Serve ancora il giornalista?


“Il mondo della notizia, attualmente, è una grande marmellata”. Con questa forte affermazione del giornalista palermitano Piero Cascio ha inizio l’interessante conferenza, “Dal dimafonista a Twitter: serve ancora il giornalista?”, promossa dall’ Ordine dei giornalisti di Sicilia. Un dibattito tra i responsabili delle principali testate edite in Sicilia, tra i rappresentanti del sindacato, del mondo del precariato e dell’Ordine, per discutere del ruolo del giornalista in una società altamente tecnologica e globalizzata.  Hanno animato il vivace ed avvincente incontro i giornalisti: Enrico Del Mercato, La Repubblica, Concetto Mannisi, segretario dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Giorgio Petta, La Sicilia, Roberto Puglisi, Live Sicilia, Lidia Tilotta, giornalista RAI, Giovanni Villino, esperto di comunicazione e precario della professione, Piero Cascio, Giornale di Sicilia, e Giancarlo Ghirra, segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

 

“Ci ritroviamo in una fase evolutiva del mestiere del giornalista e, da venticinque anni a questa parte, stiamo attraversando un grande cambiamento – spiega Lidia Tilotta – tutto è un grande minestrone, perché ad esempio il politico prima twitta  e, successivamente, invia il comunicato stampa; creando un problema di verifica tra fonti e parafonti”.

Ci sono a disposizione più strumenti per spiegare la notizia, per informare la gente ed offrire un servizio utile al paese; in un contesto simile il ruolo del giornalista è più utile che mai, perché a causa dei vari bombardamenti mediatici non c’è una vera selezione informativa ed è compito dei giornalisti, storici del presente, sciogliere questa aggrovigliata matassa. È doveroso capire la sostanziale differenza che esiste tra il mezzo e il contenuto, perché è necessario sapere, in qualunque modo s’intenda comunicare, cosa si vuole dire.

“Il problema è comprendere cosa vuole il lettore – aggiunge Giorgio Petta – è fondamentale intrigare e stimolare la sua curiosità, perché oggi come ieri esistono ed esisteranno i giornalisti bravi e quelli scadenti. È un mestiere che s’impara sul campo, giorno dopo giorno, ed è inutile  farsi travolgere dagli sciocchi e stupidi pregiudizi che veicolano attorno alla professione”.

Emozionante l’intervento di Pino Finocchiaro, giornalista RAI, il quale racconta, dopo ben trentacinque anni di esperienza, al vasto pubblico presente in sala, la sua esperienza di giovane ragazzo del sud che tenta di muovere i primi passi nel mondo giornalistico. “Chi ha intenzione di intraprendere seriamente questa strada deve prepararsi a tutto, perché è un lavoro in cui si fa di tutto, ed è essenziale credere in ciò che si sta facendo; non sapremo come, nel corso dei prossimi anni, il giornalismo si svilupperà, ma esisterà sempre la basilare differenza tra giornalista e impiegato di un giornale”.

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