S.O.S Reti. i cacciatori che salvano il mare


s.o.s. reti

Immergersi ad oltre 60 metri di profondità per salvare il nostro mare: è questa la “missione” dei Cacciatori S.O.S Reti di Reti Fantasma, volontari che indossano la muta da sub per ripulire i fondali marini da reti e rifiuti ingombranti.

Livio Cortese “ il Gommista”, Gaetano Di Maria “Tano Merica”, Angelo Giuffrida “Niki Occhiverdi”, Giuseppe Longo “Lupo”, Mario Russo “Centocapelli” e Salvatore Strano sono i protagonisti di questo progetto che porta avanti gli obiettivi di S.O.S RETI.

Cosa è e quando nasce S.O.S RETI?

“S.O.S RETI è un progetto che nasce 10 anni fa dal desiderio di 14 amici, tutti istruttori e guide subacquee, di dedicarsi ad attività di salvaguardia del mare” ha spiegato Giuseppe Longo raccontando la loro avventura sin dalla prima immersione.

“Tutto è partito da una bellissima immersione a Santa Maria la Scala in cui abbiamo trovato una rete di dimensioni gigantesche distesa sul fondale, accorgendoci dell’impatto negativo che questa aveva sulla fauna marina. Dopo qualche mese e circa 33 immersioni abbiamo deciso di fondare un’associazione, la Pro Natura Mare Nostrum, continuando a svolgere la nostra attività abbracciando varie collaborazioni, come quella con la A.M.P Isole Ciclopi che ha portato alla bonifica di un tratto di mare alle spalle del faraglione della Madonnina e al recupero di circa 58 pneumatici dal porto di Capomulini.”

Come procede il progetto?

“Nel 2015 l’associazione si è sciolta ma noi cinque abbiamo deciso di continuare, da liberi cacciatori, il progetto iniziato precedentemente chiamandoci appunto Cacciatori di Reti Fantasma” ha continuato Longo.

Come si svolge un’immersione?

“Prima dell’immersione definitiva che porterà alla rimozioni delle reti, ne svolgiamo una di sopralluogo al fine di poter stilare un progetto adatto alle dimensioni della rete in questione”ha esordito Gaetano Di Maria, altro componente del team che ha spiegato dettagliatamente la procedura di rimozione del materiale.

“Dopo il sopralluogo il team si riunisce e studia attentamente il video per decidere come procedere. Se la rete è grande la sezioniamo e la tagliamo per farla più leggera, così da non avere problemi nel trasporto fuori dall’acqua. Infatti non disponendo di una barca tutto ciò che raccogliamo lo portiamo noi a riva senza alcun aiuto, ma nonostante la fatica siamo fieri di ciò che facciamo avendo la soddisfazione di vedere, li dove abbiamo operato, nuova vita in mar”.

Cosa li spinge a continuare questa attività?

“Il nostro obiettivo principale è salvare i nostri mari anche se molto spesso, durante un sopralluogo in un fondale già bonificato ritroviamo sporcizia e rifiuti sentendoci pervasi da una sensazione di impotenza e delusione.

Durante le nostre operazioni, da noi finanziate in toto, andiamo incontro anche a dei rischi, come il pericolo di rimanere impigliati alle reti soprattutto in fase di sollevamento verso la superficie.

Ma la nostra passione e il desiderio di avere un mare pulito ci spingono a continuare.

Quali sono i progetti futuri?

“Il nostro primo progetto è festeggiare il traguardo della trecentesima immersione, essendo arrivati alla numero 298. Inoltre ci piacerebbe diventare associazione capofila di un progetto di salvaguardia del mare che parta da Catania coinvolgendo la Sicilia e poi l’Italia , creando tante realtà locali che si occupino di questo.”

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