Comunità degli Eritrei in Italia: “I giornali italiani ci denigrano”


Immigrazione

La Comunità degli Eritrei residenti in Italia, dopo la pubblicazione del nostro articolo su Fabrizio Gatti e il problema dell’immigrazione, ci hanno inviato la copia della lettera indirizzata al presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Per dare una corretta informazione e tenere conto delle varie voci attorno a un argomneto delicato come quello dell’immigrazione, vi proponiamo la lettera così come ci è stata inviata.

 

Eritrea
Eritrea

Lettera della Comunità degli Eritrei residenti in Italia
all’Ordine dei Giornalisti Italiani (ODG)

Egregio Presidente Dott. Vincenzo Iacopino,
la Comunità degli Eritrei residenti in Italia Le scrive per comunicarLe il disagio che tutti viviamo da anni per colpa di giornali e giornalisti italiani che hanno preso di mira il nostro Paese pubblicando, quasi quotidianamente, articoli denigratori e infamanti sull’Eritrea. Queste incessanti e crudeli notizie ci feriscono a tal punto che ci sentiamo oramai additati e perseguitati dai media italiani.
Se Lei, egregio Dottore, volesse assumersi l’incarico di contare quante volte, ad esempio negli ultimi due anni, i giornalisti italiani abbiano abusato del nome Eritrea vedrebbe come il nostro Paese sia l’unico, dei 54 africani, a godere di questa morbosa attenzione. Comprenderebbe così il nostro profondo malessere.
Alcuni giornalisti in particolare ci preoccupano in quanto a toni e contenuti apparendo ai nostri occhi molto aggressivi quasi quanto una dichiarazione di guerra, mentre altri giornali sembrano essere strumenti di propaganda del governo dell’Etiopia. Secondo noi, a tutti sfugge che la storia dell’Eritrea è, purtroppo, ancora legata all’Etiopia che, nonostante l’Indipendenza del 1993, continua ad occupare illegalmente i territori sovrani eritrei e continuamente minaccia una nuova guerra. Ognuno è libero di schierarsi con l’uno o l’altro paese ma bisognerebbe dichiararlo apertamente e soprattutto, in un paese democratico come l’Italia, si dovrebbe essere disponibili al contraddittorio e offrire spazi anche ai propri avversari, una specie di par condicio.
Purtroppo l’Etiopia, che ha scelto di essere il braccio armato degli USA, continua di fatto a destabilizzare tutto il Corno d’Africa ed è proprio con l’avallo del suo alleato che da 13 anni si rifiuta di firmare l’implementazione della Commissione EEBC delle Nazioni Unite la quale ha sancito che Badme, causus-belli del 1998, appartiene all’Eritrea. Poi oltre il danno la beffa: ingannando l’ONU ha promosso due sanzioni contro l’Eritrea accusata di finanziare i terroristi somali di Al-Shabaab. Accuse rivelatesi, successivamente, infondate. L’Eritrea, infatti, è l’unico Stato laico in tutta l’Africa che da sempre lotta contro ogni fanatismo di tipo etnico-religioso. Ovviamente le ingiuste sanzioni delle Nazioni Unite hanno ingessato l’economia eritrea già povera di per sé perché reduce da 40 anni di guerra che ha distrutto tutte le sue infrastrutture e le fabbriche italiane del periodo coloniale.
A quelli che dicono: “Scriviamo dell’Eritrea perché è il paese che esporta più immigrati” noi rispondiamo che non vogliamo certo negare che l’Eritrea è ancora un paese povero ed è comprensibile che i suoi giovani cerchino di migliorare la propria vita e quella delle loro famiglie. Altro motivo usato e abusato è quello del prolungamento del servizio militare. Ricordiamo che prima dell’ultima guerra questo era di 18 mesi ed ora torna ad essere come da standard internazionali ma lo stesso gli eritrei continuano a migrare come fanno altri africani provenienti da paesi “normali”. Sappiamo anche che ad attraversare il mare non sono solo eritrei. Siamo in grado di riconoscere la nostra gente e vi diciamo che oramai tutti gli africani che vengono via mare hanno capito che dichiarandosi eritrei ricevono lo status di rifugiato a prima facie. Se l’UNHCR vuol far credere che in Eritrea non vi siano rimasti più giovani “perché ogni giorno fuggono a migliaia” noi rispondiamo che, fortunatamente, ci sono ancora milioni di giovani che resistono alle avversità e partecipano alla ricostruzione del Paese. È stato così anche durante la guerra di Liberazione: non erano pochi quelli che alla prima difficoltà abbandonavano le trincee ma è stato proprio grazie a quelli che resistevano che è nata una nazione chiamata Eritrea. immigrazione
Quando in nome della libertà di stampa si fa diffamazione e si uccide una Nazione, la sua Comunità all’estero esprime il suo sdegno ed è chiamata a difendere il suo onore e la sua terra. Proprio per questo abbiamo chiesto un incontro a giornali e giornalisti per cercare di capire su quali fonti si basino i loro articoli ma finora non abbiamo avuto nessun riscontro. Giornali come il Manifesto, la Repubblica, il Corriere della Sera, l’Avvenire ed altri continuano arrogantemente a infierire e a girare il coltello nella piaga. Il rifiuto di un sereno dibattito ci ha fatto pensare ad una sorta di xenofobia nei nostri confronti ma ci auguriamo di sbagliarci perché questo tipo di discriminazione sarebbe così grave che andrebbe perseguita per legge. Se fossimo degli integralisti, per colpa dei giornali italiani, saremmo portati a odiare le vostre istituzioni ma noi siamo una Comunità storica, seria ed esemplare, amiamo il Paese che ci ospita da più di quarant’anni e rispettiamo le sue leggi ed istituzioni, siamo onesti lavoratori e nel nostro piccolo contribuiamo orgogliosamente al welfare italiano. Molti di noi hanno acquisito la cittadinanza, siamo una Comunità molto bene integrata nella società italiana con numerosi matrimoni misti e figli italo-eritrei.
Con questa lettera vogliamo chiedere aiuto all’Ordine dei Giornalisti Italiani per fermare questa guerra mediatica che ci sta uccidendo giorno dopo giorno sfruttando le nostre tragedie e rifiutando di dar voce al nostro grido di dolore. Lo stesso, senza arrenderci mai, continueremo a difenderci commentando, dove ci è permesso farlo, tutti gli articoli infamanti dei giornalisti che, andando contro la loro deontologia, scrivono “per sentito dire” e non ci stancheremo mai di invitarli in Eritrea affinché vedano con i propri occhi le menzogne che essi stessi hanno raccontato. Secondo l’indice di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa l’Eritrea risulta essere l’ultima della graduatoria mentre l’Italia è al 73° posto su 180. Siamo, perciò, fermamente convinti che il giornalismo italiano possa insegnarci qualcosa, possibilmente, non censurandoci più.
Purtroppo nessun giornale italiano ha mai pubblicato finora le cose belle che l’Eritrea costruisce, eppure il nostro non è il Paese più malvagio del mondo, non ci stancheremo mai di ripeterlo.

