Inchiesta di Fabrizio Gatti: Papa inascoltato, porte in faccia agli immigrati


Fabrizio Gatti nei panni di Bilal sul treno in Germania (foto di Fabrizio Gatti)
Fabrizio Gatti nei panni di Bilal sul treno in Germania (foto di Fabrizio Gatti)

 «Ogni parrocchia accolga una famiglia di profughi. Lo faranno per prime le due parrocchie del Vaticano. Cominciamo dalla mia diocesi di Roma… Mi rivolgo ai miei fratelli Vescovi d’Europa, veri pastori perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore.»

Ha esordito così Papa Francesco nel breve discorso poco prima dell’Angelus, il 6 settembre scorso, voleva dare il Aveva chiesto «accoglienza, disponibilità, sorriso e magnanimità per chi fugge da guerra e morte, per chi ha perduto la speranza». Un appello tanto accorato quanto inascoltato, perlomeno così si evince dall’inchiesta realizzata per l’Espresso da Fabrizio Gatti che in un viaggio di 5.372 chilometri fra Italia, Francia, Svizzera e Germania, nei panni di Ibrahim Bilal, profugo curdo sfuggito alla guerra, ha chiesto rifugio ben ventitrè volte, per una o due notti, per sé e la sua famiglia, ricevendo 22 porte in faccia.buon esempio, lui, per primo, uno strattone al torpore umano, uno schiaffo all’indifferenza. Così da ogni dove sono piovute positive e premurose le risposte, il concordare, gli “eccoci” di vescovi, parroci, uomini di chiesa e operatori del sociale, tutti pronti a correre e a soccorrere gli immigrati bisognosi.

Nella foto il giornalista Fabrizio Gatti
Nella foto il giornalista Fabrizio Gatti

Aveva chiesto «accoglienza, disponibilità, sorriso e magnanimità per chi fugge da guerra e morte, per chi ha perduto la speranza». Un appello tanto accorato quanto inascoltato, perlomeno così si evince dall’inchiesta realizzata per l’Espresso da Fabrizio Gatti che in un viaggio di 5.372 chilometri fra Italia, Francia, Svizzera e Germania, nei panni di Ibrahim Bilal, profugo curdo sfuggito alla guerra, ha chiesto rifugio ben ventitrè volte, per una o due notti, per sé e la sua famiglia, ricevendo 22 porte in faccia.

«Parrocchie, famiglie, comunità, secondo la Conferenza episcopale italiana, accolgono già 22 mila rifugiati in 1.600 strutture… ma la storia è tutta diversa: quanto ha detto papa Francesco non è vero –sostiene Gatti- chi non può mettere in regola i documenti o è soltanto in transito viene mandato via.»

L’intervista a Fabrizio Gatti

 

 Fabrizio Gatti da cosa è nata l’idea di realizzare l’inchiesta? cosa ha voluto dimostrare?

Il parroco di Pré Saint Didier, in Valle d'Aosta, durante l'incontro con Bilal, (Fabrizio Gatti) È l'unico religioso su ventitré ad aver offerto un aiuto concreto (dal video dell'inchiesta).
Il parroco di Pré Saint Didier, in Valle d’Aosta, durante l’incontro con Bilal, (Fabrizio Gatti) È l’unico religioso su ventitré ad aver offerto un aiuto concreto (dal video dell’inchiesta).

«Con questo servizio non intendevo dimostrare nulla. Nel senso che un’inchiesta o un reportage non sono un editoriale: lo scopo non è dimostrare qualcosa, ma semplicemente raccontare quello che si vede, si sente, si tocca, si respira, a volte perfino si gusta. Partendo da questa premessa, ho voluto raccontare cosa succede quando un profugo chiede aiuto a una parrocchia, a un monastero, a una comunità religiosa.»

Ben 22 porte chiuse in faccia con delle risposte quasi univoche: «Non mi importa di quello che ha detto Francesco, la realtà è un’altra cosa». Un appello del papa inascoltato, dunque, eppure un’ANSA dell’8 settembre, subito dopo l’appello, parlava di «Mobilitazione nella chiesa per accogliere i migranti», cosa è successo nel frattempo, sei stato solo sfortunato o ciò che si dice ai media resta solo teoria?

«Sì, il risultato è sorprendente: 22 no e un solo sì, dopo 22 giorni di viaggio. L’inchiesta giornalistica sotto copertura ha la caratteristica di fornire informazioni dirette e non mediate dalla propaganda, dal galateo o dalla retorica che possono invece condizionare un’intervista classica. E la realtà nuda sembra essere molto lontana dall’appello all’accoglienza rivolto alle parrocchie, ai monasteri, ai santuari d’Europa da papa Francesco.»

