Cesare Basile: “La sicilianità va bene solo se non costruisce muri attorno a te”


Cesare Basile foto Brunella Bonaccorsi
Cesare Basile foto Brunella Bonaccorsi

È un artista impegnato Cesare Basile, uno che ha sempre espresso con chiarezza le sue idee, ha preso posizioni. Ha vinto due targhe Tenco e duettato con grandi nomi della musica nazionale e internazionale.

La sua musica viaggia di pari passo con il suo impegno politico e sociale.

Utilizza come lingua un dialetto siciliano arcaico e profondo, ma se gli si chiede che valore ha per lui la sicilianità, serafico risponde: “Se la sicilianità è un muro non mi interessa, mi interessa invece la ricchezza della lingua, della storia, mi interessa quello che la terra, come fattore materiale, può darmi. I muri non proteggono, semplicemente non permettono a te di uscire e ad altri di entrare”.

Cesare Basile foto Brunella Bonaccorsi
Cesare Basile foto Brunella Bonaccorsi

Cesare Basile si riaffaccia nel panorama musicale con un nuovo album, l’undicesimo, dal titolo Cummeddia, al quale è legato anche un tour che partirà il 16 ottobre dal Teatro Coppola di Catania, spazio occupato nel 2012. Seguiranno altre date in tutta Italia fino al 10 novembre. In Sicilia si esibirà il 17 ottobre al Retronouveau di Messina; il 18 ottobre da Spazio Franco a Palermo e il 19 ottobre da Arsonica a Siracusa. Con Basile ci saranno i Caminanti, collettivo aperto di musicisti che ormai da anni è al seguito dell’artista. Per questo tour ci saranno: Massimo Ferrarotto alle percussioni, Sara Ardizzoni alle chitarre elettriche, Vera Di Lecce al synth,  percussioni e voce, Alice Ferrara Percussioni, synth, voce e cori.

Cosa c’è in questo album?

“Cummeddia in siciliano vuole dire cometa o aquilone. Le storie che racconto in questo album sono tante eppure accomunate da uno scenario comune, ossia l’apparizione di una cometa”.

Per questo tour ha deciso di non avvalersi di agenzie o agenti. Perché?

“Oggi la musica è una merce e io non voglio stare in questo meccanismo. Volevo, invece, ripartire dalle relazioni in cui la musica non viene comprata né venduta ma proposta e suggerita. Mi piaceva l’idea di organizzare incontri fra persone”.

Undici tracce. Un singolo in anteprima uscito a settembre. Di cosa parla L’arvulu Rossu?

“È la storia della persecuzione di giovani omosessuali a Catania da parte del questore dell’epoca fascista che  scatenò una caccia folle, ordinando anche ispezioni corporali. Furono condannati al confino.  E io ho voluto raccontare questa storia. Se c’è una cosa che mi piace nella pratica del folk è la possibilità di raccontare storie antiche che però risultano assolutamente attuali. È accaduto allora ma sta accadendo oggi”.

 

 

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