppo poco si sa”.

Come definisce il suo teatro?

“Siamo sempre portati a dover dare una categoria a tutto ciò che facciamo e io, ormai, anche in modo provocatorio, quando mi chiedono, visto che lavoro con i giovani migranti, se faccio Teatro dell’Oppresso, Teatro Civile, Teatro Sociale, rispondo che il mio teatro è naturale, ingenuo, insomma facciamo teatro “naïf”, quel teatro che si occupa della realtà, tirando fuori il massimo dal vissuto di ognuno e mettendolo al servizio della conoscenza e dell’approfondimento”.

Emanuela Pistone, come è nata la sua passione per l’Africa e poi quella per la drammaturgia collettiva sulle esperienze dei migranti?

“È una passione che risale al 1994 quando lavoravo a Roma come aiuto regista per la Compagnia della Luna di Nicola Piovani e Vincenzo Cerami. In quel periodo tenevo anche laboratori di teatro alla Sapienza e un giorno un allievo mi consegnò una raccolta di autori africani, proponendomi di mettere in scena qualcosa di diverso. Negli stessi mesi, era il 1994, Piovani venne invitato in Sud Africa, per dirigere un grande concerto dell’orchestra di Pretoria e andai anch’io. Al ritorno, oltre a interessarmi sempre più di cultura e letteratura africana,  cominciai a occuparmi anche della situazione dei ragazzi africani che, a vario titolo, si trovavano a Roma”.

Da Roma a Catania, come è nata Isola Quassùd?

Emanuela Pistone e Liquid company

“Nel 2004, ho costituito l’associazione per non disperdere quel grande bagaglio di conoscenza. Il nuovo corso di Isola Quassùd è partito, però, nel 2013 quando abbiamo cominciato a tenere corsi di italiano per stranieri e di arabo per italiani. Intanto è nato il laboratorio permanente di teatro che permette di formare attori e di far acquisire ai partecipanti sicurezza e proprietà linguistiche.

Un laboratorio che ha dato risultati davvero importanti, tra cui la Liquid Company.

Il 16 ottobre 2013 (dopo la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre) ho messo su una compagnia multietnica per raccontare storie di migranti. Pensai di affiancare agli attori con cui lavoro da sempre anche nuovi performer ed è nata così Life is beautiful un rito di comunione per le vittime del Mediterraneo in cui ai testi di Gianni Rodari ed Erri De Luca si affiancano i racconti, veri, dei ragazzi in scena. Poi con Life is beautiful Project abbiamo vinto, nel 2016 e 2017, il bando MigrArti del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, rivolto alle realtà teatrali che lavorano con gli stranieri. Siamo stati selezionati insieme con altre 20 realtà italiane, su 560 partecipanti. Il finanziamento ci ha dato un po’ di ossigeno per continuare a proporre le nostre attività”.

Come si innesta, in questo percorso, l’esperienza dell’Home Restaurant di Isola Quassùd?

“Il teatro, da sempre, porta con sé l’idea della convivialità e dell’integrazione. Caratteristiche che condivide con il cibo. È nato cosi l’Isola Quassùd Home restaurant che permette ai giovani migranti di far conoscere la cucina tradizionale dei loro Paesi di origine e di miscelare culture e sapori per un’idea di integrazione attraverso la tavola”.