Parco archeologico di Ramacca, un parco tra gli scavi


parco archeologico di ramacca
Il parco archeologico di Ramacca

Durante le giornate primaverili, nasce la voglia di fare una gita fuori porta che coniughi insieme svago e cultura. È così, che a volte, si scoprono tesori culturali poco noti, ma che hanno tanto da raccontare al visitatore. Abbiamo visitato il parco archeologico di Ramacca, un vero e proprio gioiello incastonato in quella che è chiamata la “Montagna”. Il parco si estende fra distese di piante verdeggianti e un panorama mozzafiato e contiene resti risalenti al neolitico e al periodo greco. Il parco è “protetto” dall’associazione Archeorama che, con i suoi professionisti, guida i turisti fra tombe antiche e città del passato, permettendo alla memoria di continuare a trasmettersi. Abbiamo intervistato Laura Sapuppo, presidente dell’associazione, ci ha raccontato degli scavi e delle scoperte archeologiche, ma anche delle difficoltà che incontrano.

Nella foto Laura Sapuppo, presidente dell'associazione Archeorama.Foto Angela Marina Strano
Nella foto Laura Sapuppo, presidente dell’associazione Archeorama.Foto Angela Marina Strano

Di quali attività si occupa l’associazione culturale Archeorama?

Archeorama è un’associazione culturale che promuove ed organizza eventi ed attività didattiche finalizzate a sviluppare nei giovani l’interesse per la storia e l’archeologia, attraverso laboratori, visite guidate, nei parchi archeologici di Catania e provincia: Palikè (Mineo), Montagna di Ramacca, Monte Judica, Coste di s. Febronia (Palagonia). Grazie ad una convezione con il Comune di Ramacca e la Soprintendenza dei beni culturali di Catania, Archeorama partecipa alle attività scientifiche e gestisce i servizi aggiuntivi per il Parco e il Museo archeologico.

L’associazione è gestita prevalentemente da donne, chi siete?

Ho l’onore di essere presidente di una squadra formidabile ricca di competenze e professionalità. Siamo in prevalenza archeologhe formate presso il Museo archeologico di Ramacca, una scuola di pratica archeologica, scientifica e di studio creata dall’archeologo Enrico Procelli per quasi 40 anni direttore del Museo. Tutte abbiamo diverse esperienze di studio, di scavo e di pubblicazioni all’attivo e una lunga “militanza” di volontariato sul campo.

Ci parli del parco archeologico di Ramacca, una ricchezza siciliana poco conosciuta.

Il parco comprende tre distinte aree archeologiche: il villaggio preistorico di Torricella (2200-1500 a.C.) dove nel 1970 e nel 1971 vennero effettuate due campagne di scavo; il sito di S. Maria, indagato solo con ricognizioni di superficie, ma con tracce che risalgono al Neolitico (5000 a.C.); la Montagna di Ramacca, oggetto di indagine archeologica con undici campagne di scavo tra il 1978 e il 2000, sotto la direzione degli archeologi E. Procelli e di A. Patanè. Gli scavi di quest’ultimo sito hanno portato alla luce una imponente quantità di reperti archeologici. Si sono potute così ricostruire le varie epoche di frequentazione, la struttura urbanistica, la presenza due aree sacre e di tre necropoli. Inoltre, nel territorio di Ramacca è stata individuata una villa d’età romana con pavimentazione musiva.

Ha scoperto personalmente qualche resto archeologico?

Spesso sono colpi di fortuna che aprono le porte a scoperte più o meno importanti. Accanendomi su quello che sembrava un mucchietto di pietre affioranti dal terreno, sulla Montagna di Ramacca nel 2000 ho scoperto una sepoltura ad incinerazione.

Il parco archeologico di Ramacca
Il parco archeologico di Ramacca

Quanti visitatori ha durante l’anno il parco? Arrivano stranieri?

Siamo nell’ordine degli 800 visitatori all’anno per il museo, 600 circa per il Parco. Tra questi un piccolo numero sono di nazionalità straniera, prevalentemente figli di emigrati, ai quali si aggiungono i giovani belgi del gemellaggio in atto presso l’Istituto di studi superiori di Ramacca. Pochi giorni fa abbiamo ricevuto due studiose giapponesi provenienti dal museo di Yokoama.

Cosa si potrebbe fare per promuovere maggiormente questo sito importantissimo e farlo conoscere ai turisti?

Se si tiene conto che tutte le attività scientifiche, promozionali e didattiche del Parco e del Museo si fanno attraverso il volontariato e praticamente a costo zero, si ha la dimensione delle difficoltà cui si va incontro. La scarsa propensione a fare rete ha impedito fino ad ora di creare quei circuiti turistici alternativi, culturali, relazionali, emozionali, di cui tanto si parla. Ma siamo ottimiste, ci stiamo lavorando.

Quali sono le difficoltà che incontrate?

I siti che si trovano ad una certa distanza dai centri abitati spesso subiscono gli attacchi di vandali, ladruncoli, pastori, cacciatori e scavatori di frodo che tagliano le recinzioni in barba ai divieti e alle ordinanze. Forse con azioni più incisive di prevenzione e controllo si potrebbe mettere un argine agli scempi cui troppo spesso assistiamo.

Mi permetta di ringraziare Dario Palermo, direttore del Museo archeologico di Ramacca e Andrea Patanè, responsabile di zona per la Soprintendenza ai beni culturali, per la fiducia concessa ad Archeorama, affidataria della gestione dei servizi aggiuntivi del Parco archeologico di Ramacca e del Museo. Inoltre, Rosa Maria Albanese Procelli e Massimo Frasca, gli studi dei quali ci permettono oggi di continuare un lavoro bellissimo.

 

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