Annarosa Racca: “La farmacia non ha bisogno di quote rosa”


“La farmacia è donna. Credo non esista altra attività in Italia con una così alta presenza femminile.  Siamo oltre il 70 per cento le donne con il camice dietro il banco”. Annarosa Racca, 59 anni, da 37 farmacista a Milano, è anche la prima donna alla guida del sindacato nazionale dei farmacisti. “Non solo c’è un’altissima percentuale di farmaciste, ma anche la stragrande maggioranza di clienti è donna. Sono soprattutto le mamme che comprano omogeneizzati, latte in polvere, pannolini e medicine per i figli, sono le badanti che spesso acquistano i farmaci per gli anziani, sono le giovani donne che si rivolgono alla cosmetica da farmacia perché sanno che, a parità di livello qualitativo, i prodotti sono più economici e spesso più efficaci di quelli acquistati in profumeria o nei grandi magazzini. Insomma in farmacia non c’è bisogno di quote rosa”.

Da presidente di Federfarma, negli ultimi anni lei si è trovata ad affrontare le sfide più impegnative per la categoria, soprattutto con l’introduzione dei servizi in farmacia. Com’è nata questa “scommessa”?

“L’idea di fare della farmacia una casa della salute, con l’ingresso di servizi sanitari come gli screening e il cup, che dà la possibilità di prenotare analisi e visite specialistiche, è nata circa tre anni fa mentre facevo un’escursione sull’Etna con il presidente di Federfarma Catania, Gioacchino Nicolosi, che è il mio vice a Roma, e con alcuni farmacisti etnei. Ne abbiamo parlato e abbiamo capito subito che poteva essere una buona idea, come poi si è rivelata”.

Dunque la Farmacia dei servizi è partita da Catania?

“Sì, è come se il vulcano mi avesse trasmesso una grande energia. È stata una sorta di intuizione sulla strada che avrebbero potuto prendere le farmacie per offrire sempre nuovi servizi al territorio ed essere ancor più vicine ai cittadini. Ricordo che quel giorno ne parlai a lungo con i funzionari di Roma, e poiché in quota il cellulare non prendeva bene la linea rimasi per ore immobile in un punto perdendomi una parte dell’escursione”.

Lei è molto vicina ai problemi dei farmacisti siciliani, come nasce questo legame?

“La Sicilia è una terra meravigliosa, ma purtroppo con grosse problematiche. Basti pensare che l’idea della farmacia dei servizi è nata qui, ma proprio qui stenta a decollare, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto della retribuzione dei servizi, che in diverse regioni d’Italia è già in fase avanzata.  

Anche quest’anno lei ha inaugurato PharmEvolution, la convention siciliana dei farmacisti,  quale messaggio ha portato ai colleghi?

“Un messaggio di unità anche in un momento così difficile per la farmacia, che da tutte le indagini resta comunque il servizio più gradito dai cittadini. Inoltre lo studio del Centro ricerche economia e formazione (Cref) ha dimostrato che la distribuzione diretta dei farmaci costa a un’Asl virtuosa come quella del Friuli oltre il 30 per cento in più rispetto a quanto spenderebbe se la distribuzione tornasse in farmacia. Ci chiediamo e chiederemo al Governo in nome di quale logica si sia scelto di distribuire i farmaci attraverso le Asl, in Sicilia come in gran parte d’Italia, anziché attraverso le farmacie che garantiscono un risparmio e la disponibilità 24 ore su 24, grazie alla capillare presenza sul territorio e al sacrificio di tanti colleghi, in gran parte donne, che svolgono turni faticosi anche di notte per assicurare un servizio al cittadino”.

 

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