L’abisso di Davide Enia al Piccolo Teatro della Città


Davide Enia
Davide Enia ph_Gianluca_Moro

La rabbia e il dolore che viene fuori dalle tragedie degli innumerevoli sbarchi sulle coste del Mediterraneo. E’ questo il tema dello spettacolo di Davide Enia “L’abisso”.

Lo spettacolo andrà in scena sabato 1 alle ore 21,00 e domenica 2 alle ore 18,00, al Piccolo Teatro della Città di Catania, nell’ambito della Stagione teatrale impaginata dal Teatro della Città – Centro di Produzione Teatrale.

Il testo è scritto dallo stesso Davide Enia, le musiche sono di Giulio Barocchieri e verranno eseguite in scena.

Lo spettacolo è prodotto da produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Biondo Palermo, Accademia Perduta – Romagna Teatri in collaborazione con Festival Internazionale di Narrazione di Arzo.

La trama

L’abisso affronta il dramma dei migranti che sbarcano a Lampedusa come metafora di un naufragio, personale e collettivo. L’attore, drammaturgo e romanziere palermitano Davide Enia attinge ai suoi Appunti per un naufragio (Sellerio Editore, Premio Mondello 2018) per raccontare l’esperienza indicibile degli sbarchi, dando vita a una riflessione, figlia del lavoro sul campo, su quanto sta accadendo, per riportare con urgenza, nello spazio condiviso del teatro, il tempo presente e la sua crisi.

Davide Enia, parlarne è stato un bisogno

«Ho trascorso molto tempo sull’isola – spiega Davide Enia – , per provare a costruire un dialogo con i testimoni diretti della Storia: i pescatori e il personale della Guardia Costiera, i residenti e i medici, i volontari e i sommozzatori. Rispetto al materiale che avevo studiato, in quello che stavo reperendo di prima mano c’era una netta differenza, che riguardava soprattutto il fatto che con le persone che incontravo, parlavamo in dialetto. Nominando i sentimenti secondo la lingua della culla, usandone suoni e simboli e comprendendone i silenzi. Ascoltare e osservare i miei interlocutori – continua – mi ha fatto comprendere che era necessario un ulteriore passo: capire chi ero io, comprendere cosa mi accadeva durante e dopo l’ascolto delle loro esperienze, ammettere senza remore che non ero affatto pronto a ricevere tutta quella sofferenza. Scriverne e parlarne è stato un bisogno. Dovevo creare distanza tra me e questi fatti, alcuni ascoltati, altri vissuti»..

«Quanto sta accadendo a Lampedusa – conclude Davide Enia – non è soltanto il punto di incontro tra geografie e culture differenti. È per davvero il ponte tra periodi storici diversi, il mondo come l’abbiamo conosciuto fino a oggi e quello che potrà essere domani. Sta già cambiando tutto. E sta cambiando da almeno un quarto di secolo. Di questo parla L’abisso, del nostro presente di approdi e naufragi».

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