Serena Dandini: “Prendo un anno sabbatico dalla tv e parlo di femminicidio in teatro”


Il suo “Parla con me” per il momento è in soffitta. La voglia di “denunciare, parlare e costruire”, no. Ecco perché in quello che definisce il suo “anno sabbatico dalla tv”, Serena Dandini ha deciso di farsi promotrice insieme a tante associazioni d’Italia della Convenzione “No more” contro il femminicidio. E di farlo nel modo che più le piace: far parlare gli altri. In teatro, stavolta, con un testo “Ferite a Morte” (andato in scena sabato scorso al teatro Biondo di Palermo) che ridà voce attraverso quella di tante donne (note e meno note), ad altrettante mogli, sorelle, fidanzate, uccise da uomini di famiglia, per “il solo fatto di essere donne”. Vittime di femminicidio, appunto (“…Che sarà pure un brutto termine ma dà il senso della peculiarità del crimine”, dice). Una Spoon River di storie vere accadute in Italia e all’estero che la Dandini porta sul palco con delicatezza, patos ma anche, dice, “con l’autoironia che è propria delle donne”.

Dandini, da cosa nasce la scelta di partire proprio dalla Sicilia?

“Con Maura Misiti, demografa del Cnr che mi ha affiancato nella ricerca e stesura del testo, stavamo già lavorando al progetto da qualche mese. La storia di Carmela Petrucci,  la diciassettenne palermitana uccisa ad ottobre mentre cercava di salvare la sorella dalle coltellate dell’ex fidanzato, ci ha colpite profondamente e convinte ad accelerare tutto. E’ stata per noi la dimostrazione lampante del fatto che anche tra i ragazzi permane quel brodo primordiale che fa considerare la donna un oggetto di possesso. Il segno che il femminicidio è la punta di un iceberg, di qualcosa di più grande che ha ancora radici profonde nella società italiana. Come dire: ‘se non puoi essere mia allora devi morire’. Ma la scelta non nasce solo da questo”

E da cos’altro…

“Da un legame con le associazioni del territorio. Maura Misiti conosceva  Le Onde di Palermo con cui aveva collaborato già a partire dal 1992 con il progetto Urban per il sostegno alle donne vittime di violenza. E’ stato naturale cercarsi, sentirsi e lavorare insieme per sensibilizzare l’opinione pubblica. Palermo, per il lavoro già svolto e per le proposte che sono arrivate (tra cui il riconoscimento all’interno dello Statuto comunale della Rete antiviolenza, ndr)  può essere una città all’avanguardia, un modello per altre amministrazioni”.

Malgrado lo stereotipo che, nel Sud, più che altrove vuole ancora la donna sottomessa?

“A maggior ragione, direi. I fatti ci dicono che non c’è una differenza geografica quando si parla di femminicidio. C’è piuttosto una cultura radicata per cui nel nostro Paese di famiglia si può parlare solo in termini di “Family Day” o di delitti passionali. Sta di fatto che la Rete delle associazioni, la Città di Palermo e la Regione siciliana hanno mostrato interesse e attenzioni al progetto”.

Invece in campo artistico, chi sono le siciliane che saliranno sul palco. Vogliamo ricordarlo?

“A raccontare le storie sono artiste, giornaliste e donne impegnate nel sociale o nelle istituzioni di tutta Italia. Tra le siciliane, alla prima di Palermo ci saranno tra le altre, le attrici Donatella Finocchiaro e Isabella Ragonese,  l’ex  parlamentare Daniela Dioguardi, la giovane cantante Thony di mamma polacca e papà siciliano, Olivia Sellerio e anche il vice questore aggiunto di Palermo, Rosaria Maida”.

La Regione ha annunciato l’adesione alla Convenzione No More come anche  la Città di Palermo. Da Monti invece?

“Beh, Monti deve avere cambiato indirizzo perché noi gli abbiamo inviato la convezione ma senza ottenere risposta”.

Sul femminicidio c’è anche la proposta del deputato Giulia Bongiorno per applicare l’ergastolo a chi si macchia di questo delitto?

“… Ci sono elezioni in vista? Battute a parte, il problema non è quello di fare nuove leggi ma di fare funzionare quelle che esistono. Questo mi sembra tanto un annuncio ad effetto. La convenzione “No more” chiede politiche attive a sostegno delle donne a vari livelli. Ecco perché questo progetto teatrale non è che l’inizio…”.

 

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