Doxy Jazz Quartet presentano a Catania il loro nuovo cd


Doxy Jazz Quartet presentano a Catania il loro nuovo cd

Da oltre dieci anni compongono inediti jazz prettamente strumentali che solo da qualche anno hanno deciso di raccogliere in un progetto definito da far conoscere al pubblico. Parliamo di DOXY JAZZ QUARTET   gruppo siciliano, nato nel   2004 dall’incontro fra Andrea Alemanno (basso, contrabasso) e Francesco Vaccaro (sax) con lo scopo di dare corpo a nuovi progetti musicali in ambito jazz, in una sorta di laboratorio musicale che fosse  ambiente fertile per la  creazione di propri inediti e di collaborazioni fra vari musicisti frequantatori del progetto stesso. Nel corso del tempo poi,  alla formazione si  sono aggregati vari musicisti, tuttavia, è solo  nel 2006, da quando cioè è entrato in pianta stabile Giovanni Finocchiaro (batteria), e successivamente in varie occasioni si è unito Angelo Fichera (piano), che il gruppo ha  una struttura ben  consolidata. Ed oggi propone un repertorio misto, orientandosi sempre più verso l’esposizione del proprio progetto musicale rappresentato da brani inediti di composizione di Francesco Vaccaro e Andrea Alemanno, influenzati dalla tradizione jazz americana e  dalla cultura mediterranea. Lights through the shadows è il risultato di questa sperimentazione nella quale alla creatività individuale si unisce la capacità di interpretare in chiave collettiva i temi attraverso il gusto per le sonorità afro e l’eleganza delle soluzioni armoniche tipiche del jazz. I brani che si susseguono nel disco compiono un percorso attraverso alcuni passaggi stilistici della storia del jazz: dal blues all’hard bop, dalle sonorità latin alle soluzioni funky jazz e fusion.

Il progetto verrà presentato per la prima volta a Catania, presso le sedi di A.L. CENTRO STUDI LABORATORIO D’ARTE, venerdì 18 aprile, sarà un evento in esclusiva proposto dal distaccamento per le arti musicali, L.A.M. (Laboratorio Arte Musica) – diretto da Alfredo Lo Piero e Alessandro Spagna- in collaborazione con La Vins Moviments,  e sempre nell’ambito delle attività sociali dell’anno in corso. Ad impreziosire la serata, quale ospite d’eccezione la cantante jazz Giulia La Rosa.

Per l’occasione, abbiamo incontrato Francesco Vaccaro,  sì da conoscere meglio questo gruppo tutto siciliano e la sua produzione artistica.

 

Francesco finalmente venerdì presenterete il vostro primo CD; di cosa si tratta esattamente e cosa quindi andremo ad ascoltare?

“Eh sì, finalmente ci siamo. Si tratta di una raccolta di 11 tracce, 9 sono le mie e 2 di Andrea Alemanno. La scelta dei brani è stata del tutto causale nel senso che in realtà sia io che Andrea già da tempo avevamo nel cassetto questi progetti, solo che alla fine, fra i vari impegni, serate, programmazione date per concerti, (ride) io sono risultato quello con il maggior numero di brani effettivamente pronti! Si tratta di brani jazz con sonorità tipiche del genere ma con contaminazioni della cultura mediterranea, e quindi latina, africana”.

 

Ho letto circa questo progetto che il suo risultato è quello della sintesi di diversi linguaggi il cui filo conduttore è rappresentato dalla cultura afro che è stata determinante nella formazione culturale siciliana…che è un Jazz delle origini…mediterrenee. Ci spiega meglio questo punto.

“Sì, infatti è così, se consideriamo le origini del jazz, l’afro-americano appunto, quello nato dalla cultura afro. Il Jazz è probabilmente il  genere più anarchico e colto in assoluto, che per sua stessa indole si apre alle altre culture; è  quello che  nel corso della sua storia ha assorbito proprio queste diverse culture da cui è stato contaminato, rielaborandosi poi ogni volta. Il genere che si è evoluto e trasformato proprio perché uscendo dagli ambiti originali ha girato  il mondo accogliendo, come dicevo, le diverse contaminazioni di altre culture,  divenendo così ciò che poi ci è arrivato, con le varie sue sfumature. Infatti, se vi pensi, non è difficile ascoltare jazz con contaminazioni di bossanova, francesi….. Il Jazz  che facciamo noi è in qualche modo quello che richiama alle sue origini, perché appunto prevede delle contaminazioni mediterranee e quindi latine, oltre che afro”.

 

Il progetto si chiama “Lights through the shadows” luci attraverso le ombre…

(ride) “Ecco è come dire che il jazz è nero, noi che lo facciamo siamo bianchi, dal nero emerge il bianco, dal bianco il nero…è il concetto delle ombre e della luce che emerge. Anche la copertina del CD richiama questa luce che emerge dalle ombre. Sono combinazioni tra immagini e musica. Ci piace pensare alla musica come richiamo di colori. Si dice che Mozart scrivesse la musica come i colori, schizzi di colori, dissolvenze che riportano musica alla mente… A proposito di questo vorrei citare un breve aneddoto che riguarda la traccia n.4 “Ecouter le vent” che si rifà ad una poesia del poeta contemporaneo  Stefano Vilardo, palermitano che svolgeva la professione di insegnante tra Caltanissetta e Palermo e che ebbi occasione di ascoltare molti anni fa nel corso di una sua conferenza. Rimasi colpito da questa sua poesia che si apre con il verso in francese che recita “ écouter la voix du vent…” ascoltate la voce del vento che passa….e così inizia a descrivere luoghi della sua infanzia per passare poi alla descrizione di quelli della sua memoria, cioè un riferimento a spazi fisici che poi diventa riferimento di quelli del ricordo del poeta. Quando composi questo brano mi ritornò in mente questa poesia, emblema della poetica di Vilardo e che s’accosta notevolmente a ciò che vuol essere il senso del nostro progetto”.

 

Venerdì insieme a voi sul palco quale ospite d’eccezione avrete Giulia La Rosa….

“Esatto e ne siamo felicissimi. Trovo che sia un’artista straordinaria, dal talento innato ma che qui nella sua terra non trova il giusto riconoscimento che meriterebbe per le sue capacità e la  sua attività. E difatti a Roma, e comunque in Italia in genere e anche fuori dall’Italia, è una cantante apprezzatissima e molto amata dal pubblico. Possiede un  grande fascino vocale che incanta tutte le volte i suoi ascoltatori. Siamo onorati d’averla come nostra ospite, sperando peraltro che la collaborazione fra lei e la Doxy continui e si intensifichi sempre di più”.

 

In riferimento al progetto e alla sua presentazione, la Doxy vanta anche la collaborazione con Enzo Auteri, come è andata?

“Enzo ed io ci conosciamo già da qualche tempo, una volta che ci trovavamo a casa mia per lavorare ad un altro progetto musicale, gli parlai dei miei inediti jazz e della Doxy, lui ascoltò qualche pezzo e ne fu entusiasta, tanto che cercò di convincermi a portare avanti il progetto Lights through… Vi pensai su, ne parlai agli altri componenti….ed eccoci qua. Enzo pur non amando molto il jazz, crede molto nella Doxy e nella sua produzione musicale. Un progetto nel cassetto che finalmente emerge alla luce sarebbe il caso di dire… e aggiungerei: un progetto che riflette quello che sostanzialmente il jazz è : un genere che prende i toni, i colori dalle culture con cui entra in contatto e che pur contaminandosi in questa sperimentazione, non perde di qualità. Ecco in questa scena indefinita del jazz, possiamo dire che  ci collochiamo noi”.

 

 

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