Andrea Caschetto: Il mio giro del mondo tra gli orfanotrofi


Andrea Caschetto

 

“Ho memoria zero”. Andrea Caschetto lo dice sorridendo. Ci avverte che, probabilmente, ripeterà le cose più volte e che difficilmente ricorderà di averlo fatto. Sorride, sempre. Ha un volto ilare e l’espressione sorniona. Indossa la maglia dell’Enna Calcio. Lo incontriamo all’aeroporto di Catania, pronto a imbarcarsi per raggiungere San Pietroburgo con l’amico non vedente Michele Romeo. Lì andranno a visitare i bambini di un orfanotrofio. Tra le mani in bellavista il suo Gogòl appena ricevuto dall’imprenditore ennese Mauro Todaro. Lo porterà con sé, ne sarà ambasciatore.

Andrea Caschetto durante il suo discorso all'Onu
Andrea Caschetto durante il suo discorso all’Onu

13903205_1744076105809188_5311113171872066828_nIl giovane ragusano viaggia dall’età di 13 anni. Ha visitato 60 Paesi, incontrato migliaia di persone e girato almeno due volte ogni continente. Ha sorriso e invitato a sorridere. Memoria zero sì ma non per le esperienze che ti restano dentro. È uno dei motivi che lo spinge a incontrare i bambini del mondo. “Le culture sono diverse ma i bimbi sono tutti uguali” ripete.

Andrea Caschetto viaggia e lo comunica. Lo fa sui social dove incassa centinaia di migliaia di visualizzazioni e migliaia di commenti appassionati sulla sua esperienza di vita, sulla cicatrice che esibisce in più immagini, su quella malattia che per lui ha significato l’inizio di una nuova vita, vissuta lungo le strade del mondo.

Aveva 15 anni quando gli diagnosticarono un tumore al cervello che gli ha lasciato la profonda cicatrice in testa, intaccando la sua capacità di memoria. In dono una grande voglia di vivere e di comunicarlo. Sempre con il sorriso sulle labbra.

“Viaggio per stare bene. Solo quando amiamo noi stessi possiamo amare gli altri”. Un messaggio che ha ribadito anche a New York, durante il discorso pronunciato all’Onu, dove ha ricevuto un premio per l’impegno sociale. Lì spezzando la formalità di un luogo istituzionale ha fatto il suo ingresso filmando a lungo la standing ovation che lo ha accompagnato fino al palco.

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Andrea Caschetto è diventato un idolo per molti. Soprattutto per i bambini. “Un piccolo degente del Gaslini di Genova – ci racconta – pochi giorni prima di morire ha fatto un disegno dove ha 14330125_1756563974560401_859781305067090926_nrappresentato me e alla madre ha detto: Non è vero che non esistono i supereroi. Esiste Andrea, è lui il mio supereroe. I genitori mi 14264146_1756398941243571_1737878338296614332_nhanno fatto avere quel disegno che ho voluto appendere a casa mia. Non ho mai conosciuto quel bambino ma significa molto per me essere stato per lui un punto di riferimento”.

Se gli si chiede cosa vuol fare da grande, con l’immancabile sorriso lui risponde: “Non lo so. Scriverò un libro. Stiamo inoltre girando un documentario con il mio amico cieco, il chitarrista Michele Romeo. Sarà lui a riprendere i nostri viaggi. Sarà un’esperienza diversa perché riprenderà in base a quello che sente e percepisce e non in  base a quello che vede. E poi chissà. Intanto viaggio”.

 

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