Le foto che aspettano Fabrizio Villa


Un occhio per guardare il mondo, l’altro per pensare. La frase (non so se proprio esatta, vado a memoria) è del grande fotogiornalista siciliano Ferdinando Scianna. In poche parole riassume l’essenza di una professione speciale, quella di fotoreporter. Un lavoro che si può raccontare, il difficile è insegnarlo agli altri. Ci ha provato il fotogiornalista catanese Fabrizio Villa organizzando, in collaborazione con il Museo Diocesano di Catania e con la Nikon, un laboratorio di 3 giorni sul Fotogiornalismo. A seguire il workshop un gruppo di veri appassionati della fotografia. Fabrizio è un professionista affamato di vita. Sa che se c’è da tirare una buona foto da un avvenimento, come prima cosa deve diventare egli stesso un tutt’uno con ciò che sta andando a fotografare. Le sue foto hanno fatto il giro del mondo, le più belle si sono guadagnate premi prestigiosi. 

“Quando vado in un posto – confessa ai corsisti, mentre questi prendono appunti con la reflex in mano –  ho in mente la foto che voglio fare. Solo che, poi, faccio una foto diversa. Ed è giusto che sia così”. Dal suo recente viaggio all’Isola del Giglio, ad un anno dalla tragedia della Costa Concordia, è tornato con un carico di fotografie che sembrano tele dipinte. Una in particolare sprigiona una potenza descrittiva tale da trasformare “la tragedia” nella “nostra tragedia”. E’ lo scatto in cui due persone, riprese di spalle, osservano la Costa Concordia adagiata su un fianco. Quelle persone siamo noi, ancora increduli e distrutti dal dolore. Su quella vicenda ne ho viste tantissime di foto, una bella così mai. Gli chiedo se è uno scatto preparato per lungo tempo oppure uno di quei miracoli che ti si offrono. “No, è stato tutto un caso – spiega Fabrizio Villa – a dimostrazione che quasi sempre sono le foto che aspettano te. Mi aggiravo alla ricerca di una buona angolazione, senza decidermi a scattare. Mi chiamano al telefono e continuo a camminare. Ad un tratto ho alzato lo sguardo e…la foto era lì che mi aspettava”.

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