E’ morto Giuseppe Coco, la matita nata a Biancavilla


Era consapevole di essere il disegnatore italiano più conosciuto al mondo, ma per lui non era né un vanto né un problema. In modo semplice e pragmatico la considerava una conseguenza del suo lavoro, che era arte. I suoi disegni erano inconfondibili, complessi nella realizzazione grafica eppure semplici, immediati nella interpretazione. Intravedevo, da profano, qualcosa di Dalì nelle sue tavole, che a volte sembravano il frutto di sogni turbati, di sollecitazioni alle più nascoste cellule del cervello umano.

 

 

Le sue opere erano l’antitesi di quello che poi, nel quotidiano, era Giuseppe Coco che, tornato nella sua Biancavilla qualche anno fa, non più giovanissimo, faceva vita riservata e poteva confondersi tranquillamente tra gli anziani artigiani posteggiati sulle sedie di legno sul corso o in piazza a parlare di niente.

Anni fa mi capitò, coinvolto dal collega Nello Pappalardo, suo amico, di presentare un calendario che aveva realizzato per il Comune di Biancavilla. Un’opera d’arte, l’ennesima della sua lunghissima carriera (da Famiglia cristiana a Playmen, dal Corriere della sera alla Settimana enigmistica), da sfogliare mese per mese, che i più distratti avranno appeso dietro la porta della cucina e che io conservo gelosamente. La mia presentazione gli piacque e fu generoso di complimenti e di ringraziamenti, io ricambiai con pari imbarazzo.

Adesso Giuseppe Coco ha tracciato l’ultimo segno della sua vita, con la modestia e la discrezione di sempre se n’è andato in un paradiso dove tutto è matita e carta.

 

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