“Giuro, mai nessuno fermerà i miei desideri. Non ho maschere, né interessi, il mio cuore è la mia armatura” canta Lorenzo Vizzini in “Vita Nuova”, brano che precede il suo disco d’esordio “Il Viaggio”. E a 23 anni l’artista ragusano ne ha realizzati di desideri: oltre ad essere un promettente cantautore, è autore e compositore di brani per grandi interpreti del panorama musicale italiano. Ornella Vanoni, per cui Lorenzo Vizzini ha scritto otto dei tredici brani dell’ album “Meticci” (Io mi fermo qui), l’ha persino paragonato a De Gregori. Inoltre, ha già ricevuto importanti riconoscimenti. Recentemente si è aggiudicato il premio “Genio e Talento 2015” nell’ambito delle Feste Archimedee ed è stato vincitore della borsa di studio messa a disposizione dalla SIAE in occasione de La Partita del Cuore. Tra le ultime attività di Lorenzo Vizzini, spicca  la produzione, insieme a Iacopo Pinna, del nuovo album di Francesco Tricarico intitolato “Da chi non te l’aspetti”. Indubbiamente, la vita ha riservato tante sorprese al giovane artista siciliano. Con naturalezza ed entusiasmo, Lorenzo descrive a Sicilia&Donna il suo viaggio nel mondo della musica, un mondo che richiede determinazione e sacrifici ma che riesce a regalare emozioni incomparabili. E sottolinea come sia importante, anche in ambito musicale, migliorarsi continuamente e non sentirsi mai arrivati, ma costantemente in cammino.

Intervista a Lorenzo Vizzini

Sei originario di Ragusa ma vivi a Milano per esigenze lavorative. Ti capita mai di sentirti un pesce fuor d’acqua?

Il cantautore ragusano Lorenzo Vizzini

Il cantautore ragusano Lorenzo Vizzini

“Spesso mi sento letteralmente un pesce fuor d’acqua, visto che a Milano non c’è il mare. Devo accontentarmi della pioggia e dei Navigli. Ammetto che soffro continuamente di mal di Sicilia e sono anche un po’ meteoropatico.”

Nonostante la tua giovane età, hai dimostrato grande determinazione,  prendendo varie decisioni importanti per la tua vita, tra cui quella di interrompere gli studi a 16 anni per dedicarti completamente alla musica. Oggi sei soddisfatto di questa scelta? C’è qualcosa che cambieresti nel tuo presente?

“Sono abbastanza convinto della strada intrapresa perché ho già ricevuto diverse conferme. Nonostante sia stata una scelta azzardata, sento che si tratta di quella giusta. Però, sono consapevole di essere all’inizio di questa avventura a fianco della musica. In fondo, bisogna sempre fare un passo in più per diventare migliori, a prescindere dalla professione. Diffido delle persone che hanno sempre lezioni da impartire agli altri e poco da imparare. Nel momento in cui avrò soltanto da insegnare, mi auguro di essere già morto.”

Il tuo album d’esordio, tra l’altro autoprodotto, s’intitola “Il Viaggio” e racchiude 10 canzoni. C’è un brano che consideri una sorta di colonna sonora della tua vita?

Il Viaggio si interroga su una tematica ed è abbastanza introspettivo e autobiografico. Forse la canzone che sintetizza meglio ciò che avevo da dire e il mio percorso è Tra pozzanghere e stelle

Hai dei luoghi del cuore che riescono a darti l’ispirazione per la tua attività da cantautore?

“L’ambiente circostante influenza sicuramente ciò che si scrive. In ogni posto, però, riesco a trovare un’ispirazione diversa. Credo che ci sia ovunque un dettaglio da cogliere per comporre.”

Vanti diverse collaborazioni musicali di rilievo, innanzitutto quella con Ornella Vanoni per cui hai composto diversi brani. Com’è iniziata questa esperienza e cosa ti ha lasciato?

“L’avventura musicale con Ornella Vanoni è iniziata in maniera completamente inaspettata. Ci siamo incontrati quando avevo 18 anni ad un suo concerto ad Acqui Terme e Mario Lavezzi, che era mio produttore, me la presentò. Lei doveva essere un po’ su di giri quella sera, infatti mi lanciò una sfida sulla canzone che divenne “La donna dai capelli blu mare”, chiedendomi: “Ti va di scriverla?”. Mario, naturalmente, mi fece capire che non era una proposta da prendere troppo sul serio. Ma io nel giro di qualche ora avevo già tutto in testa: la stessa notte ho buttato giù il testo e

Lorenzo Vizzini

Lorenzo Vizzini

il giorno seguente mi sono concentrato sulla musica. Dopo un paio di giorni, mi trovavo a cena da Mario. Appena sentì il mio brano si commosse e chiamò subito Ornella Vanoni che abitava di fronte casa sua. Lei apprezzò tantissimo quel pezzo e così mi propose di scrivere parte del suo disco.”

Passiamo al più recente progetto “Da chi non te l’aspetti” di Francesco Tricarico, di cui sei produttore insieme a Iacopo Pinna per l’etichetta La Miniera. Cosa puoi dirci di questa collaborazione con Francesco?

“È stata un’esperienza sorprendente, visto che stimo Francesco fin da quando ero ragazzino. Trascorrevo interi pomeriggi ad ascoltare le sue canzoni. Insieme a Pinna, ho creato l’etichetta La Miniera per produrre l’album “Il Viaggio” e altri nostri lavori. Dopo avere sentito alcuni nostri pezzi, Tricarico ci ha contattato per chiederci se avessimo voglia di produrre il suo nuovo disco e noi abbiamo accettato. Da produttore è una responsabilità non indifferente.Mi chiedevo costantemente: “e io come ascolterei questa canzone?”.

Che progetti hai in mente per il futuro?

“Al momento sto finendo le preproduzioni del mio secondo disco e sto proseguendo l’attività di autore e compositore per diversi artisti. Inoltre, quest’anno mi sono dedicato anche a un lungometraggio che racconta la musica in maniera piuttosto tragicomica. Si tratta di una commedia amara girata tra la Sicilia e Milano.”

Quindi si tratta di un film ispirato alla tua vita?

“In parte sì, ma la mia figura è soltanto un pretesto per raccontare un’altra storia: la vita di chi si avvicina al grande sogno di vivere di musica ma si ritrova a dover fare i conti con la realtà. Una storia dal sapore dolceamaro, insomma.”

In passato ti ha mai sfiorato l’idea di partecipare a un talent show? Molti giovani li considerano la porta larga per raggiungere il successo…

“Assolutamente no. È un’opzione che non ho mai preso in considerazione. Anzi, sono stupito dalla quantità esorbitante di talent show proposti dal palinsesto televisivo. Credo che sia un format basato su una spettacolarizzazione morbosa che diventa avvilente per chi non riesce ad andare avanti e glorifica il vincitore, la cui fama in genere dura circa un anno. Non giudico i ragazzi che ci provano, ma personalmente non consiglierei i talent a nessuno. Oggi ci sono strade alternative alla tv, mi vengono in mente diversi talenti nati su Youtube – spesso giovanissimi – che hanno raggiunto grande visibilità e possono autogestirsi, senza aver bisogno del pubblico televisivo.”