8 marzo, le donne organizzano lo sciopero


8 marzo thamaia
Nella foto da sinistra: Riccardo Messina, Anna Agosta, Emma Baeri Parisi (foto di Lucia Russo)

Fermarsi, astenersi dal lavoro produttivo e riproduttivo sottraendo la presenza femminile dalla società per il prossimo 8 marzo preannunciato come importantissimo evento di svolta. La ricorrenza assume per la prima volta una concertazione internazionale a seguito delle battaglie avviate con la manifestazione del 20 dicembre 2013 dalle donne di Madrid al grido di IO DECIDO. La catena di azioni lanciate negli ultimi anni da una parte all’altra del pianeta ha infatti portato a una visione globale confluita nel movimento NI UNA MENOS (NON UNA DI MENO – https://nonunadimeno.wordpress.com/) nato in Argentina dopo lo sciopero del 19 ottobre 2016 per l’uccisione di Lucia Perez, donna sequestrata, violentata e uccisa.
Si preannuncia un’azione di grande risveglio allo stato di violenza maschile sulle donne, trasversale a settori e ceti diversi, e di richieste politiche ben circostanziate per contrastare le dinamiche strutturali da cui la violenza maschile si ritiene originata. Sotto lo slogan “Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo”, la mobilitazione attraverserà infatti ben 40 nazioni da un capo all’altro del pianeta.

 

A CATANIA lo sciopero dell’8 marzo è promosso dal Centro antiviolenza Thamaia, al contempo promotore del movimento NON UNA DI MENO che in Italia comprende la rete nazionale dei centri antiviolenza DIRE. Insieme a Thamaia Catania, per l’organizzazione locale, altri centri femministi e altre associazioni femminili che si occupano trasversalmente delle donne; la chiese Battista e Valdesa, Lila, Genus studi di genere, Comitato San Berillo, Sen, il Coordinamento studentesco e Arcigay, oltre al collettivo RivoltaPagina e all’associazione QUEER, rappresentati rispettivamente da Emma Baeri Parisi e da Riccardo Messina il 2 marzo alla conferenza stampa presso la sede del Centro.

Lo MANIFESTAZIONE si concentrerà a fine giornata con una serie di passaggi e connotazioni fortemente simbolici tra cui la scelta della notte (riprendiamoci la notte, altro slogan), il percorso e i colori che si chiede di indossare ai partecipanti: nero con un accessorio fucsia. IL CORTEO partirà alle 18.30 da Piazza Dante per chiudersi in Piazza Università dopo aver attraversato:  Via Antico Corso, Via Plebiscito (con il passaggio davanti l’ospedale Santo Bambino in protesta alla dilagante obiezione di coscienza e alla scarsa applicazione della 164), Via Santa Maddalena, Piazza Stesicoro, Via Etnea. La toponomastica è stata per l’occasione oggetto di una ri-nominazione operata dalle donne del collettivo RivoltaPagina in ricordo di donne – spiega Emma Baeri – cancellate dalla memoria collettiva o mai riconosciute: Via Lina Merlin, Piazza Saffo, Via delle Streghe, Piazza Andreana Sardo, Largo Maria di Betania.
Riccardo Messina ha spiegato cosa il confronto con le associazioni femministe ha evidenziato riguardo a un’associazione LGTB: la violenza sottostante all’omofobia è la stessa.

Lo SCIOPERO vedrà protagonista il Centro antiviolenza Thamaia di Catania con le particolari valenze espresse in conferenza dalla Dr.ssa Anna Agosta. Dopo quindici anni di attività, giorno 8, per la prima volta il Centro chiuderà la sede per aderire oltre che promuovere. Terrà un banchetto e un sit-in dalle 10.00 alle 13.30 davanti al tribunale di Catania,  luogo simbolico sia a livello penale sia civile, fondamentale per la fuoriuscita di tante donne dall’ingiustizia.

La PROTESTA è volta ad evitare il tentativo attualmente in corso di istituzionalizzare sul territorio nazionale i centri antiviolenza, i quali nascono e adoperano pratiche e metodologie diverse dal mero sevizio pubblico. Sono luoghi di donne per le donne, in cui l’operatrice d’accoglienza cerca di supportare la donna in un percorso in cui la si rende capace di decidere liberamente.

Forte è anche la rivendicazione degli strumenti finanziari negati. La legge 119 del 2013 che prevede l’erogazione di fondi nazionali resta disattesa, e anche a livello territoriale, il comune non ha il capitolo violenza contro le donne.

La RICHIESTA è di intervenire sulla cultura e potere agire a livello sistematico, cioè con un piano di sensibilizzazione, prevenzione e finanziamento ai centri antiviolenza.

Articolo e foto di Lucia Russo

 

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