Cannabis terapeutica made in Italy, da gennaio in farmacia


cannabis terapeutica

Dal prossimo gennaio, sarà possibile acquistare la cannabis per uso terapeutico in farmacia. Venti chili di fiori di cannabis sono già stati analizzati e confezionati dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, l’unico autorizzato dallo Stato italiano. Adesso si aspetta soltanto il via libera per poter far fronte alla prenotazioni delle tredici regioni, tra cui la Sicilia, che hanno inserito la sostanza tra le opzioni terapeutiche e delle farmacie ospedaliere che ne faranno richiesta. Secondo il ministero della Salute, serviranno 100 chili l’anno per soddisfare il fabbisogno del Paese. In base alle linee guida delle società scientifiche e del ministero, la marijuana rappresenta una seconda opzione, che verrà quindi prescritta dal medico quando gli antidolorifici non si rivelano in grado di produrre benefici nel paziente o hanno effetti collaterali considerevoli. La cannabis funziona come analgesico e può adoperata in presenza di patologie che implicano spasticità come la sclerosi multipla o che presentano lesioni al midollo osseo; può aiutare contro la nausea da chemioterapia, radioterapia, o da terapie per l’Hiv e in caso di glaucoma oculare. Inoltre, potrà essere prescritta a chi soffre di anoressia nervosa (per aumentare il senso di fame) e di dolore cronico riconducibile a cause neurologiche. Per quanto riguarda l’assunzione della cannabis, esistono due modalità. Sarà disponibile sotto forma di decotto da bere o come preparato per vaporizzatore, che permette di inalare i principi attivi senza che la sostanza venga bruciata. Fino ad oggi, in Italia la cannabis per uso medico è stata importata dall’estero, prevalentemente dall’ Olanda. Da settembre 2014 i ministeri della Difesa e della Salute hanno autorizzato la produzione della marijuana di Stato ad uso terapeutico, incaricando lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze di produrre la sostanza. La produzione made in Italy, quindi, rappresenta un importante traguardo che, da un lato, faciliterà l’accesso alle cure ai pazienti italiani, dall’altro permetterà di risparmiare sugli alti costi d’importazione sostenuti finora dal nostro Paese.

 

 

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