“La mafia grigia” di Pino Finocchiaro


La mafia è grigia: lo scrive il giornalista catanese Pino Finocchiaro nel titolo del suo libro, appena dato alle stampa per Editori Riuniti. Finocchiaro, cresciuto professionalmente nella città etnea e oggi redattore e conduttore di Rai news 24, ci consegna un’indagine sulla cupola dei cosiddetti “colletti bianchi”, politici, imprenditori e professionisti insospettabili, invischiati in un abbraccio mortale con la mafia. Presentando il volume alla libreria Feltrinelli di Catania – insieme al collega Nicola Savoca e al magistrato della DDA di Caltanissetta Nicolò Marino – l’autore ha ricordato a tutti che “la mafia non è fatta solo di coppole storte, come la tv vorrebbe farci credere, ma presenta un livello ben più alto e preoccupante. C’è da chiedersi, in particolare, che ruolo abbiano avuto certi politici e professionisti nei depistaggi seguiti alle stragi di mafia del ’92, di cui ancora oggi la verità non è stata ricostruita”.

 

“Potremmo parlare a ragion veduta di smemorati istituzionali – gli ha fatto eco il pm Marino – a proposito di quei personaggi politici che a vent’anni di distanza stanno improvvisamente ricordando fatti di allora. In un momento storico in cui la gente ha bisogno di certezze, è compito di tutti, in primo luogo delle istituzioni, dimostrare una maturità che in passato è spesso mancata. Nessuno può esimersi dal fare la propria parte. Solo così potremo onorare la memoria di persone come Giuseppe Fava e Carlo Alberto Dalla Chiesa, che, con la loro lungimiranza, avevano già capito molto del sistema mafioso”.

Non poteva ovviamente mancare un riferimento al cosiddetto caso Catania, alla cui ricostruzione Pino Finocchiaro si è dedicato con passione e precisione, rivolgendo in particolare uno sguardo commosso rivolto al magistrato Titta Scidà, che fu presidente del Tribunale dei minori della città etnea e vero paladino di legalità. “La storia del caso Catania – ha sottolineato Nicola Savoca – non è ancora stata scritta fino in fondo. Qui la zona grigia è rimasta in parte tale”. Una città, Catania, in cui a molti faceva comodo dire che la mafia non ci fosse, a differenza di Palermo, dove la criminalità faceva più rumore.

Che fare, dunque? Senza dubbio ridestare l’attenzione, dire le cose come stanno, non distrarsi. E poi tenere sempre viva la memoria, specie tra le nuove generazioni. “Stare nel limbo non paga più”, ha concluso Nicolò Marino. “Abbiamo il peso di portare avanti la verità”.

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