 Un solo sacerdote, don Rodolfo, parroco di Pré Saint Didier in Valle D’Aosta, le ha trovato una sistemazione, perché lui sì e gli altri no, qual è lo scarto fra legge dello Stato e legge di Dio, chi deve applicare quale?

Nella foto il giornalista Fabrizio Gatti
Fabrizio Gatti

«La risposta che mi do è che il parroco di Pré Saint Didier davanti alla legge dello Stato e alla legge di Dio abbia anteposto il diritto a essere uomo: essere uomo libero prima di tutto lui, non un sottoposto alla questura o al vescovo locale. Nel vuoto degli altri religiosi, il gesto di don Rodolfo è eroico. Eppure, per uomini che professano la testimonianza di Gesù minacciando le pene eterne dell’inferno a quanti non si adeguano, dovrebbe essere un’azione normale.»

Non è la prima volta che si cala nei panni degli immigrati, lo aveva già fatto dieci anni fa a Lampedusa con lo stesso nome, Ibrahim Bilal, contesti diversi e storie certamente diverse, cosa è cambiato, quali sensazioni, quali ostacoli, quali pregiudizi?

 «Il quadro internazionale, rispetto a dieci anni fa, è spaventoso. Per una decina d’anni, dagli accordi del 2004 tra Italia e Libia per il respingimento collettivo e quindi illegale di quanti sbarcavano, l’Europa aveva fondato la stabilità del Mediterraneo su regimi criminali come quello di Gheddafi, di Ben Ali in Tunisia, di Assad in Siria. Caduti quei gendarmi amici e complici, i nostri governi non hanno più saputo che cosa fare. Comunque i pregiudizi sono gli stessi di allora.»

Pregiudizi o no, molti italiani hanno criticato l’appello del papa, per un attimo svesta i panni di Bilal e indossi quelli di cittadino, concorda con la citazione del Vangelo da parte del pontefice sull’accoglienza di «buoni e cattivi»?

Nella foto il giornalista Fabrizio Gatti
Nella foto il giornalista Fabrizio Gatti

 «L’appello del papa alle parrocchie, ai monasteri dovrebbe offrire un supporto agli Stati nazionali in crisi e alla rete delle associazioni di assistenza come la Caritas. Ma anche Bilal è un cittadino e si chiede chi siano davvero i cattivi. I 60 bambini siriani annegati l’11 ottobre 2013 perché l’Europa era pronta ad accoglierli, ma non a concedere loro un normale visto di ingresso, erano forse cattivi? I 366 eritrei morti a Lampedusa erano cattivi? Gli africani che partono in massa dai loro Paesi che nel frattempo vengono depauperati dalle multinazionali del petrolio, dell’uranio, dei minerali rari, sono cattivi? Aylan, i suoi fratellini, sua mamma affogati tra la Turchia e la Grecia erano cattivi? Torniamo sempre lì: auspichiamo soluzioni repressive a valle, dimenticandoci quanto le nostre azioni abbiano contribuito alla fuga a monte. Potremmo anche ignorare il papa, il Vangelo, il buon senso, la storia e affidare la soluzione ai partiti xenofobi europei. Ma finché a Sud del Mediterraneo si spara e si muore di guerra e di fame, la fuga non si fermerà.»

Nella sua inchiesta fa riferimento a quando i profughi eravamo noi italiani, cosa è cambiato?

«È cambiato che da allora ci sono state due guerre mondiali, una guerra fredda, un boom economico, una crisi senza fine, ma non siamo ancora riusciti a rimediare alle nefaste conseguenze del colonialismo euro-americano in Africa e in Medio Oriente. E ora si sono aggiunti pure la Cina e l’estremismo di alcune deviazioni dell’Islam.»

L'inchiesta del giornalista Fabrizio Gatti su quanto detto dal Papa riguardo l'ospitalità da dare agli immigrati
L’inchiesta del giornalista Fabrizio Gatti su quanto detto dal Papa riguardo l’ospitalità da dare agli immigrati

Ha sottolineato che fra le porte chiuse in faccia ci sono state anche quelle di Marktl, parrocchia ove hanno battezzato Papa Ratzinger, gemellata con Sotto il Monte, paese di Papa Giovanni XXIII e San Giovanni Rotondo, paese di Padre Pio, «un concentrato di santità» come lei stesso ha scritto, e quella romana di Santa Maria Maggiore dove «Francesco si è inginocchiato a pregare subito dopo la sua elezione a Papa» e dove peraltro a snobbarla sono stati due francescani che aveva riconosciuto in una foto che li rappresentava proprio accanto a Papa Francesco. Certo, possiamo dire che proprio queste due chiese “simbolo” avrebbero dovuto dare il buon esempio?

