Lando Buzzanca: «Le donne sono sostegno!»


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Gli giro intorno aspettando il momento migliore per intervistarlo quando, guardandomi con un sorriso che invita, lo blocco, mi presento e lui, abbronzatissimo, un savoir faire che cattura e un fascino che non teme i segni del tempo, icona del maschio latino, non fosse altro che per i ruoli interpretati, con una sicilianità che non delude, prova a pronunciare più volte il mio cognome tenendomi cavallerescamente la mano e guardandomi dritto negli occhi. Così, presentazioni fatte, tra il serio e il faceto, comicità, amarezza e sottile ironia, passando da maschera a volto senza soluzione di continuità, inizia la nostra chiacchierata con Lando Buzzanca incontrato ad Ispica in occasione della tre giorni dedicata al centenario di Pietro Germi, regista di “Divorzio all’italiana”.

Le è stato consegnato un premio per la brillante carriera e per il ruolo che ha rivestito nel panorama cinematografico italiano, cosa rappresenta il cinema per Lando Buzzanca, come ha vissuto il suo viaggio fin qui?

«Il cinema è quello che mi ha levato dalla fame! Ho fatto l’accademia perché volevo fare teatro e al cinema non pensavo per niente, poi è arrivato Germi con Divorzio all’italiana e poi Pietrangeli per cui, insieme a Manfredi, feci il protagonista de La Parmigiana.»

Rosario Mulè in Divorzio all’italiana, un trampolino di lancio?

«Mi sono messo a fare il maschio italiano, Rosario era quello che non poteva resistere alle donne, negli anni ‘70 poi ho rappresentato il maschio finto vincitore, sembrava un seduttore invece era un povero disgraziato  che deponeva le armi davanti alla donna» (sorride …)

Mi sembra che questo, ormai, capiti spesso … anche in Sicilia?

«Certo, dappertutto è così, in questo tra Sicilia e Veneto non c’è differenza!»

Il ruolo, il personaggio si deve indossare come un abito, se sì, lei in quale abito si ritrova?

«Pensando ai primi vent’anni di commedia mi vedo in un frac con un cappello ridicolo, questa è la metafora del mio personaggio comico.»

Giancarlo Giannini ha un modo tutto suo per spersonalizzarsi dal sé ed entrare meglio nel personaggio da interpretare, usa il linguaggio degli animali, lei?

«Io? …Io so solo che appena vedo un cane devo parlare con lui, bau bau bau … (abbaia scherzosamente) e lui o si mette paura e scappa o mi lecca le mani …»

Scusi, ma questo come si lega al discorso della recitazione?

«Con l’attore che non sa recitare, un cane appunto!» (ride di gusto…)

Quale è stato il primo ruolo in cui si è sentito veramente a suo agio?

«James Tont, parodia di James Bond, divertente al punto che parlandone con Peter Sellers, lui ha detto I want do it (voglio farlo anch’io) … » (sorride ancora)

Alla luce di tutto ciò che ci siamo piacevolmente raccontati, ci dica, dunque, chi è Lando Buzzanca oggi?

«Uno che dopo sei anni di stenti e sacrifici, i primi due e mezzo da solo, gli altri con una moglie a Palermo e un figlio che mi aspettavano, e io intanto facevo l’accademia, è riuscito a riunirsi alla moglie, perché mia moglie mi ha aspettato, –sottolinea più volte- … uno che oggi ha due figli che lo amano intensamente  e piange la morte di una donna extra ordinaria, mi sono accorto che lavoravo per lei e quando è morta ho tentato il suicidio; lei era una ragazza ricchissima, apparteneva ad una famiglia di gioiellieri, cacciata da casa perché aveva scelto di sposare un morto di fame che voleva fare l’attore, lei aveva una fiducia straordinaria in me, era meravigliosa, voi donne siete sostegno!»

 

 

 

 

 

 

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