Carlo e Fabio Ingrassia: i gemelli artisti che lavorano a 4 mani


gemelli carlo e fabio Ingrassia
I gemelli artisti Carlo e Fabio Ingrassia

Nati nel 1985 a Catania, dove vivono e lavorano, Carlo e Fabio Ingrassia si dedicano all’arte con un metodo assolutamente peculiare. L’uno è mancino e l’altro destrorso, lavorano a due mani e, solo tecnicamente, si completano a vicenda, per il resto il loro “è un fenomeno di accelerazione e attivazione dell’immagine” dove “ognuno sviluppa una propria poetica”.

Nell’ambiguità dell’arte ed in armonia con se stessi, Carlo e Fabio Ingrassia sovvertono la maniera tradizionale di disegnare, spinti soltanto dalla voglia di piacere, ma consapevoli che creando, tutto può accadere e tutto può avere risultati imprevedibili.

 Cos’è l’arte per Carlo e Fabio Ingrassia?

Se non si mantiene il diritto al segreto si entra in uno spazio totalitario e non va mai confessato, l’arte deve dispiacere. L’artista vuole piacere, ma non fa nulla per piacere, l’artista dà forma al giorno, all’ora, al minuto, quanto più il pretesto è limitato e condizionato nel tempo, tanto più la sua opera cresce e tanto più si allontana dal suo pretesto. L’arte non è considerata come un ambito della produzione culturale, appartiene alla dicevolezza, è stanziante. Si parla di un’ambiguità, si menziona un ambiguità costitutiva. La verità infatti per un verso è soggetto e per l’altro è oggetto, ed entrambi rimangono inadeguate. Oggi manca l’autosufficienza dell’opera.

Un'opera degli artisti Carlo e Fabio Ingrassia
Un’opera degli artisti Carlo e Fabio Ingrassia

Quando è nata la vostra passione per l’arte?

Non è mai stata una passione, ma una successione, un accadimento.  Non ci piace neppure parlare di lavoro, la creatività non può essere definita un lavoro perché secondo il contenuto semantico della stessa parola, il lavoro appaga un desiderio e non un bisogno; per noi le passioni sono altre: dalle moto d’epoca, al collezionismo di chitarre, alle arti marziali.

L’essere gemelli e il lavorare in maniera complementare costituisce una marcia in più?

Il nostro è un fenomeno di accelerazione e attivazione dell’immagine come logica del lavoro, ognuno sviluppa una propria poetica; dal punto di vista tecnico, il lavoro viene sviluppato da entrambi. Se maggiori divergenze ci saranno nel pensiero, allora maggiori equilibri si dovranno stabilire con la materia; una sorta di ponte, un punto di incontro.

C’è qualcosa nel vostro essere siciliani che si manifesta nei prodotti artistici che realizzate?

No, il nostro lavoro parla senza accenti.

 Quali tecniche usate per trattare i colori in maniera così peculiare, quasi destrutturata, come polvere che non è tratto, che non è segno?

I nostri medium sono i pastelli a grana morbida e dura, polveri di pigmento e polvere, dove anche la forfora ha un suo senso. I lavori devono attendere su un piano orizzontale una volta ultimati e a volte si dimenticano; le carte hanno le loro assorbenze e questo ci consente di adottare meticolose stratificazioni, saturazioni, velature a pastello su cartone e tocchi, sempre puliti e calibrati. Gesti scultorei  “disegnare scolpendo”- come l’azione del frammentare la carta – e precisi strumenti, sono sintomatici del tentativo di decifrare, interpretare e bloccare porzioni di realtà estrapolate da un contesto che da tangibile si fa idealizzato, logicità della percezione vista da entrambi attraverso un fenomeno di collisione del vicino e del lontano, grammatica dei colori e grammatura della carta si sovrappongono e compongono di volta in volta, un gesto su misura, rapporti che interagiscono, disegno-scultura e viceversa; questo disegnare è un dare corpo e aggiungere corpo “al corpo dell’arte”.

Cosa deve vedere, cosa deve percepire, nelle vostre creazioni lo spettatore, per goderne appieno?

Dopo otto anni di lavoro d’arte, le nostre vittime dovrebbero essere già state istruite a sufficienza e rinunciare finalmente alle loro lamentazioni.  Anche nel sadismo bisogna essere in due.

Carlo e Fabio Ingrassia a lavoro.
Carlo e Fabio Ingrassia a lavoro.

Esiste una filosofia, una corrente artistica, a cui vi ispirate o è solo tutto frutto della vostra creatività?

Nel nostro lavoro può entrare tutto e tutto può avere risultati imprevedibili, il sole non cessa il suo corso e la luce non cade su tutti allo stesso modo. Non esiste il filosofo che fonda il pensiero sulla propria filosofia, ma si incontra e si scontra con altri pensieri, altri uomini, altre poetiche. Se tutti noi fossimo d’accordo su tutto ciò che diciamo e pensiamo allora non avremmo più niente da dire e di conseguenza ci estingueremmo.

 Il mercato catanese, diciamo meglio siciliano, come risponde alle esigenze di chi è artista di professione?

Molto male, non risponde affatto anzi neppure ci sente, non tutto ciò che viene passato sotto silenzio vive.

Progetti futuri?

Tra i nostri appuntamenti espositivi ci aspetta la collettiva Viaggio in Sicilia#6 “Quando il paesaggio è in ascolto”, realizzata presso la Cappella dell’Incoronazione di Palermo, promossa dalla casa vinicola Planeta e curata da Valentina Bruschi.

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