«Non è questione di buon esempio, ma di decenza. Se nella basilica del papa a Santa Maria Maggiore hanno ospitato un cardinale accusato negli Stati Uniti di non aver fermato il crimine dei preti pedofili, se i frati francescani dell’Immacolata hanno accumulato 59 fabbricati, 17 terreni, una stazione radio, 5 impianti fotovoltaici, 102 auto, come possono affermare che il papa può dire qualsiasi cosa e rifiutarsi di offrire aiuto a una mamma e due bambini?»

«Questa è una sconfitta di tutto il mondo, o si è solidali tutti o si affonda tutti», ecco le parole del cardinale Bagnasco, con riferimento al fenomeno delle migrazioni. Pensa che l’esito della sua inchiesta possa già considerarsi come una sconfitta? Se sì, di chi e come sarà possibile recuperare?

L'inchiesta condotta da Fabrizio Gatti sul giornale Espresso
L’inchiesta condotta da Fabrizio Gatti sul giornale Espresso

«Ospitare per una o due notti una famiglia, come chiedevo nella mia inchiesta, può essere impossibile se non si ha posto. Ciò che mi ha colpito però sono l’acidità, il cinismo, la mancata disponibilità ad aiutare di alcuni religiosi, l’assenza di com-passione e la sottomissione totale alle norme di polizia, anche quando la legge darebbe la precedenza alla protezione dei minori. Significa che perfino i parroci, portavoce e testimoni di Gesù, si sono lasciati condizionare dal clima che respiriamo. Dovremmo essere preoccupati se anche la Chiesa, che per i non credenti rappresenta comunque un’istituzione sociale di prima e ultima istanza, si è ridotta a questo. Ci resta la speranza che don Rodolfo, e quanti come lui agiscono nell’anonimato degli sportelli della Caritas o nella vita privata, tengano sempre aperta la loro porta. Don Rodolfo dimostra che la solidarietà esiste ed è possibile.»

Anche al centro Astalli di Roma, accoglienza di matrice gesuita come l’educazione religiosa del santo padre, le porte sono rimaste chiuse, così abbiamo provato a capire come avrebbe reagito il centro Astalli di Catania e padre Gianni Di Gennaro, dopo aver mostrato le proprie perplessità nel riconoscere come esemplificativo un campione di sole 23 parrocchie, ha risposto: «Le situazioni sono molto complesse, nello specifico di Catania ci ritroviamo a dover fronteggiare situazioni di questo genere ogni giorno e non abbiamo più spazi disponibili, seppur a volte dobbiamo anche noi fare i conti con la burocrazia e con la legge; ad ogni modo non possiamo generalizzare ed essere prigionieri di una ideologia, dobbiamo avere il buon senso di vedere nell’insieme il singolo problema, dopodiché ciascuno è chiamato ad operare secondo le proprie responsabilità, secondo le proprie possibilità, laddove è possibile operare». Fabrizio Gatti, una replica?

Papa Francesco con alcuni immigrati
Papa Francesco con alcuni immigrati

«Padre Di Gennaro ha ragione, è scorretto generalizzare e attribuire ad altre realtà quanto ho raccolto nel mio viaggio come Bilal. Per quanto riguarda le parrocchie e i monasteri contattati, il loro numero non costituisce un campione statistico di dimensione nazionale. Ho invece selezionato i luoghi in base alla loro importanza regionale: lungo le rotte di transito dei profughi e le zone di confine come Mentone, Bardonecchia, la Valle d’Aosta, l’Alto Adige, il Friuli e Marktl in Germania al confine con l’Austria. Oppure perché meta di pellegrinaggio come Loreto. La basilica di Santa Maria Maggiore per la sua vicinanza al papa. Il Centro Astalli di Roma perché lì sono stato indirizzato presentandomi come Bilal da altri religiosi. La vastità dell’area geografica considerata, per un totale di 5.372 chilometri percorsi, porta a escludere che quanto riscontrato (cioè 22 porte chiuse e una sola ospitalità) rappresenti un’eccezione.»

http://espresso.repubblica.it/archivio/2015/10/22/news/io-profugo-mandato-via-dai-preti-l-inchiesta-shock-di-fabrizio-gatti-1.235590

 

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