Il Simbolo come elemento di conoscenza nella mostra “Segni e Sogni”


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Giorgio Torre-La Grande Opera Alchemica

Nell’ambito della Rassegna “100 Sicilie”,  proposta dall’Associazione “Cara beltà” di Milena Romeo, è stata allestita presso il Monte di Pietà di Messina, dal 4 al 9 ottobre, a cura di Laura Romeo, la  mostra collettiva, denominata “Segni e Sogni”, comprendente alcune tra le opere più significative di quattro pittori di ambito locale( Giorgio Torre,Marco Rizzo, Giuseppe Siracusa,Salvatore Celi che si  riconoscono in una definizione pittorica post- simbolista). Ben strutturata e ricca di notazioni pregnanti è risultata la lettura critica della maniera figurativa degli artisti,  da parte dello storico d’arte Andrea Italiano che ha introdotto la rassegna e altrettanto incisiva e puntuale  è apparsa la disamina delle opere,  da parte dello scultore Giuseppe Brancato.  La derivazione di questi pittori dal Simbolismo ottocentesco  si manifesta nella ricerca del “Simbolo” come elemento primo di conoscenza e di rilevazione della realtà la quale, spesso, risulta impenetrabile . Essi, tuttavia,  non fanno “battaglie di retroguardia” ma vanno oltre e contestualizzano il linguaggio del Simbolo nel mondo contraddittorio e dissociato della modernità e lo esprimono attraverso “un mix di tutti

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Giuseppe Siracusa -In kitsch we trust

i linguaggi artistici esistenti, sempre regolato però dal principio di riconoscibilità delle cose”(Italiano). L’arte riesce a far  balenare ciò che è criptato , la ribellione a una realtà opprimente e asfittica emerge dalle figure e dagli oggetti, posti in evidenza sulla tela e sottolineati da luminescenze cromatiche molto suggestive. Gli elementi geometrici che caratterizzano la maggior parte delle opere di Giorgio Torre rimandano a labirintiche esplorazioni dell’inconscio, nel tentativo di dare unità alla frammentarietà dell’io. Attraverso l’uso di un linguaggio multitecnico e di una calibrata sapienza coloristica che amplifica la figura, egli suggerisce una lettura del reale che affascina l’osservatore. Nelle opere di Marco Rizzo si fa strada un mondo affascinante e variegato, quello del grande schermo, unito alle suggestioni della pittura del passato.  Ad una cultura postmoderna che ,proponendo l’accettazione della pluralità dei linguaggi e la contaminazione delle culture,  dà luogo a una sorta di relativismo, si oppone la volontà “di ricaricare il Simbolo  del suo valore  di conoscenza, di forza, di scambio”(Italiano). Tutto ciò è tangibile nelle opere di Rizzo in cui gli elementi pittorici sembrano quasi uscire dalla tela e vivere di vita propria. In Giuseppe Siracusa, la ricerca spasmodica della bellezza come valore, la tendenza al calligrafismo, la perfezione dei dettagli rappresentano il desiderio di staccarsi da un mondo omologato e brutto. La volontà di andare oltre, di rompere gli schemi che imprigionano l’uomo in un carcere da cui sembra impossibile evadere, è l’elemento ricorrente nelle opere di Salvatore Celi. Il simbolo è la stessa realtà che diventa espressione metafisica dei vincoli che imbrigliano l’uomo nella sua corporeità ma anche nella sua ansia metafisica. I suoi personaggi-ombra si muovono come allucinati alla ricerca di uno spiraglio di luce che porti alla salvezza. Pur nella diversità delle espressioni, il messaggio che viene fuori dalle opere dei quattro artisti è univoco: l’arte salvi la bellezza che va esulando dal mondo”.

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