Barbara Bellomo cambia genere: “Ecco il mio primo romanzo mistery”


barbara bellomo foto brunella bonaccorsi
Barbara Bellomo foto Brunella Bonaccorsi

La nuova fatica letteraria della scrittrice Barbara Bellomo si intitola Il libro dei sette sigilli, edito da Salani. Con questo romanzo l’autrice cambia genere approcciandosi al mistery e abbandonando, almeno per il momento, i gialli.

L’intervista a Barbara Bellomo

Perché questa scelta?

foto Brunella Bonaccorsi
foto Brunella Bonaccorsi

“Per me è stata una sfida, una scommessa. Sentivo il bisogno di sperimentare un genere nuovo anche se non è stato facile abbandonare un personaggio seriale come Isabella De Clio. Zafron scriveva nel suo meraviglioso romanzo L’ombra del vento che ogni libro contiene un po’ dell’anima dell’autore e io in questo libro ho messo un po’ della mia anima”.
Il mistery, tra l’altro, è un genere tipicamente maschile.
“Sì, in effetti se si pensa a questo genere si possono elencare molti scrittori uomini. Ma io ho trovato due scrittrici che mi piacciono molto: Jiulia Navarro e Matilde Assenzi. Le sfide non mi spaventano”.
Di recente è scomparso l’editore Luigi Spagnol, figura per lei fondamentale. Ha avuto il modo di seguire questo suo ultimo lavoro?
“Ho avuto un grande maestro e la sua scomparsa è stata dolorosa. Non è stato un periodo facile. Luigi Spagnol mi ha sempre seguita e lo ha fatto anche per questo libro. Gli devo tanto”.
Parliamo di questo romanzo. Cosa racconta?
“La protagonista è Margherita Mori, una scrittrice di successo affetta da ipermnesia, un disturbo della memoria che la porta a ricordare ogni singolo dettaglio della sua esistenza, anche il più doloroso. Margherita ha da poco pubblicato un romanzo d’avventura, in cui racconta la storia di un libro apocalittico, protetto da sette sigilli e in grado, all’apertura di ogni sigillo, di flagellare la popolazione con terribili catastrofi. Margherita, inizialmente fragile, sarà costretta a mettersi in gioco per salvarsi la vita coinvolta in inseguimenti rocamboleschi, trascinata in una vicenda più grande di lei. E l’ipermnesia, che fino a quel momento era stato un problema, potrebbe tornarle utile”.
A un aspirante scrittore cosa consiglierebbe?
“Leggere molto. Serve tanta lettura perché anche inconsapevolmente si impara dagli altri. È importante studiare le tecniche narrative. Ma servono anche tanta passione e fortuna perché il mondo dell’editoria oggi è complicato e difficile”.

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