Bandiera Eritrea
Bandiera Eritrea

L’Eritrea, grazie alla sua filosofia dell’autosufficienza, è l’unico paese africano a non ricevere “aiuti umanitari” occidentali e lo stesso sta per raggiungere tutti gli Otto Obiettivi del Millennio con le sue proprie sole forze e senza indebitarsi con gli usurai internazionali. L’Eritrea è il Paese che ha ridotto la mortalità infantile e materna, che ha debellato la malaria e controllato l’Hiv, è il Paese che offre ai suoi studenti l’istruzione gratuita dall’asilo al College Universitario e che sta lavorando per raggiungere l’ultimo e più impegnativo dei suoi obiettivi: la sicurezza alimentare. A questo scopo sta costruendo numerose dighe, consapevole che senza acqua non c’è agricoltura, senza acqua non c’è cibo, senza acqua non c’è vita. Tutte le dighe già ultimate trattengono l’acqua cambiando colore al territorio circostante, evidenze che non possono essere negate da nessun giornalista per quanto cieco voglia essere!
È proprio questo Paese “peggio della Corea del Nord”, “prigione a cielo aperto”, “inferno sulla Terra” che mette a dimora i suoi futuri alberi e costruisce dighe per la sopravvivenza e la salute di coloro che verranno dopo di noi costringendo ai “lavori forzati” la sua popolazione più giovane con il coinvolgimento anche degli studenti (come è avvenuto nel 2014 con la messa a dimora di ben 4.000.000 di alberi per fermare l’avanzamento del deserto).
Questo è il Paese guidato da Isaias Afewerki, per i giornalisti “il dittatore più feroce del mondo”, che invece di farsi il bagno nello champagne fumando grossi sigari passa il suo tempo camminando tra polvere e fango, come un geometra in cantiere, ad incoraggiare la rapida costruzione dell’ultima diga prima dell’arrivo della nuova stagione delle piogge. I dittatori amano costruirsi bunker antiatomici non certo dighe!
Un leader che lavora così duramente per garantire al suo popolo l’acqua e il cibo può costringerlo poi a scappare via? Qual è la verità? È qui che diventa fondamentale per il giornalista avere l’onestà intellettuale e una buona dose di coraggio per indagare sui veri motivi del traffico di esseri umani.
Ci rendiamo conto che la nostra parola conta di meno rispetto a quella degli occidentali e allo stesso modo quando l’Eritrea accusa la CIA di traffico di esseri umani l’America risponde che è tutta colpa del dittatore.

