John De Leo, dietro la voce c’è un’orchestra


Abbiamo imparato a conoscerlo come voce dei Quintorigo, poi John De Leo ha deciso di intraprendere la carriera solista. In concerto alla Sala Lomax di Catania, ha attirato un nutrito pubblico che, in barba a tutti i meccanismi commerciali della discografia odierna, ha applaudito John che si è esibito solo, si fa per dire, chitarra e voce.
Certo, per chiunque altro, potremmo parlare di “solo chitarra e voce” ma nel caso di John De Leo, la definizione esatta sarebbe “solo chitarra e orchestra”.
Ciò di cui De Leo è capace vocalmente ha dello straordinario, ma lui se ne cura poco.
Le sue corde vocali non godono della sua attenzione più di tanto, ciò che gli interessa più di ogni altra cosa è come utilizzarle, non per farne sfoggio bensì come strumento atto a ottenere i suoni che meglio gli aggradano.
Incontrare John De Leo è ciò che meglio può rappresentare la necessità di uscire dai soliti canoni. Una finestra aperta sull’aria pulita della musica creata per il piacere di suonarla e viverla, lontano dai soliti appiattimenti discografici e da qualsiasi forma di divismo.
Ha dichiarato che si considera anche un cantante, ma che il cantare non è l’aspetto che le interessa di più, ciò che ha maggiore importanza è l’incontro tra le varie forme espressive e compositive. Come arriva a curare i vari aspetti?
“È vero, io mi considero anche un cantante ma non è l’aspetto principale, quello che mi interessa è l’aspetto compositivo, il riuscire a fare incontrare la mia vena musicale con altre forme espressive e far sì che fondano insieme.
La voce non è il mio mezzo di comunicazione primario. È fortuito il fatto che abbia sconsideratamente intrapreso la carriera del cantante, avvicinandomi allo strumento “voce”, decisamente fortuito”.

Il suo ultimo album ha un titolo che è un po’ uno scioglilingua Vago svanendo, perché la scelta di questo titolo che avrebbe potuto rivelarsi anche controproducente?
“Io non penso all’aspetto commerciale, al fatto che si possa più o meno ricordare, penso a quello che in quel momento credo sia più adatto a denominare il mio lavoro.
Questo album, con un titolo impronunciabile e che si presta ad un sacco di storpiature, è la perfetta denominazione per un cd che contiene brani diversissimi tra loro ma che nonostante tutto stanno bene insieme come in un perfetto mosaico”.
In questo album camminano di pari passo la solitudine e l’incontro.
“Nella propria solitudine si cerca sempre di incontrare gli altri, quello che ci sta attorno. Gli altri sono il motivo per il quale vale la pena vivere, anche se è vero che quotidianamente ci dobbiamo difendere…”
Difendere da cosa?
“Dalle brutture del mondo, la brutta musica, le brutte persone, tutto ciò che ci aggredisce quotidianamente”.
Facciamo un passo indietro: nel 2009 è stato protagonista di Zolfo uno spettacolo basato sull’opera di Sciascia, perché proprio lui?
“Mi è stato commissionato da Elisabetta Sgarbi, direttrice editoriale della Bompiani. Ho accettato quasi come una sfida, perché non amavo molto Sciascia che andava contro tutto quello che affermava Pasolini, che io invece amo molto.
Studiando Sciascia, però, ho capito che alla fine i due si rispettavano pur avendo due modi opposti di vedere le cose. Questo mi ha portato ad approfondire il pensiero di Sciascia con interesse”.
Il pubblico come ha reagito allo spettacolo?
“Bene, tanto che è stato pubblicato un dvd”.
Stava lavorando ad uno spettacolo su Pasolini, ha archiviato il progetto?
“Spero di poterlo riprendere quanto prima, ma mancano i giusti supporti”.
Dopo Vago svanendo presuppongo stia lavorando ad un nuovo cd. Quando lo potremo ascoltare?
“È vero ci sto lavorando, ma io sono una persona che ha i suoi tempi e non inseguo i tempi esterni. Per cui, spero presto”.

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