Agricoltura, lavoro nero ormai quasi al 25%


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Nella foto, da sin. Paolo Pintabona, Rosaria Rotolo, Pietro Di Paola, Fabrizio Colonna, Angela Tasca

In provincia di Catania, quasi un quarto della manodopera in agricoltura svolge lavoro nero e sfrutta in gran parte mano d’opera extracomunitaria o comunque non italiana. Una condizione, quella del lavoro nero, che ha consentito il ritorno al caporalato. È il dato emerso nel corso dell’assemblea organizzativa della Fai Cisl etnea che si è svolta oggi all’hotel Gelso Bianco, presenti Fabrizio Colonna, segretario generale regionale Fai Cisl, e Rosaria Rotolo, segretaria generale della Cisl catanese.

«Il ricorso al lavoro nero, che assieme alla sicurezza e ai sottoinquadramenti sono problemi più diffusi in agricoltura – ammette Pietro Di Paola, segretario generale della Fai Cisl etnea – è confermato dalle recenti operazioni delle forze dell’ordine. Purtroppo, la disponibilità di molti immigrati a lavorare sottopagati contribuisce a creare una guerra tra poveri, ha favorito il ritorno al caporalato e genera sacche di evasione che vanno a danneggiare anche le aziende sane che scelgono di restare nella legalità».

«Non occorre potenziare solo l’azione repressiva – sottolinea Di Paola – le normative ci sono, forse anche troppe. Oltre al controllo del mercato del lavoro tra le parti, occorre che l’Inps accentui il controllo preventivo e non, come già accade, tardivo e inefficace quasi sempre su cartaceo e che molte volte per inadempienze aziendali vengono penalizzati i lavoratori che subiscono notevoli ritardi sul pagamento delle prestazione».

Per battere il lavoro nero bisogna stimolare una nuova cultura

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Nella foto, da sin. Paolo Pintabona, Rosaria Rotolo, Pietro Di Paola, Fabrizio Colonna, Angela Tasca

Per Colonna, «è possibile rispondere ai bisogni di flessibilità con la contrattazione territoriale così da contrastare il lavoro nero e il caporalato. Ma è necessario stimolare una nuova cultura a favore di un governo condiviso del mercato del lavoro tra imprese e sindacato, che sia alternativo a scorciatoie come i voucher».

Ecco perché la Fai Cisl propone di favorire a livello locale un efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro con maggiore coinvolgimento degli enti bilaterali; trasformare le casse extra legem in enti bilaterali per costruire, in ogni provincia, commissioni bilaterali per la gestione del mercato del lavoro agricolo; mettere in atto accorgimenti necessari per recuperare la tanta evasione contributiva delle aziende in modo che si possa sempre più allargare il ventaglio delle prestazioni aggiuntive; utilizzare la stessa bilateralità per gestire al meglio i diritti contrattuali; visite mediche preventive con l’obiettivo che, le stesse, siano mirate a rilevare pericoli per la salute.

Rosaria Rotolo ha fatto riferimento all’avviata stagione organizzativa nazionale «che vedrà il confronto di tantissimi delegati e dirigenti, le RSA-RSU, i pensionati, e i servizi, su quale sarà la nuova organizzazione della Cisl e le proposte per un sindacato più trasparente, più snello e ancora più radicato nei posti di lavoro e nei territori, all’altezza delle sfide del XXI secolo. A Catania, l’assemblea si terrà il 7 ottobre».

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