È la bandiera della Sicilia, con la sua immagine manifesto della leggerezza che non conosce il tempo, sempre verde ed immortale come i testi delle proprie canzoni: parliamo di Lello Analfino, cantante e frontman dei Tinturia.

Quella dei Tinturia è una musica”sbrong”, che raccoglie generi diversi: pop, rock, folk, ska, funk, rap e reggae e li abbraccia come la Sicilia con il mare e la montagna, in una sonorità unica dalle molteplici suggestioni.

Note irriverenti e mai banali, irriverenti come le monellerie dei bambini (da cui  deriva il nome della band) talvolta poetiche come una serenata.

Eppure dietro questa varietà e sperimentazione c’è un lungo viaggio che parte, come tutte le storie più belle, da un hobby e  noi ce la siamo fatto raccontare tutto d’un fiato in un’intervista per voi…

L’intervista a Lello Analfino

Tutti ti conoscono come un cantante, anzi preferirei la definizione di cantastorie, ma pochi sanno che sei anche un architetto. Ammettilo:l’hai fatto per accontentare mamma e papà?

Lello Analfino e i Tinturia

Lello Analfino e i Tinturia. Foto Alessandro Castagna

“Si, l’ho fatto per accontentare i miei genitori però mi piaceva un sacco frequentare le lezioni di architettura a Palermo, anche perché c’era una fucina di artisti straordinari che mi hanno insegnato un sacco di cose”.

Essere siciliano per te è stato un ostacolo o un valore aggiunto considerando l’enorme ricchezza ma anche limitazione della nostra Sicilia?

“Stare in Sicilia non è per niente una limitazione anzi: per me è fonte d’ispirazione continua. Mi rendo conto che c’è molta gente che purtroppo deve andare via perché la Sicilia non gli offre tutto ciò che desidera dalla vita e quindi sono costretti a farlo. Io questa sfortuna non l’ho avuta, ho avuto piuttosto la fortuna di lavorare facendo un lavoro che non è tanto facile qui in Sicilia, però  grazie alla gente che mi vuole bene, che mi segue, che viene ai concerti e che si è affezionata al progetto Tinturia, mi sono potuto permettere di rimanere in questa terra che secondo me ha un solo problema: i siciliani stessi”.

Come hai cominciato? Ci credevi davvero o era solo un hobby?

“Ho iniziato come tutti per hobby. I miei genitori mi hanno comprato gli strumenti per fare musica ma io non ho mai studiato perché non ne ho mai avuto voglia. E poi è diventato un lavoro. A quel punto le cose sono cambiate. Quando la musica diventa un mestiere non sempre puoi fare ciò che ti pare o ti aggrada di più”.

Sarà per sempre o hai già un piano B?

Lello Analfino

Lello Analfino

(ride) “Un piano b? Non lo so… non penso… ma da oggi ci penso!”. (continua a ridere)

Ultimamente ti diletti a recitare la parte di te stesso. Ti piacerebbe una parte seria?

“Mi piacerebbe recitare?! Bè mi piacerebbe, ma non ho studiato e non ho fatto nulla. Tra non molto comincerò un lavoro per il mio amico regista Alberto Castiglione che farà il suo primo film Mare soffia sulla cenere. Dovrebbe uscire credo l’anno prossimo ma le riprese cominceranno a giugno. Quindi la risposta è mi piace fare musica per i film, l’attore è troppo”.

Cosa consigli a tutti quelli che come te vogliono intraprendere una carriera artistica?

“Di cambiare opinione (ride). No, scherzi a parte, se uno ci crede poi alla fine la spunta, quindi se è una passione vera è ovvio che anche morto di fame, anche in mezzo ad una strada continuerai a fare musica o arte in generale. Se invece non ci credi al primo ostacolo ti arrendi”.

L’intervista è finita ma prima di lasciarmi Lello Analfino regala un saluto ai lettori di Sicilia & donna.

Articolo scritto da Marilù Briguglio