Cavalcata di san Giuseppe, la tradizione sciclitana da non dimenticare


Si è conclusa domenica scorsa, fra l’inebriante profumo delle viole ciocche e lo splendore artistico-architettonico del barocco sciclitano, la tradizionale “Cavalcata di San Giuseppe”. Cavalli, asini e poni, hanno sfilato lungo le vie del paese, ostentando – all’inno di «patria’, patria’, patriarca»-  ora possenti bardature, ora ricche testiere, ora tintinnanti filari, ora  antiche bisacce decorate a mano, ora infine intrecci di ampelodesmi rievocanti le torce un tempo accese per illuminare il cammino.

«Una festa che ha almeno settecento anni, l’unica che rievoca la tradizione dei fiori sui cavalli» – ha raccontato uno dei componenti del gruppo La primula, vincitore nel 2013 per la creatività delle decorazioni e quest’anno per l’originalità, lo stile e l’eleganza del gruppo finemente abbigliato in perfetto stile siciliano.  Una festa in passato legata più alla devozione, una sorta di voto al Santo, forse misto ad amor proprio ed ostentazione, ma altresì mossa da quella che un tempo era un’alta somma di denaro messa in gioco per il vincitore, oggi semplice contributo fornito da Regione, Provincia e Comune, e ripartito fra i primi 10 classificati.

Un concorso che vede 4 categorie in gara, il manto intero al 100% che arriva fino agli zoccoli del cavallo, con anteriore e posteriore coperti e testiera voluminosa, quello al 75% che arriva sino alle ginocchia, quello al 50% a ferro di cavallo che arriva fino alla pancia, ed infine quello che riprende la cosiddetta curera,  ossia la bardatura un tempo usata per attaccare il cavallo al carretto.

«Un lavoro che impegna parecchio, alla base delle viole ciocche, un tempo cucite su sacchi di iuta ed oggi in parte incollate, c’è un disegnatore che realizza un progetto ripercorrendo il tema della sacra Famiglia e della fuga in Egitto che è comune, ma che poi ognuno valorizza come meglio crede, noi –ad esempio- abbiamo voluto rappresentare le statue di San Giuseppe che ornano il magnifico palazzo Beneventano e, tridimensionalmente, il mascherone che ne sormonta il portale d’ingresso.»

Un vero tripudio di arte e cultura, quello che ha accompagnato, fra fede e folklore, i cavalli bardati a festa, un modo per ripercorre le antiche tradizioni, per trasferirle ai giovani e non dimenticarle. Con questo obiettivo Scicli,  perla del barocco ragusano, si prepara già alla prossima cavalcata.

 

 

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4 Commenti

  1. mario
    25 marzo 2014
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    “il gruppo La primula, vincitore…quest’anno per l’originalità, lo stile e l’eleganza del gruppo finemente abbigliato in perfetto stile siciliano.”
    Avendo visto la cavalcata di San Giuseppe con la rievocazione dell’evento della Fuga in Egitto, mi permetto di criticare a proposito il gruppo la Primula, per ovvi motivi.
    Se il premio di quest’anno conferito al gruppo di “bardatori” è quello per l’originalità mi viene solo da ridere, perché penso che la giuria non ha capito un tubo della festa… in questo manto, eseguito con molto impegno dai ragazzi, non figurano ne immagini rappresentanti scene congrue alla vita di San Giuseppe ne tantomeno che narrano la fuga in Egitto o l’apparizione dell’angelo in sogno, quindi non vedo attinenza per la festa, poi l’originalità in cosa stava? nel rappresentare un manto senza uno stile ben definito??? oppure nel ghindare la ragazza come il cavallo con fiori in testa??? oppure questo orrido modo di vestire è nello stile siciliano (P.S. i ragazzi siciliani di un tempo non avevo i telefonini cellulari come ornamento)??? no, scusate forse ho capito, l’originalità del gruppo e nell’andare fuori tema!
    comunque sia complimenti ai ragazzi per il lavoro fatto, ma per la poca fantasia e originalità nel rappresentare il mondo tipico siciliano e per averlo accessoriato in modo “pacchiano” con oggetti fuori luogo: quali telefoni cellulari, fiori in testa come copricapo e scialli a dosso di giovani amazzoni.

    • Guglielmo
      27 marzo 2014
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      Caro Mario, a nome del gruppo La Primula, grazie della critica.
      Siamo lieti di accoglierla, poichè senz’altro è mossa da un intenditore, sia sul campo teorico che empirico, si nota da molte cose, in particolare dalla frase :- ” penso che la giuria non ha capito un tubo della festa “. Questo è lo spirito di un vero intenditore… infatti come dici tu, noi non lo siamo!
      Grazie davvero per i consigli, ci aiutano a migliorare oltre:
      – a non fare “pacchianate”
      – a lasciare i telefoni a casa
      – a conformarci subito da buoni pecoroni e rispettare ” gli stili ”
      – a scambiare il manto con un quadro del Caravaggio
      – a non accettare nessun premio se Mario non lo vuole… ahahah
      Grazie inoltre per i complimenti, perchè li meritiamo tutti, grandi e piccoli della Primula. Speriamo di far meglio il prossimo anno, magari di averti nel nostro gruppo o meglio nella Giuria.

  2. Andrea
    26 marzo 2014
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    Caro mario…. Il gruppo la Primula quest’anno è stato premiato per la simpatia ed i vestiti più congrui e tradizionali e non per la creazione….. quanto riguarda il manto non è stato fatto da professionisti ma da ragazzi e bambini della scuola d’equitazione stessa e in oltre senza l’obiettivo di vincere un premio ma esclusivamente di partecipare e di divertirsi mantenendo la tradizione, che agli inizi, quando il manto veniva cucito a mano, non veniva raffigurato nessun disegno, anche perché la festa già rappresenta la fuga in Egitto. PS le .”pacchianate”sono le testiere esorbitanti che stanno a massacrare i cavalli che devono stare ore a sopportare tutto………

  3. gianluca
    27 marzo 2014
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    Caro Mario, penso che abbia scritto quelle puerili parole, solo per invidia o perchè malamente informato. Intanto il premio per le decorazioni e l’originalità è stato dato nel 2013, mentre quest’anno, per lo stile e l,eleganza del gruppo finemente abbigliato nel perfetto stile siciliano, (impari bene a leggere), precisando che gli abiti che indossavano i ragazzi riprendevano lo stile del classico signorotto siciliano detto massaro, e non quello che lei comunemente ha visto del classico contadino o allevatore di pecore che all’epoca non aveva nemmeno i soldi per mangiare, figuriamoci per comprarsi un cavallo o un asino e di addobbarlo con dei fiori, non per questo si vuole fare discriminazione, ma se si informa dettagliatamente, coloro che potevano permettersi di fare la cavalcata erano coloro che possedevano solo qualche soldino o perlomeno che se la passavano discretamente. Quanto alla ragazza che lei dice di essere stata ghirlandata come un cavallo per me è sempre lei che non ha capito un tubo, in quanto non è altro che un bel modo di dare il benvenuto alla primavera, che cade proprio con l’evento della festa. Pertanto penso che la giuria abbia interpretato con cura il premio. PS sono d’accodo con quello che ha scritto l’amico Andrea, in quanto questa festa ormai viene interpretata solo per lo scopo di pura competizione e non per quello che dovrebbe essere realmente una devozione e un modo per rivivere e far conoscere ai turisti la vera tradizione.

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