Pippo Pattavina: “Difficile scegliere fra Teatro e Scultura”.


Che Pippo Pattavina fosse un bravo attore lo sapevamo, ma che fosse anche un pregiato scultore lo scopriamo in occasione della mostra “Stregato da un’anima di legno… e di pietra” al Palazzo della Cultura fino al 6 Gennaio. Un incontro che ci permettere di conoscere il noto attore catanese in una veste insolita e che, attraverso una carrellata delle sue creazioni, svela le pieghe più intime della sua anima d’artista. Ogni singola creazione trasmette un messaggio  al visitatore e conferma il grande genio artistico del protagonista de “L’ Avaro” di Moliere o del prof. Salemi ne “L’ultima violenza” di Pippo Fava capace di sorprendere e suscitare l’applauso non solo sul palcoscenico ma anche come scultore.

Com’è iniziato quest’ amore per la scultura?

“A teatro. Dovevo dare vita ad un clown; avevo recuperato un pezzetto di gommapiuma rossa in sartoria e creai un naso rosso rotondo, l’immancabile caratteristica identificativa dei pagliacci. L’indomani in camerino quel naso creato fortuitamente sparì, perché probabilmente le donne delle pulizie spazzarono via tutto senza pensare all’utilità dell’ oggetto per lo spettacolo. Chiesi alla produzione di recuperare altra gommapiuma e rifeci il naso; avevo però a disposizione una vera enormità di materiale, così nelle pause mi misi a giocare costruendo  un piccolo pupazzo. Successivamente scoprii la pietra come oggetto da modellare e plasmare fino ad arrivare al legno, materiale che prediligo in assoluto. Lavoro il legno delle mareggiate, perché l’emozione che mi può trasmettere un pezzetto di legno arido dalla forma più inconsueta è infinita. Da vent’anni circa mi sono appassionato a questo tipo di lavorazione. La mia casa e il mio garage sono pieni delle mie creazioni”.

L’idea di esporre come nasce?

“Mia moglie, i miei parenti e gli amici più stretti mi hanno spinto ad allestire questa mostra. Ed eccomi qui…”.

Le sue sculture, le sue idee seguono un tema particolare o nascono dall’emozione del momento?

“Non c’è un tema preciso. Ogni oggetto ha una storia definita. Chi ha visto le mie sculture ripete, spesso, che nel processo creativo si sente l’influenza del teatro. I burattini o le maschere rimandano immediatamente alla drammatizzazione ed alcune delle marionette hanno recitato con me nel “Fu Mattia Pascal” e in “Cappiddazzu paga tutto” di Luigi Pirandello. Sarà, possibilmente, una mia distorsione mentale creare una scultura che sia associabile all’attività teatrale. Ogni volto delle statue o del Cristo rappresentato in varie forme è diverso dall’altro, non c’è un’immagine uguale e nulla si ripete in questa piccola esposizione deli miei vent’anni di attività”.

Quanto tempo ci vuole per creare una maschera o una scultura più complicata come un crocifisso?

“Ci sono oggetti che nascono in quindici giorni e altri che richiedono una lavorazione di due mesi o più. Molto dipende anche dal tipo di legno che trovo e che ho a disposizione”.

È quindi il legno che le suggerisce cosa creare ….

“Si! Qualunque pezzo di legno che vedo lo porto a casa, perché dietro un aspetto rude o inutile si cela un’anima. La nodosità del legno o la particolare curvatura mi suggerisce cosa può nascere”.

Qual è il suo momento ideale per creare?

“La mattina. L’attore lavora di pomeriggio o di sera e non potrei avere altro spazio a disposizione se non la prima mezza giornata. Sono un mattiniero nonostante la professione che faccio. Cerco sempre l’occasione giusta da dedicare al mio hobby. Il mio piccolo studio è uno sgabuzzino, sporco e lercio. A volte quando sono in piena attività creativa perdo la cognizione del tempo; è compito di mia moglie richiamarmi alla realtà, per annunciarmi che il pranzo è pronto, ed io impazzisco, soffro nel non poter proseguire il mio lavoro. Quando sono concentrato ed ispirato potrei stare anche giorni senza pensare ad altro. Riesco, addirittura, a dimenticarmi del Teatro”.

Non mi dica che preferisce la scultura al teatro?

“Se dovessi essere sottoposto al classico gioco della torre ovviamente sceglierei il teatro ma so che quest’attività, questa mia passione mi mancherebbe troppo. Bisogna nella vita avere un interesse manuale, un qualcosa che non faccia parte del nostro vissuto. Per me l’hobby è dato dalla manualità e non da una cosa spirituale”.

Cos’è più difficile da lavorare il legno o la pietra?

“Il legno richiede più attenzione e cura”.

Oltre lei chi possiede le sue “creature”?

“Qualche parente stretto e qualche amico fidato”.

Quali sono stati i commenti più frequenti dei visitatori?

(ride)

“Ci sono state due frasi ricorrenti. La prima: “Noi sapevamo che facesse l’attore e non credevamo che realizzasse queste cose. Una scoperta!” La seconda invece è questa: “Ma è veramente lei?! Credevamo fosse un omonimo. Complimenti!!!”

Articolo Precedente MILF e FILF, ecco le nuove icone sessuali che fanno impazzire i giovani.
Articolo Successivo Pro Natura Mare Nostrum. Il nuovo recupero di rifiuti dai fondali

Scrivi un Commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *