In punta di calzini arriva …il “Paradiso”


Calzini colorati appesi a un filo come decorazione e tanta animazione per grandi e piccini tra scenette teatrali, tende da campeggio in formato “small” e giochi di società. Così Il Paradiso dei calzini ha aperto le porte a Messina nella sede dell’Istituto Marino di Mortelle presentandosi come il primo spazio ludico organizzato prevalentemente sul baratto di beni sia materiali che immateriali. L’innovazione poggia sulla capacità dell’Associazione omonima di saper sfruttare un’area comunale inutilizzata, mettendola al servizio dei bambini e dei genitori lavoratori, creando un sistema di gestione alternativa a cui partecipano attivamente gli stessi fruitori e con cui reagiscono alle ristrettezze economiche. In tempi record, proprio durante l’inaugurazione, è giunta notizia che la locazione verrà rinnovata gratuitamente per altri due anni scolastici.

 

“Non è un asilo nido, non è una ditta. È una struttura che accoglie qualunque proposta per l’educazione dei piccoli. E lo fa con poco, con l’essenzialità delle risorse. C’è posto per laboratori di teatro, musica, giocoleria, giardinaggio, lingua straniera, yoga, creta, riciclo e pittura”. Così Eleonora Bovo, una delle quattro fondatrici descrive l’iniziativa che, pur sorgendo a livello locale con il sostegno delle istituzioni come la Sesta Circoscrizione, presieduta da Enrico Ferrara e il Comune di Messina, ha un ampio respiro, addirittura internazionale perché segue le orme dei noti modelli francesi degli “asili in appartamento”. Non a caso la presidente dell’Associazione Il Paradiso dei Calzini Sophy Vrignaud è parigina e ha deciso di investire un piccolo capitale nel progetto. A completare il coordinamento, ci sono Monia  Alfieri e Alessandra Di Pietro, entrambe mamme insieme al presidente. Ognuna di loro  con la propria preparazione arricchisce l’intrattenimento (formazione dei bimbi dai 2 ai 10 anni ed i relativi familiari di ogni età, tutti i pomeriggi tranne sabato e domenica).

“Non vorremmo mai essere un baby parking – afferma la Bovo –  La nostra idea va al di là del bambino parcheggiato da un posto all’altro. Chiediamo alle famiglie che partecipano non solo una retta (è chiaro che l’associazione ha una quota d’iscrizione) ma qualcosa di più concreto: prestare il proprio tempo che, in questo momento storico, è molto raro e sviluppare un impegno di pensiero. In mezzo a questa totale libertà, può capitare che una nonna voglia fermarsi a raccontare le sue storie o magari insegnare a cucire; può capitare che un papà voglia darci una prova pratica di come si lavora il legno”.

“Chiediamo un baratto di tempo e competenze – sottolinea l’arte – terapista. Un baratto che si sposa con quello materiale di beni. Qui, non abbiamo bisogno di mobili di super design. Il surplus non va bene in nessun campo della vita. Puntiamo al riciclo, a una nuova mentalità. Tutto diventa utile: basta la fantasia. Un pannello di cartone colorato e recuperato da una vecchia scenografia di teatro, tavolini su cui scarabocchiare e tessuti vivaci per dare movimento. Tutto rientra nel nostro arredo. Il nostro teatrino è stato realizzato per es. in modo naturale con qualche ramo degli alberi che ci circondano.  Bisogna calibrare il baratto in base alle esigenze. Non si potrà mai fare a meno degli strumenti ed attrezzi che riguardano la sfera dell’infanzia: dai colori ai quaderni per il disegno ai tappeti per il gioco libero”.

 In Francia, questa attività viene anche sponsorizzata e remunerata. Qui, bisogna accontentarsi del volontariato.

 

 

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