Isaias Afewerki
Isaias Afewerki

In un’intervista del 2008, rilasciata ai giornalisti di Reuters, il Presidente Isaias Afewerki accusava proprio la CIA di essere dietro a questo traffico. Esattamente un anno dopo, il Presidente Obama in un discorso al Clinton Foundation Initiative, confermava: “Recentemente abbiamo rinnovato le sanzioni su alcuni dei paesi più tirannici tra cui Corea del Nord e Eritrea, abbiamo partnership con i gruppi che aiutano le donne e i bambini a scappare dalle mani dei loro aguzzini, stiamo aiutando altri paesi ad intensificare i loro sforzi e vediamo dei risultati…”
Gli sforzi degli altri paesi, di cui parlava Obama, sono i campi profughi allestiti in Etiopia e Sudan a ridosso del confine con l’Eritrea per richiamare i nostri giovani, mentre chi aiuta donne e bambini a scappare sono le ONG gestite da cittadini eritrei (come auspicato dall’Ambasciatore ad Asmara Ronald K. McMullen in un dispaccio confidenziale intitolato “Engaging the Eritrean diaspora” rivelato da WikiLeaks in cui suggeriva alle ONG che attingono a fondi USA di incoraggiare la diaspora eritrea alla critica del Governo eritreo). Non era mai successo, infatti, che così tanti eritrei potessero gestire delle ONG e in poco tempo sono nate l’Agenzia Habeshia di don Mussie Zerai, Gandhi di Alganesh Fesaha, HRCE di Elsa Churum. Contemporaneamente sono spuntati numerosi siti web di gruppi di “opposizione” al governo eritreo usati come megafoni per diffondere meglio le notizie di ciò che presto sarebbe successo ai giovani eritrei (ne è un esempio Radio Erena di Meron Estifanos).
Approfondendo la ricerca si scoprirebbe facilmente che dietro a tutte queste “Sante” organizzazioni ci siano i soldi di National Endowment for Democracy (NED), di Freedom House, di Open Society Institute, del Dipartimento di Stato Americano ed il sostegno del governo etiopico.
Ma qual è il principale fattore di attrazione per i giovani? Sembrerebbe che dietro a tutta questa faccenda ci sia la promessa di una vita nel paradiso terrestre: il visto facile per gli Stati Uniti. Con il trucco di un visto per l’America, i ragazzi vengono fatti fuggire dall’Eritrea verso i campi profughi dell’UNHCR in Etiopia e in Sudan dove Alganesh Fesaha ed Elsa Churum distribuiscono il numero di telefono satellitare di Meron Estifanos e di Mussie Zerai e i poveri profughi non vengono fatti salire su un aereo umanitario ma fatti partire verso il deserto ad affrontare torture, sequestri nel Sinai e prigioni in Libia. Assegnandosi i compiti lungo il percorso verso il mare, le ONG entrano in azione attraverso drammatici collegamenti telefonici con i ragazzi sequestrati apposta dai beduini per ricattare la diaspora eritrea nel mondo che, terrorizzata dalle telefonate dei propri familiari, paga migliaia di dollari. Per quelli che infine riescono a salire sui barconi fatiscenti ecco pronti gli angeli custodi, armati di telefoni satellitari, che allertano i soccorsi per i natanti.
Intanto arrivano a Lampedusa sempre più minorenni (12-13 anni) non accompagnati, senza alcuna convinzione politica e ai quali viene concesso lo status di rifugiato. A meno che non si voglia far credere che in Eritrea si mangino i bambini perché considerare dei minorenni rifugiati politici?
Il regime-change attuato attraverso lo svuotamento dell’Eritrea dai suoi ragazzi si è trasformato negli anni in un genocidio sistematico di giovani vite di africani perché la verità è che tra Eritrea ed Etiopia la guerra non è mai finita.
Egr. Dott. Iacopino, la Comunità degli Eritrei in Italia si augura che l’Ordine dei Giornalisti Italiani non si schieri a favore di una delle due parti in conflitto ma che sia neutrale ed equilibrato. Da parte nostra ci sarà il massimo impegno e collaborazione con tutte le istituzioni italiane e ribadiamo la nostra ferma volontà di arrestare il traffico di esseri umani che ci ha visti vittime e protagonisti in prima persona. Ancora chiediamo a Lei e alla Sua rispettabile istituzione democratica un impegno a dar voce al nostro dolore per fermare questo genocidio che quotidianamente si compie nel Mar Mediterraneo.

Comitato Media Italia
Portavoce della Comunità Eritrei residenti in Italia

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