Al Piccolo di Catania va in scena Se son fiori moriranno


Se son fiori moriranno

Se son fiori moriranno è il primo atto di un Dittico del sabotaggio che l’autore e regista Rosario Palazzolo ha concluso con lo spettacolo Ti dico una cosa segreta, andato in scena proprio in queste settimane al Teatro Biondo di Palermo.

Lo spettacolo, che vede in scena Simona Malato e Chiara Peritone (con la voce di Delia Calò) sarà al Piccolo Teatro della Città di Catania il 22 e il 23 marzo (ore 21). Inoltre venerdì 22 marzo ore 11 al CUT – Centro Universitario Teatrale, Rosario Palazzolo e Simona Malato saranno protagonisti del nuovo appuntamento di Retroscena: l’autore e l’attrice dialogheranno con la professoressa Simona Scattina (Discipline dello spettacolo presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania).

Se son fiori moriranno«Sabotare la realtà con l’immaginazione – dice il regista – è l’unica alternativa che abbiamo, la sola che ci permette di spostare in avanti il limite del precipizio, ridisegnando continuamente il panorama, costruendo immaginari improbabili con una risolutezza manichea, che riesce a trasfigurare la verità. Ma l’immaginazione – aggiunge – è una manna, una maledizione, un ordigno e una trappola, è ciò da cui non riusciamo a separarci, ciò che difendiamo con la nostra stessa vita gettando sul piatto pure quello che non abbiamo, purché rallenti l’inesorabilità degli eventi, esponendoci a un’agonia insopportabile, che impariamo a sopportare.

Se son fiori moriranno, finzione e realtà

Questo spettacolo, dunque, mi costringerà a fare i conti con l’indagine più perniciosa di tutte, quella che può considerarsi una specie di sudario volontario per chiunque abbia la presunzione della creazione, ovvero l’indagine sul concetto di immaginazione». Al centro di questa pièce teatrale una madre e una figlia, un’agonia lunga quindici anni, una stanza sprangata, un dolore che grida l’ingiustizia della vita, che sbatte sulle pareti e che fa eco sui corpi, che si allunga e si allarga continuamente, che si contrae, che prova a far cambiare faccia alla faccia, umore all’umore, trasformandosi in un’alternativa, la migliore di tutte, anzi l’unica possibile: l’immaginazione.

Finzione e realtà così si inseguono alla ricerca di una qualche gioia e verità. Il pubblico diventa un sostegno silenzioso, che osserva e giudica, che decide, e che a un certo punto avrà in mano la responsabilità di acchiappare i personaggi e portarli altrove, fosse solo nelle proprie vite. Palazzolo dona agli spettatori un testo forte, poetico, fatto di parole reinventate, ironiche con una messa in scena che diventa un affresco tremendo, rocambolesco, un marchingegno irriverente, pirotecnico e divertente, disperato e sfavillante, pieno zeppo di musiche, di peripezie e di colpi di scena e che sarebbe ingiusto perdere.

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