Quattro miti da sfatare sullo svezzamento


Svezzamento

Non tutti forse sanno che svezzare letteralmente significa “togliere il vizio”. Nel caso dello svezzamento, comunemente inteso, ovviamente, il vizio in questione è quello dei neonati verso il latte materno come unica fonte di alimentazione. A che età è giusto iniziare una dieta diversificata per i bambini?  I genitori che sono molte volte confusi a riguardo, spesso ricevono informazioni contradditorie.  C’è chi suggerisce di cominciare dai 4 mesi di età, chi dai 6; chi di iniziare con le verdure, altri ancora con la frutta. Le quantità e le qualità dei cibi sembrerebbero variare da paese in paese, da un parere pediatrico  all’altro, e dai vari libri presi in considerazione. Come riuscire a districarsi in questa giungla di informazioni contrastanti? E se fosse sufficiente usare il buon senso e ascoltare le esigenze del nostro bambino?

Ascoltiamo i suggerimenti della nostra consulente Grazia De Fiore, autrice insieme a Jack Newman del libro Svezzamento Allattamento. Dall’introduzione dei cibi solidi alla fine dell’allattamento,concentrandoci su quattro miti da sfatare sullo svezzamento.

Svezzamento, miti da sfatare

Primo mito: si inizia ad un’età ben precisa

Assolutamente No. Ogni bambino sarà pronto in età differenti.

L’ OMS e l’UNICEF raccomandano sei mesi di allattamento al seno esclusivo “per la crescita e lo sviluppo

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ottimale. A quest’età sono meglio sviluppate: le capacità digestive del bambino e quelle di masticazione e deglutizione. Inoltre, un’introduzione troppo precoce di alimenti aumentano il rischio di sviluppare allergie, soprattutto nei bambini che già hanno una predisposizione”. Tuttavia nei primi anni del ventesimo secolo, tutti i bambini venivano allattati al seno dalla madre o da una nutrice e iniziavano a ricevere cibo solido intorno ai 10/12 mesi.  Poi nel 1930, quando si è diffusa l’alimentazione artificiale e ai neonati mancavano vitamine, si è  dovuto ricorrere all’anticipo della diversificazione alimentare per risolvere il problema. Dal 1970, quando l’alimentazione artificiale è migliorata, di conseguenza gli esperti hanno cominciato a valutare i rischi di un introduzione di alimenti solidi prima dei 6 mesi. Insomma le età consigliate sono cambiate nel tempo. Qual è, quindi, l’età giusta per cominciare lo svezzamento?

In generale si afferma che i bambini siano pronti intorno alla metà del loro primo anno di vita. Tuttavia i bambini non sono tutti pronti per iniziare con gli alimenti solidi allo stesso tempo. Ogni bambino è unico. L’ideale è, quasi sempre, ascoltare il proprio bambino. Esistono infatti dei  segnali che ci aiutano a capire quando il bambino è fisiologicamente pronto:

  • il bambino riesce a stare seduto in posizione verticale e ha un buon controllo della sua testa
  • porta gli oggetti alla bocca
  • mostra un certo interesse per il cibo.
  • è in grado di mostrare la sua fame e sazietà con gesti

Alcuni bambini potrebbero essere pronti a 5 mesi, mentre altri non lo saranno prima degli otto. Ciò non costituisce un problema da risolvere.

 Secondo Mito: è necessario seguire un ordine stabilito con gli alimenti da introdurre

Non è vero. Non esiste alcun ordine prestabilito.

Solitamente la prassi indica di iniziare con le verdure, integrare dopo due settimane con la frutta, una settimana ancora dopo iniziare i  cereali, e dall’età di 7 mesi è possibile integrare la carne. In realtà nessuno studio scientifico giustifica tale rigidità. L’ OMS e l’UNICEF suggeriscono di offrire alimenti preferibilmente ricchi di ferro e calorie. L’ ESPGHAN (società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica) afferma ” non vi è alcuna necessità di specificare il tipo di beikost (cereali, frutta, verdura …) da essere introdotto prima.” Per farla breve in realtà a partire  dai 6 mesi, tutti gli alimenti sono ammessi e l’ordine di introduzione non è rilevante! In passato è stato consigliato di aspettare 1 anno di età per l’introduzione di cibi allergenici. Nelle raccomandazioni del ESPGHAN del 2008, si legge invece che: “non è stato provato che evitare o ritardare i cibi potenzialmente allergenici riduce le allergie.” Health Canada sottolinea che: “Non ci sono prove che dimostrino che l’ordine in cui vengano introdotti cibi solidi influenzi il rischio per il bambino di sviluppare un’allergia alimentare, inclusi i bambini a rischio di atopia. Allergeni alimentari più comuni, come  arachidi, pesce, grano, latte, soia e uova intere possono essere offerti a partire dall’età di circa sei mesi.”

Terzo mito: bisogna dare quantità ben precise di specifici cibi

Non esistono quantità stabilite e precise da seguire per particolari elementi.

A tal proposito riporto le parole del pediatra spagnolo Carlos Gonzalez, che parlando di “fantascienza” sulla nutrizione infantile affermava:”non vi è alcuna base scientifica per dimostrare che un bambino di una certa età debba mangiare una quantità stabilita di un particolare alimento”. Nel 1920, l’esperienza di un pediatra canadese che offrì a bambini di età differente (da 6 a 18 mesi) diversi alimenti mescolati tra loro (carne, verdure, amidi) lasciando che si nutrissero a loro richiesta, dimostrò che tutti i bambini, in definitiva, seguivano una dieta equilibrata, nonostante le singole variazioni di un pasto all’altro o da una settimana all’altra, per ogni bambino. Simili esperimenti successivi hanno mostrato che i bambini piccoli ingeriscono ogni giorno una quantità relativamente costante di calorie.

Quarto mito: il cibo dovrebbe essere ridotto in purea e servito con un cucchiaio

FALSO!

Il bambino, una volta pronto, è perfettamente in grado di portare da solo cibo in pezzi alla sua bocca, masticare e inghiottire. Prima che il bimbo acquisisca una buona tecnica e riesca a mangiare quantità significative da solo potrebbero passare varie settimane o mesi. All’inizio sarà disordinato, e questo richiede pazienza per i genitori. Il bambino scopre il cibo con i propri ritmi. Il genitore deve  rispettare e incoraggiare la sua indipendenza.

I genitori potrebbero avere paura del rischio di soffocamento, ma, in realtà,  nei bambini questo pericolo è davvero minore: hanno, infatti, un riflesso del vomito che viene attivato immediatamente se troppo cibo arriva vicino alla loro gola.

Inoltre masticare il cibo all’inizio della diversificazione alimentare ha anche il vantaggio di indurre un corretto sviluppo delle mascelle e permette di ricevere benefici ortodontici. Un certo numero di medici, odontoiatri e ortodontisti denunciano infatti “la nocività di somministrazione passiva di alimenti in purea, imposti al cucchiaio”.

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1 Commento

  1. Gerardo chirichiello MD,IBCLC
    14 gennaio 2017
    Rispondi

    Complimenti a Chiara Aseri per questo articolo.Questo è quanto di meglio oggi possiamo dire dell’introduzione complementare dei cibi solidi,aggiungerei a tutte le cose dette solo che in questo ” metodo di introduzione dei cibi solidi” il bambino allattato al seno continuerà ad attaccarsi a richiesta, permettendo così il continuo stimolo al mantenimento del latte materno.Complimenti davvero

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