Baba Sissoko – Afroblues, magico concerto che invoca la Natura e l’Umanità


Canta “Yala Yala” ovvero “Cammina per cambiare qualcosa” perché, nel suo sconfinato ottimismo e nel suo perenne inno alla vita, sprona il mondo a reagire alle brutture con la musica. Si tratta di Baba Sissoko, lo strumentista maliano circondato da una carica solare ed esplosiva che porta con sé messaggi di saggezza e che, insieme agli Afroblues, ha unito al jazz non solo il blues ma anche l’Amadran, al Palacultura “Antonello da Messina”, per la stagione organizzata dall’Accademia Filarmonica. “Dove c’è musica, c’è gioia e vita!” – dice l’artista, durante il concerto. L’Amadran è una forma pura di melodia che è cadenzata da un ritmo ripetitivo ed ipnotico,       adatto a tramandare la cultura dei Griots del Mali, antichissimi cantastorie con cui Baba è cresciuto. Suo nonno è il più grande Griot vivente. Un’esperienza memorabile quella di poter essere istruito da ben quattro vati-sacerdoti, nonché stimatissimi esperti delle tradizioni di quei luoghi che comunicavano con gli stessi strumenti ereditati da Baba: ‘Ngoni, Tamani, Kamalengoni, Doun Doun ed altri con cui divulgare il rispetto per la Natura e l’Umanità. Baba (“padre” in turco) corrisponde ad un titolo usato nel mondo arabo – musulmano, in segno di onore e ossequio per le persone venerate. Il sognante cantore del suo Paese ha presentato, a Messina, il suo ultimo progetto discografico, “African Griot Groove”, che esprime pace, amore, fiducia e riguardo per ogni cultura diversa dalla propria. Lo stile si orienta al fusion, sebbene ci siano pressanti ritmiche sub-sahariane. Ad accompagnarlo è stata una band multietnica e brillante, costituita da tre africani e un italiano: Erick Jano del Camerun al basso, Kasse Lago Philippe della Costa d’Avorio alla batteria, Kalifa Konè del Mali alle percussioni e il salernitano Alessandro De Marino al clarinetto. Quest’ultimo è rinomato per la sua genialità nel combinare l’acustica del suo fiato con l’utilizzo di una pedaliera elettronica, producendo sonorità che si coniugano magnificamente all’incanto degli strumenti artigianali di Baba. Inoltre, fa parte di un gruppo folk – rock, “Il Pozzo di San Patrizio”, con cui il musicista maliano ha creato, nel 2010, il meraviglioso progetto “The Eyes over the World”, un esperimento di fusione con l’afro-beat, prodotto da Francesco Marra. Questo disco contiene otto brani, di cui due riarrangiamenti di brani de “Il Pozzo di San Patrizio”; negli altri sei, si individuano le strutture predilette da Sissoko, Lo “sciamano” della serata ha una celebrità transatlantica e può sfoggiare importanti collaborazioni con Youssou N’Dour, Buena Vista Social Club, Santana, Sting ed Art Ensamble Of Chicago. Anche la sua discografia è consistente e sfaccettata, degna di chi si è esibito in tutto il mondo e di chi ha attinto in diversi generi musicali: il jazz, il blues, il rock, la musica classica e quella elettronica. Il tutto impreziosito dalla tradizione del “Griot”.

Baba suona magistralmente il tamani, un piccolo djembe, in pelle di capra, che si posiziona sotto l’ascella e genera, a percussione, diversi suoni con i movimenti del braccio. Tanta è la sua maestria che Sissoko, il 12 dicembre, a Bamako (Mali), ha ricevuto la prestigiosa onorificenza Maliana, il Tamani d’Onore d’Oro, per il progetto “Mali Mali”, riconosciuto come Migliore Iniziativa Culturale del 2009. Ma è necessario un talento da capotribù per suonare bene tutti gli strumenti, appartenenti alle sue radici culturali. A fine concerto prima del bis, ce li spiega con estrema semplicità: Ngoni, per esempio, è la chitarrina maliana, fatta con il legno locale e la pelle di mucca; il kamalengoni, ancora, è sempre uno strumento a corde più voluminoso, dove la cassa di risonanza è una vera e propria zucca (“questa – racconta Baba – serve, nelle usanze africane, come vasca per lavare i bambini”).

Lo Ngoni accompagna spesso la musica di Sissoko come il ritmato jazz del brano “So/Fanzia”. Le melodie pop di “Taman Kan” smorzano l’idea del convulso saltellio attorno al fuoco, mentre “Afrika/Afro Blues” ci spedisce in un sentiero malinconico di una irrefrenabile cavalcata blues. Con il brano “Ebi Ebi Ebi Narion” che vuol dire “Grazie Natura!”, Baba ci regala un bis anche ballato, oltre che cantato e ci invita a non parlare  della Natura solo quando scatena cataclismi. La Natura va ringraziata ogni giorno per averci dato la vita! Grazie con il suono, con il canto e con la danza.

Il musicista mette insieme profondi contenuti con il suo smagliante sorriso e con la spontaneità delle sue parole. Baba dice che gli alberi vanni rispettati al pari dei bambini; l’uomo va rispettato come la donna. Il suo piglio da cosmopolita lo ha spinto comunque a preferire la Calabria come residenza e a mettere su famiglia. Per quanto, si definisca afro-calabrese, Sissoko è aperto al mondo, piazzando al primo posto l’Africa, una terra che, secondo lui, cerca di tenere il passo coi tempi.

Baba colpisce perché, nell’ultimo decennio, si è sempre rinnovato, pur elogiando le sue origini. La sua produzione musicale, con l’album “Culture Griot” del 2009, mixa la band Black Machine, caratterizzata da suoni tradizionali di sette raffinati musicisti Maliani, con l’avant-grade della jazz band belga “Aka Moon”. Quest’album, a febbraio 2010, viene insignito, dalla rivista Mixed World Music Magazine, del prestigioso riconoscimento di Miglior Album di Musica World, realizzato in Belgio nel 2009. Sempre in questo prolifico anno, il musicista promuove il “Bamako Jazz festival”, lanciando in tour il progetto “Mali Mali” per cui è stato premiato. A fine 2009, Baba compone e registra nuovi brani, tra cui “Kele”, che cattura per l’ispirazione poetica, un testo di denuncia sui danni della guerra e sulle persone inermi. Da questo momento più che mai, Baba sente di dover calibrare nuove sperimentazioni e di proporre alcuni di questi brani in una forma più comprensibile con incursioni sempre più frequenti nella modernità, come si verifica nel genere pop ed elettronico.

 

 

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