Simona Lo Iacono: “Affido ai ragazzi la riscrittura dell’Olocausto”


Simona Lo Iacono è siracusana, magistrato e scrittrice. Il suo ultimo romanzo “Effatà”, pubblicato nel 2013, ha vinto il premio Martoglio 2013, sezione letteratura, organizzato dal circolo Athena di Belpasso.

Al romanzo la scrittrice ha associato un progetto che vuole coinvolgere le nuove generazioni e insegnare loro a non dimenticare i drammi dell’Olocausto. Si chiama  “Leggere per ricordare”, è un laboratorio integrato di letterattura e teatro che vede coinvolti gli alunni delle scuole superiori della provincia di Siracusa e di Catania. I ragazzi sono chiamati a leggere il testo e a riscrivere un monologo a scelta fra quelli del romanzo, che tratta dell’Olocausto e del tema della minorità fisica.

 Ci sono ancora oggi forme di discriminazione.  Cosa si può fare a livello istituzionale e sociale per prendere e far prendere coscienza?

“Non si può prendere coscienza se non si “rivive” l’esperienza. E questo può avvenire solo attraverso l’arte, l’educazione al bello, la cultura. La coscienza, come diceva Pirandello è “la presenza dell’altro dentro di me”, e per crescere in consapevolezza, per maturare un profondo rispetto per la diversità, bisogna fare un “viaggio” pietoso e doloroso nelle  vite degli altri. Questo viaggio ce lo regala solo la letteratura, la musica, il teatro, il cinema, la pittura…insomma la cultura e la crescita spirituale. Il compito delle istituzioni che abbiano davvero a cuore il futuro dei propri figli è questo: porgere a tutti la possibilità di accedere alla cultura”.

 

 Cosa l’ha spinta a creare questo progetto e con queste modalità?

 “Il progetto mira soprattutto a far rivivere le emozioni. L’arte è  questo, un veicolo, una  trasmigratrice di sensazioni: dolore, amore, nostalgia, paura, fame, sete. Rivivendo le emozioni di un  romanzo, o di una storia in generale, è più semplice entrare nel cuore delle vicende, fare un viaggio nel passato. Ripercorrendo in termini emozionali ciò che è accaduto, tutto il vissuto degli altri si fa nostro. In questo modo l’arte va oltre l’educazione e l’informazione. E’ crescita, evoluzione”.

 Cosa l’ha colpita di questi ragazzi che riscriveranno e metterenno in scena “Effatà”?

 “Tutti i ragazzi mi hanno colpito per la compostezza tenuta durante gli incontri, per l’intelligenza delle domande, per la profonda partecipazione. Sono desiderosi di capire, non sono mai banali né superficiali, hanno una complessità interiore delicata e poetica”.

 

E’ notizia di questi giorni che i giovanissimi si vendono per soldi e ricariche. Perché crede che affrontino la vita con questa leggerezza? E’ un grido da aiuto o sono cambiati i tempi?

 “I ragazzi non affrontano mai la vita con leggerezza. Al contrario. Sono inquieti, riflessivi, a modo loro alla ricerca della giustizia. Semplicemente non riescono a dare risposte adeguate alla propria sete di infinito, ai propri desideri anche materiali, al furore di una giovinezza che è imperiosa e urgente, e che si sta svolgendo in un mondo frammentato, caotico, in cui è facile perdere l’equilibrio. I tempi sono senza dubbio cambiati, ma la richiesta dei giovani alla vita è sempre la stessa:  felicità, amore, certezze  per il proprio avvenire. Dunque alcuni comportamenti – che non vanno comunque  generalizzati – sono risposte sbagliate a domande giuste”.

 

 

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