Marco Timpanaro: “Rivive la Cappella Bonajuto”


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Nella foto Marco Timpanaro, gestore insieme al fratello della cappella Bonajuto. Ph.Angela Marina Strano

Come si fa a trasformare un gioiello architettonico risalente all’epoca bizantina come la Cappella Bonajuto, in uno strumento turistico che attira visitatori da ogni parte del mondo? Abbiamo intervistato Marco Timpanaro, gestore della Cappella Bonajuto di Catania, che ci ha spiegato come un edificio storico può autofinanziarsi. La cappella è una struttura religiosa che è sopravvissuta a due terribili terremoti, del 1169 e del 1693, che distrussero la città. Di proprietà della famiglia Bonajuto, oggi è gestita da una società privata che si occupa di turismo e ristorazione, ma che non tralascia la consapevolezza di dover preservare il monumento per il suo alto valore culturale. La Cappella Bonajuto, testimone del passato prestigioso e di un’epoca lontana della città di Catania, è incastonata in un contesto barocco, precisamente nel quartiere Civita, tra vicoli antichi e stretti. Ogni angolo della costruzione è impreziosito dal gioco della pietra calcarea bianca di Siracusa. Era destinata alle funzioni religiose e divenne anche luogo di sepoltura dei Bonajuto. Oggi è un angolo di storia che è possibile visitare ed esplorare, ma soprattutto vivere.

Come riuscite a gestire privatamente la Cappella Bonajuto?

Io e mio fratello ci occupiamo da tempo di ristorazione e turismo e abbiamo pensato di far conoscere il nostro patrimonio culturale, adeguandoci agli esempi delle grandi città europee. La Cappella Bonajuto ci ha sempre affascinato e finalmente, dopo varie vicissitudini, siamo riusciti ad averla in gestione. È di proprietà della famiglia Bonajuto. La gestione precedente aveva trasformato questo posto magico in un locale della movida, noi invece abbiamo pensato di ridarle l’importanza del monumento storico e di renderla fruibile a turisti e non. Apriamo la mattina per le visite guidate in loco. Inoltre, la utilizziamo per creare eventi in ambito sia culturale che gastronomico. La sera è aperta solo per aventi, su richiesta.

Quali sono le difficoltà che incontrate per mantenere questo monumento?

Le visite guidate non bastano per mantenere la Cappella. Per autosostenerci organizziamo gli eventi. La città risponde poco alle visite e i visitatori più assidui sono i turisti, che lasciano un’offerta libera. Il posto è molto suggestivo e i turisti restano sempre contenti.

La Cappella Bonajuto , si trova nel centro storico di Catania
La Cappella Bonajuto , si trova nel centro storico di Catania

Che tipo di eventi organizzate?

Banchetti di matrimonio, anche con sposi che provengono dall’estero. Inoltre, ogni mese organizziamo una degustazione enologica e l’evento è aperto solo a chi ha prenotato. Abbiamo creato un format che stiamo iniziando a vendere ai vari tour operator. Le degustazioni si svolgono in collaborazione con le cantine e proponiamo vini siciliani ma anche di altri luoghi. Tutte le degustazioni avvengono in presenza del proprietario della cantina. L’evento inaugurale è stato di livello nazionale con l’azienda Ferrari e con la presenza di Marcello Lunelli. Di solito, accompagniamo la degustazione enogastronomica, con un concerto di musica.

Che progetti avete per far fronte alla crisi culturale ed economica?

Seguiamo il trand europeo: “sfruttare” il monumento artistico che attira la gente e contemporaneamente lo rendiamo vivo con gli eventi. Inoltre, abbiamo aderito ad una rete collaborativa con altri monumenti e associazioni culturali della città, ad esempio con il Monastero dei Benedettini e Officine Culturali. Abbiamo un biglietto unico integrato, con il quale i turisti possono visitare sia Monastero che Cappella. Con Officine Culturali, abbiamo proposto all’assessorato di creare una City Card, ma ci sono difficoltà burocratiche e occorre riuscire ad intrecciare pubblico e privato. Stiamo lavorando anche ad altri progetti innovativi, ma non possiamo svelare di più.

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