Prometeo: l’importanza di fare formazione


A traguardo raggiunto Prometeo traccia il bilancio. L’attenzione è puntata su turismo e impresa in Sicilia. Giunto in dirittura d’arrivo, il progetto di formazione Prometeo conta 2700 ore di lezione, 104 percorsi formativi, circa 500 lavoratori “formati” e 74 imprese siciliane coinvolte  dei settori turistico-alberghiero, agroalimentare, dei servizi, perfino i pescatori del porto di Catania e Stazzo.

Ed è proprio sulla formazione continua che le imprese investono per superare i gap istituzionali. “Il nostro – ha puntualizzato Nanda D’Amore, presidente Civita che ha organizzato il corso finanziato da Fondimpresa, il più importante tra i fondi interprofessionali per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil  —  è  un piano costruito dal basso, sentendo ognuna delle aziende che vi partecipano, cogliendo per ognuna i fabbisogni formativi, convinti che il miglioramento  professionale sia elemento di sicuro successo per quell’azienda con l’obiettivo di raggiungere l’eccellenza, scommettendo sul trinomio territorio, qualità, capitale umano ”. 

All’hotel Caparena in occasione della conclusione dell’iniziativa si sono tracciate con precisione luci e ombre del turismo in Sicilia. “Numeri positivi” secondo il presidente regionale di Confindustria Alberghi e Turismo, Sebastiano De Luca,  in controtendenza rispetto ai trend negativi di crescita che si registrano negli altri settori produttivi, “ma che purtroppo non bastano se non accompagnati da una adeguata programmazione regionale”.

 

“Inesistente, manca persino un assessorato regionale di riferimento” dice De Luca tra i protagonisti della tavola rotonda “Risorsa territorio, formazione e crescita professionale nel distretto Taormina Etna”, coordinata  dal giornalista del Sole24Ore Nino Amadore, che ha chiuso il piano di formazione Prometeo (Promuovere le Eccellenze nel distretto Taormina Etna per la crescita dell’occupazione).

“Quello di Fondimpresa non è un fondo al servizio dei soci ma dei lavoratori e delle imprese per la crescita delle persone che si trovano in un’organizzazione produttiva”, ha dichiarato  Michele Lignola, già direttore generale Fondimpresa.

Tra i presenti anche Amarildo Arzuffi, direttore area Formazione di Fondimpresa, Giovanni Catalano, direttore Confindustria Sicilia, Mario Bolognari, già presidente distretto Taormina Etna, Roberta Geusa fondazione Istud,  Nando Battiato, presidente di Obr Sicilia, Mariella Crisafulli, consigliera di Parità Cisl, e Angelo Mattone, segretario Uil.

Delle 74 aziende delle province di Messina e Catania che hanno preso parte al piano- ha spiegato  Silvia Reali, responsabile del progetto – 17 operano nel settore turistico-ricettivo, 38 nell’ambito dell’agricoltura, della pesca e  dell’agroalimentare e altre 19 sono attive in  altri settori”.  

Dall’accoglienza al web marketing nel turismo, dalle tecniche di addobbo e allestimento di sale, banchetti e buffet, dall’organizzazione di una carta dei vini alla cucina creativa con prodotti del territorio, servono, infatti, professionalità costantemente aggiornate che sappiano parlare inglese, tedesco, perfino russo cinese e giapponese per stare sempre più al passo dei competitor stranieri. Il piano Prometeo ha anche  previsto un workshop dedicato al public speaking, ovvero la comunicazione pubblica, ma declinata al femminile. Un’esigenza che Civita ha saputo tradurre, (forse, chissà, perché marcatamente “tinta di rosa”) cogliendo un dato sorprendente: l’elevata presenza di donne che ricoprono nelle aziende ruoli di comando e che sempre più spesso si ritrovano a dover affrontare un pubblico di colleghi e di potenziali clienti, durante congressi, riunioni e fare i conti con un microfono e una telecamera.

Durante l’incontro sono stati presentati un video e un libro che hanno raccolto testimonianze e racconti, storie di aziende e di imprenditori  che hanno contribuito a costruire e sviluppare uno dei più importanti tessuti economici del comprensorio.

Quelli di Civita, finanziati da Fondimpresa, interpretano le esigenze di quegli imprenditori che hanno creduto e investito in un’idea, che hanno alle spalle storie di antichi mestieri tramandati di padre in figlio e trasformati in business, o un amore verso la propria terra che non ha mai fatto gettare loro la spugna. E che oggi più di ieri, “per stare nel mercato” hanno bisogno di innovarsi perché la capacità di “arrangiarsi” sarà pure stata un’arte ma è ora definitivamente scalzata dalla nuova parola d’ordine: eccellenza.

 

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