Aida Fazio: “Noi, genitori di ragazzi Down, pensiamo al dopo di noi”


“Tutti uguali … tutti diversi”, il titolo del convegno, organizzato martedì scorso a Catania, dall’A.I.P.D., Associazione Internazionale Persone Down, in occasione della giornata nazionale delle persone affette da sindrome. «Il convegno ha affrontato le varie tappe del ieri, dell’oggi e del domani, passando in rassegna quello che le persone Down erano ieri, quello che rappresentano oggi nella società e quello che domani ci aspettiamo siano affinché il loro futuro possa essere quanto più dignitoso possibile» così Aida Fazio, Presidente dell’A.I.P.D. sez. di Catania, ha esordito ai microfoni di Sicilia&Donna che l’hanno intervistata.

Presidente, quali sono i settori di cui si occupa la vostra associazione?

«Cerchiamo di seguire le persone affette da Trisomia 21 e le loro famiglie in tutti gli step dell’iter che possa portarli all’integrazione nella società, dalla nascita all’età adulta, seguendo tutti i passaggi relativi all’autonomia, da quella personale a quella sociale.»

Uno dei temi cui date particolare rilievo è quello dell’inclusione dei ragazzi con sindrome nelle scuole, quanto è importante agire bene in tale contesto e quali le problematiche odierne legate agli stravolgimenti in ambito P.I.?

«E’ fondamentale perché includere i ragazzi nelle scuole significa farli vivere in maniera dignitosa ed adeguata; la loro salute mentale e la dignità delle famiglie passano attraverso l’educazione.»

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In maniera assolutamente provocatoria qualcuno dovrebbe spiegare ai Ministri quali danni il precariato ed il continuo cambio, o addirittura la possibile vacatio, di personale didattico specializzato SOS, può provocare in un alunno DSH, qual è il suo parere a riguardo?

«E’ fondamentale capire non solo che l’eventuale carenza di ore per un ragazzo con sindrome non comporta tanto il non andare avanti, quanto il tornare indietro, ma volendo parlare di una scuola ideale potremmo dire che un ragazzo Down dovrebbe essere seguito da un team di supporto che non preveda solo il docente di sostegno, ma anche l’assistente alla comunicazione e il personale igienico sanitario, figure che, dipendendo da una gestione comunale, quasi sempre per carenza di soldi non esistono.»»

La legge 285 ha sostenuto la progettualità orientata alla tutela e alla promozione del benessere di bambini e ragazzi attraverso l’istituzione di un Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Catania fa parte delle 15 città riservatarie che rappresentano un nucleo fondante e una sorta di laboratorio di sperimentazione per la succitata legge, ci spieghi meglio.

«Questa è una domanda molto tecnica, che sarebbe opportuno porre direttamente all’Assessorato, in modo da capire l’argomento anche noi che tecnici non siamo».

Come intende procedere la vostra Associazione alla luce di tali scenari futuri?

«Noi puntiamo anche al “dopo di noi”, essendo genitori dobbiamo pensare a cosa ne sarà dei nostri figli Down quando non ci saremo più e per abituarli a tale situazione pensiamo di realizzare delle strutture residenziali ad hoc, nelle quali loro possano andare quando noi siamo ancora in vita. Il comune di Catania possiede strutture sfitte o confiscate alla mafia che potrebbero essere usate a tale scopo, ma pur avendole richieste diverse volte, aspettiamo ancora una risposta».

 

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