Tagliare le Province è solo demagogia


Il presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, e quello di Ragusa, Franco Antoci, criticano gli interventi anti-crisi del premier Mario Monti.

“Pensare di abolire le Province significa disconoscere il fatto che la Provincia sia l’unico ente locale in condizione di esercitare funzioni di raccordo sovracomunale, di politiche di indirizzo nell’area vasta, erogatore di servizi primari nel campo della viabilità e della pubblica istruzione, mediatore di interessi e incubatore di progetti che i singoli Comuni mai potrebbero portare a compimento nell’interesse delle rispettive comunità”.

 

 

Ad affermarlo, commentando le misure contenute dalla manovra Monti sui tagli ai consigli provinciali, è il presidente della Provincia regionale di Palermo e presidente dell’Unione regionale Province siciliane Giovanni Avanti. “Chi parla di abolire le Province palesa malafede e scarso senso delle Istituzioni proprio in un momento in cui si rende necessario il massimo della coesione e delle equità sociale per tentare di sconfiggere la crisi. É ipocrita e demagogico  – conclude Avanti –  pensare di risolvere il problema dei costi della politica abolendo le Province perché, conti alla mano, il trasferimento delle competenze comporterebbe, oltre ad ovvi disagi, anche evidenti maggiorazioni delle spese di gestione”.

Per il presidente di Ragusa Franco Antoci: “I costi della politica non si tagliano eliminando le Province o tagliando le giunte, bensì altri enti e consorzi le cui funzioni potrebbero essere assorbite proprio dalle Province. Mi riferisco ad Iacp, Ato e Consorzi di bonifica. Solo pochi profondi conoscitori della materia hanno fatto notare che eliminando le Province bisognerà comunque trasferire ad altri enti le loro competenze, per cui in realtà, senza tema di essere smentiti, alla fine non ci sarebbe alcun risparmio se non quello degli emolumenti agli amministratori. Appare più opportuno decidere invece un immediato riordino delle istituzioni che portino a concedere alle  Province competenze maggiori di quelle attuali. Che senso ha avere più di ottomila comuni, migliaia dei quali con solo centinaia di abitanti, con sindaci, giunte, consiglieri e segretari comunali e poi puntare il dito verso le Province? Perché, invece di fare facile populismo, non si spiega ai cittadini chi dovrà ad andare a gestire e curare le strade tra un comune e l’altro, della sicurezza degli istituti scolastici, del controllo e la salvaguardia delle riserve e dell’ambiente, della lotta alle discariche abusive e via dicendo?”.

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