Fabio La Fauci in mostra a Palermo con Serendipity


Fabio La Fauci
Fabio La Fauci

“Serendipity” è il termine inventato da Horace Walpole per indicare la fortuna di fare felici scoperte per puro caso o, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra.

Fabio La Fauci sceglie di intitolare così la sua personale negli spazi palermitani della Giuseppe Veniero Project per “raccontare – dichiara – una ricerca dai risultati inaspettati”.

In mostra, dal 19 marzo al 30 aprile, una ventina di opere, oli su tela di piccole e medie dimensioni realizzati tra il 2014 e il 2016.

Fabio La Fauci, Serendipity, 2014-5, olio su tela, cm 130x90
Fabio La Fauci, Serendipity, 2014-5, olio su tela, cm 130×90

I temi affrontati nella pittura dell’artista sono legati all’essere umano e alla natura: del corpo, umano e animale, rimangono i colori vivi della carne e del sangue, ma poi la figurazione lascia il posto alla geometrizzazione, resa attraverso linee e colori, fino a giungere a una quasi completa astrazione. Fabio La Fauci intende così insinuare dubbi sulla realtà attraverso la rappresentazione della realtà stessa. Non si concentra sul reale per interpretarlo o dipingerlo, ma per mostrarne il mistero indefinibile.

Nella sua ricerca, l’artista si è appropriato della tradizione e delle tecniche del linguaggio figurativo e ne ha reinterpretato i caratteri seguendo una linea di ricerca individuale, ricca di intense modalità espressive.

Fabio La Fauci olio su tela 90x 130 natura con fiori
Fabio La Fauci olio su tela 90x 130 natura con fiori

Di origine milanese, ma residente da molti anni a Berlino, la sua visione deformata, violenta e a tratti tragica, può ricondurre in taluni casi all’espressionismo astratto tedesco sia a livello formale che concettuale.

Nei suoi dipinti l’incontro con la contemporaneità e la quotidianità stimola la narrazione di contenuti in cui il contesto figurativo è completamente rinnovato fino quasi a sparire.

La “serendipità” sta poi nella sua progettualità libera: parte da uno schizzo per inoltrarsi su sentieri ignoti e spontanei. “La pittura è una caverna – afferma Fabio La Fauci – un posto sicuro, un luogo metafisico. Fuori dalla grotta è andare a vedere anfratti sconosciuti, la grotta è grande e piena di cunicoli, a volte la strada è buia, ma dirige verso luoghi dove può entrare un raggio di sole, e allora avviene la magia”.

La pittura, oltre ad avere una dimensione spaziale del tutto propria, ne ha anche una temporale: o meglio, è per Fabio La Fauci uno spazio privo di tempo, non sottoposto alle regole di fruizione veloce che segnano i nostri giorni.

Non svelare tutto subito, ma lasciare un finale aperto, da scoprire piano: questo l’intento del ciclo di lavori presentato a Palermo.

 

 

Articolo Precedente Letizia Battaglia, mostra a Palermo della fotografa che raccontò la mafia
Articolo Successivo Burattini senza fili e Etna Comics presentano Catania come Gotham City

Scrivi un Commento

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *