Un film racconta la storia di Giuseppe Insalaco, il sindaco ucciso dalla mafia


Giuseppe Insalaco, il sindaco di Palermo uccisa dalla mafia
Giuseppe Insalaco, il sindaco di Palermo uccisa dalla mafia

Il 12 gennaio del 1988, in via Alfredo Cesareo di Palermo,  Sono giunte a termine questo mese le riprese, già iniziate del 2012, del documentario tratto dal romanzo, finalmente ultimato, Non uccidete quel morto, scritto dallo stesso regista Sergio Ruffino, dedicati alla figura di Giuseppe Insalaco. Primo tra i primi, e “più solo tra tutti i numeri” come titola uno dei capitoli del libro, Giuseppe Insalaco era un ex sindaco democristiano, cresciuto sotto l’ala protettrice del Ministro Franco Restivo e avviato quale politico verso l’ascesa che lo portò ad essere il primo cittadino di Palermo. In quei turbolenti cento giorni al Comune, il giovane messo lì per tamponare le irrequietudini scatenate dalla pediatra Elda Pucci contro la mafia, sembrava dover seguire le direttive dall’alto ed obbedire. Invece si scatenò in lui una forza che esplose e lo portò a far vedere a tutti “chi è davvero Giuseppe Insalaco” e smettere di essere inteso o nominato con quel vezzeggiativo “Peppuccio”, che amici e nemici usavano per intenderne la sudditanza. Questo lo portò ad incassare quattro dei cinque colpi di 357 magnum scagliategli contro da Nino Galliano e Domenico Guglielmini, che assieme a Domenico Ganci furono identificati, e più avanti condannati. Sergio Ruffino, aiutandosi anche con le video-interviste del documentario I due volti di Palermo che intanto portava avanti parallelamente, ha incontrato ed intervistato politici, noti protagonisti delle forze dell’ordine di quegli anni, sindacalisti, storici, avvocati, magistrati amici e colleghi di Insalaco, ma anche semplici testimoni di aneddoti e storie fino ad ora quasi del tutto sconosciute che, dopo 12 anni di lavoro, dovranno finalmente fornire un quadro completa della personalità dell’ex sindaco.

Il regista del film Sergio Ruffino
Il regista del film Sergio Ruffino

Il regista ha raccolto in questi anni documenti originali, molti dei quali difficili da reperire, tra dichiarazioni, deposizioni, persino le lettere anonimee  minatorie che arrivavano ad Insalaco ogni qualvolta si azzardasse a denunciare le connivenze mafiose al Comune di Palermo. “Era il 92, avevo 11 anni e si faceva un’intensa attività di laboratorio di impegno civile nelle scuole; erano passati tre anni appena dalla morte di Insalaco e ricordo che ero a conoscenza di quasi tutte le vicende ed i delitti eccellenti – spiega Sergio Ruffino – Quando per la prima volta sentii il suo nome per puro caso, e chiesi spiegazioni mi venne data quella risposta che seguì negli anni avvenire: lascia perdere è controverso. In quel momento dimenticai, ma l’idea di studiare la sua figura non morì lì, ed anni dopo, nel 2005, decisi di approfondire la vicenda”.

Giuseppe Insalaco e il caso Palermo

Delle conturbanti e misteriose storie che si raccontano a riguardo, alcune si sono rivelate bufale gonfiate per creare ad ogni costo “il caso”. Tuttavia il caso esiste davvero e si chiama Palermo, perché parlando di Giuseppe Insalaco non si può prescindere dalla città di quegli anni. “ Giuseppe Insalaco è l’emblema di quella città sommersa dai fili annodati e dai cavi elettrici scoperti – continua Sergio Ruffino – mi resi conto che era davvero un dramma in tre atti, come lo definiva Leonardo Sciascia all’epoca. Oggi Giuseppe Insalaco è relegato nella attesa perenne: non se ne parla, si ha pudore, imbarazzo, disagio o anche rabbia per i troppi anni di dimenticanza. Credo che la sua storia meriti di essere raccontata anche per riabilitarne l’immagine, perché, nel bene e nel male, ha lasciato uno squarcio a Palermo permettendo di vedere quelle convergenze e cointeressenze politico-mafiose che nessuno osa davvero mai confermare”. Il documentario ed il libro di Ruffino sono anche due progetti propedeutici per Cento Giorni Sindaco, la sceneggiatura che il regista ha scritto già da alcuni anni e su cui sta lavorando per realizzarne un film  per il cinema.

 

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